giovedì 17 settembre 2015

ciò che dura

Sono sempre più convinto che a durare veramente siano solo le cose apparentemente più fragili.
Come questo regalo, che mi è arrivato oggi, da parte di quello che considero uno dei più grandi poeti che io abbia mai avuto occasione di conoscere.
E che, per qualche motivo, mi onora della sua amicizia.
Sono commosso, sul serio.
 


 

mercoledì 16 settembre 2015

piccola odissea ecologica

...ovvero: chissà perché la gente butta i rifiuti in giro invece di smaltirli?

Smontiamo il vecchio mobiletto del seminterrato, con annesso piano-lavandino.
Dilemma: che farne dei pezzi? La tentazione sarebbe di abbandonarli con discrezione accanto al cassonetto dell'immondizia, ma il senso civico prevale.

Chiamiamo la GESENU, l'azienda che gestisce i rifiuti a Perugia.
"Sì, passiamo noi a prenderli."
"Okay, quando?"
"Mi faccia guardare... non possiamo prima di giovedì 8."
"8 ottobre? Ma è fra quasi un mese!"
"Prima non possiamo."
"Come dovrei fare: posso lasciarglielo sul piazzale di casa?"
"No, va lasciato sul marciapiede la sera prima, perché passeranno in mattinata, non so a che ora."
"Ma è roba ingombrante, e il mio piazzale in fondo dà proprio sulla strada..."
"E io che posso farci? Noi facciamo così. Al massimo li può portare lei a un centro di smaltimento."

A due passi da casa mia, c'è una ricicleria. Chiamiamo il numero presente sull'elenco telefonico: "non attivo" (?). Dopo un po' di ricerche su internet, scopriamo gli orari. E' aperto proprio oggi pomeriggio.
Okay, carichiamo tutto in macchina e andiamo.
Scendo, chiedo informazioni: devo smaltire questo e questo.
"Scusi, lei dove abita?"
"A Ferro di Cavallo."
"Ah, quindi comune di Perugia?"
"Sì, ma è qui a due chilometri."
"Sì, ma qui siamo a Ellera, comune di Corciano, e noi serviamo solo il comune di Corciano, per Perugia deve andare all'isola ecologica di Sant'Andrea delle Fratte."
"Okay, sono aperti adesso?"
"No, solo domani."
"Mattina o pomeriggio?"
"Non ricordo."
"Dov'è di preciso?"
"In via Penna."
"Sì, ma il numero, l'indirizzo preciso?"
"Non lo so."
L'ipotesi-cassonetto si fa sempre più vicina.

Ciò nonostante, il senso civico prevale di nuovo.
Il giorno dopo, prendiamo la macchina e andiamo in via Penna. Per chi non è pratico di Perugia, via Sandro Penna è un lunghissimo stradone nel bel mezzo di una zona industriale, all'estrema periferia della città. Ci sono solo capannoni, nessuna casa, nessuno a cui chiedere.
La percorriamo nei due sensi un paio di volte. Nessun segno dell'isola ecologica.

Stiamo per desistere, senonché, da un rapido sguardo su internet, apprendiamo che c'è un altro centro raccolta a Collestrada, una frazioncina fra Perugia e Assisi (nota un tempo per una battaglia durante la quale fu ferito San Francesco, oggi per un mega-centro commerciale che attira come una calamita la mejo gioventù perugina).
Combinazione fortunata, devo andare a ritirare la chitarra dal liutaio che si trova proprio da quelle parti. Tanto per cambiare, del centro raccolta su internet c'è indicata solo la strada (via della Valtiera), senza numero civico né recapito telefonico.
Via della Valtiera è la replica quasi esatta di via Sandro Penna, ma stavolta arriva una botta di fortuna: il centro raccolta è proprio sulla strada, anche se l'ingresso dà su una stradina bianca (il cartello che lo indica è accuratamente occultato dietro un cancello semiaperto).
Finalmente, riusciamo a smaltire i tanto sospirati rifiuti: un paio di tavole di compensato, un vecchio lavandino con relativi tubi.
Nessuno ci fa domande su dove abitiamo, potremmo essere tranquillamente arrivati da Canicattì e a nessuno fregherebbe niente.

Domanda: quanti avrebbero avuto la nostra stessa costanza?

lunedì 14 settembre 2015

premi

Risultati ufficiali del premio di poesia "Renato Giorgi".
C'è anche il vostro umilissimo blogger (terzo classificato, sezione B).



domenica 13 settembre 2015

visioni: "Scarface" (il primo), ovvero: mannaggia ai censori

Scarface (Scarface. The Shame of A Nation) (U.S.A., 1932), di Howard Hawks; con Paul Muni, Ann Dvorak, Osgood Perkins, Karen Morley, Boris Karloff; 95 min.

Mannaggia alla commissione Hays. Sì, quel gruppo di pruriginosi puritani che negli anni Trenta si misero in testa di misurare il numero dei morti ammazzati, la durata dei baci e la lunghezza delle gonne indossate dalle attrici. Senza di loro, questo capolavoro di Hawks sarebbe stato ancora più grande.
La trama è l'archetipo del gangster movie: Tony Camonte, bandito feroce e spietato, riesce a farsi strada con la violenza e il tradimento. Da semplice gregario, diviene il braccio destro del capo, quindi gli fa le scarpe, gli soffia la donna e infine lo fa fuori. Ma, all'apice della sua ascesa, lo tradisce la passione morbosa e possessiva, al limite dell'incesto, che nutre per sua sorella Ceska. Per gelosia, Tony uccide il suo migliore amico, poi si barrica nella sua casa blindata e finisce ammazzato dalla polizia. Ci sono tutti gli elementi topici del genere: sparatorie, inseguimenti in automobile, belle pupe senza scrupoli, mitra Thompson e così via.
La commissione Hays, si diceva. L'omonimo codice di condotta venne redatto nel 1930, ma entrò pienamente in vigore solo nel 1934. Quando il film venne girato, la commissione fece pressione perché Hawks riducesse le scene di violenza e modificasse alcuni dei personaggi. Ad esempio la madre di Tony, che nella sceneggiatura originale lo amava ciecamente, qui diventa una pittoresca e lamentosa paesana che maledice il figlio gangster. I censori imposero anche un nuovo finale: invece di un Tony che, grandiosamente folle, va sprezzante incontro alla morte, Hawks dovette trasformarlo, in extremis, in un vigliacco che chiede pietà piagnucolando. Non ne sono sicuro, ma sospetto che anche le scene dei colloqui tra poliziotti e giornalisti (con i primi che accusano i secondi di glorificare i gangsters e farne degli eroi) siano un parto della commissione, che impose persino il sottotitolo moraleggiante (“la vergogna di una nazione”). Per fortuna si salvò la sottotrama incestuosa con Ceska, uno degli elementi di maggior fascino del film.
Nonostante ciò, si tratta – come già detto – di un vero capolavoro, girato con stile secco e implacabile. Un classico.
Per curiosità: il protagonista è pesantemente ispirato ad Al Capone e molti episodi sono ripresi da fatti di cronaca realmente accaduti (uno fra tutti: la strage di San Valentino). Pare che Capone avesse molto apprezzato il film, al punto da possederne una copia personale.
Insomma: i boss dei casalesi che si costruivano le ville in stile Tony Montana non si sono inventati un bel niente.


sabato 12 settembre 2015

non ti pago

Premessa: ho partecipato a un noto premio di poesia (i cui esiti non sono ancora noti), intitolato alla memoria di uno fra i maggiori poeti italiani del Novecento.
Un paio di giorni fa, mi arriva una mail, in cui mi si dice che la Fondazione organizzatrice del premio è interessata a inserire i miei testi nell'Enciclopedia di poesia contemporanea, pubblicazione "riservata alla selezione, a numero chiuso ed in forma limitata, delle migliori opere in concorso".
Ah beh, penso, carini.

Apro il contratto editoriale.
Dal quale apprendo che il novero selezionatissimo degli autori consta di 150 (centocinquanta) poeti: insomma, mica tanto selezionati.
Ma il bello arriva dopo.
L'articolo 2 recita: "Le pubblicazioni verranno realizzate gratuitamente e senza alcun onere a carico dell’Aderente [cioè mio]", ma subito dopo l'articolo 3 specifica: "Con la sottoscrizione del presente atto l’Aderente si impegna a devolvere al Proponente una somma quale sua libera [libera? se mi impegno, non è  libera] donazione. Le somme versate a beneficio del Proponente non sono, pertanto, assimilabili alla fattispecie di controprestazione o pagamento di un prezzo, in quanto trattasi di libera disposizione dell’Aderente. Dette donazioni - devolute in base allo schema riportato – daranno, comunque, diritto al seguente trattamento..." e giù dettagliatissima tabella con tariffe e numero di copie, che vanno dai 200 euri e rotti per ricevere n. 8 (otto) copie, su su fino 500 euri per ricerverne una quarantina (che me ne farò mai di 40 copie di un librone da 900 pagine?).
Tradotto in soldoni: non sei obbligato a pagare, però se non paghi non ti pubblichiamo.
 
In cambio del salasso, potrò "avvalermi, in ogni ambito pubblico, del titolo di scrittore dell'Enciclopedia di Poesia Contemporanea".
La domanda sorge spontanea: mi staranno prendendo per il culo?

venerdì 11 settembre 2015

più completo

ad Antonio (leggendo il suo blog)

L'unica risposta sensata
alla domanda: “perché scrivi?”
è: “perché non posso
farne a meno”.

Non è una giustificazione
solo una presa d'atto
non serve a guarire
né a nobilitare.

Scrivo per respirare meglio
dopo aver scritto
per continuare a vivere
come prima – solo più completo.

mercoledì 9 settembre 2015

diario inglese_terzo e quarto giorno

Martedì 1° settembre

Guardare negli occhi una persona e pensare, nell'ordine:
“Non ci rivedremo per chissà quanto.”
“Sono contento di averla rivista.”
“Devo assolutamente dirle che le voglio bene.”
E non riuscirci, e scriverle una lettera.
Scrivere una lettera a una persona che è a due metri da te.

(Voler bene a una persona significa voler bene anche ai suoi difetti.
Voler bene significa guardare i luoghi che ogni giorno attraversa come se non fossero luoghi qualsiasi.)

Il primo sole in tre giorni sbuca fuori proprio quando sto partendo.
Sui sobborghi di Londra, un arcobaleno clamoroso, un semicerchio nitidissimo, con tutti i colori ben distinti, che sembra poggare proprio sulla pensilina dei binari.

Sul sedile davanti al mio si siedono due ragazzotti inglesi, con cappellini e calzoni a vita bassa. Parlano a suon di “fucking” e “fuck off”. Uno o due per frase, in media. Quello di fronte a me ha in mano un DVD; non leggo il titolo, solo la fascetta: “il più grande gangster movie mai prodotto in Inghilterra”. L'altro ha una busta da cui tira fuori una bottigliona di cognac, la stappa, la annusa, la fa annusare all'amico; poi ci si fa un selfie (con la bottiglia, non con l'amico).

“Regalo” significa “ti ho pensato”.
Poi un regalo splendido, da parte di una persona importante... beh, c'è qualcosa di più bello? Se c'è, io non lo conosco.

 Regali...

La TV inglese. La pubblicità di Trivago in inglese. Il “Dracula” di Coppola.

* * *

Mercoledì 2 settembre
All'aeroporto (a proposito, gli aeroporti mi danno sempre un senso di leggerezza, sospensione, una strana calma) un tizio si infila un paio di jeans sopra un pantalone lilla. (Problemi di peso del bagaglio, suppongo).

Il senso di sottile angoscia, quando il tuo aereo scompare improvvisamente dal tabellone partenze.

Un aereoplano che incrocia il nostro, ad alta quota, a poche centinaia di metri; velocissimo.

Cose che vedi solo dall'aereo:
la pelle maculata del pianeta, con i segni dell'uomo (campi, strade, case, città) incisi finemente come sulla superficie di un cameo;
il lato superiore delle nuvole;
l'ombra dell'aeroplano che ti insegue, chilometri più in basso;
tutti i colori dell'acqua e della terra.

Scoprire che il paesaggio umbro mi è ormai familiare – nel senso dell'heimlich tedesco: confortevole, accogliente, rassicurante – quasi quanto quello del natìo Tavoliere (e del resto, ormai ho ufficialmente passato la boa: 18 anni in Puglia, 22 in Umbria).

Lo sbalzo termico violento, crudele: partire con 10 gradi, sbarcare con 30.


Meu primeiro poema Português
  
Se eu soubesse que tinha uma irmã
se o soubesse antes
se o soubesse quando estava tão sozinho
que odiava o espelho vazio da madrugada

eu te teria procurada
só pra te dizer: você é mim – e eu sou você
e seu coraçao é a metade exacta
que falta no meu.

Você não me reconheceria
pequena como então era
e o assombro te encheria os olhos.

Mas se eu soubesse que a minha alma
não caminhava pelo mundo sozinha
eu teria sofrido menos – e sorrio mais.


La mia prima poesia portoghese // Se avessi saputo di avere una sorella / se l'avessi saputo prima / se l'avessi saputo quando ero così solo / da odiare lo specchio vuoto dell'alba // ti avrei cercata / solo per dirti: tu sei me – e io sono te / e il tuo cuore è la metà esatta / che manca nel mio. // Tu non mi avresti riconosciuto / piccola com'eri allora / e lo stupore ti avrebbe riempito gli occhi. // Ma se avessi saputo che la mia anima / non camminava per il mondo da sola / avrei sofferto meno – e sorriso di più.