martedì 11 maggio 2010

R.I.P. Lena Horne (1917-2010)

Goodbye a Lena Horne, scomparsa domenica scorsa a 93 anni.
Donna bellissima, bravissima cantante e persona coraggiosa, che lottò sempre contro il razzismo e le discriminazioni.
The weather is a little bit stormier now.


il mondo salvato dai ragazzini

Da "La poesia e lo spirito".

di Livia Candiani

Da qualche anno conduco seminari di poesia nelle scuole elementari.
I bambini sono di otto, nove o dieci anni. Non sono solo italiani, ma anche stranieri che vengono dai paesi più diversi: Cina, Uruguay, Brasile, Panama, Perù, Colombia, Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka, Filippine, Marocco, Tunisia, Russia, Romania, Ucraina. Partiamo da un punto in cui conoscere molte parole non è affatto quello che conta.
Non inizio mai spiegando loro cos’è la poesia, ma segnando un leggero e variabile percorso per andare insieme in cerca del luogo in cui abitano le parole.



Nashua 9 anni marocchina

La mia mamma moriva,
le chiedevo aspetta
sta
arrivando il mio compleanno,
lei sorrideva e diceva:
avrai un
compleanno bellissimo!

*

Marius 9 anni rom

Il silensio
Paura volio giocare ma o paura,
volio
dire qualcosa ma o paura,
volio cantare ma ho paura,
tuti mi prendono
in giro e o paura,
o paura di tuto e sono da solo.
Silensio.

*

Ivan 8 anni

Il serpente ha il cuore puro
ma lui
non ci crede.

*

Alessandro 9 anni russo


La mano.
Dentro ci sono le vene
fuori arriva l’aria,
le mie mani stringono gli
oggetti
come regali.

*

Oreste 10 anni italiano

L’amore
alcune volte
dice boh!

*
Martina 10 anni italiana

Il suono della campana
come un bacio
che dura molto a
lungo.

*

Petruz 10 anni rom

La mia caza me la sento
come un albero
che piano
piano si rompe
come la morte.

Io ero come uno che dispiace.
Quando
io
ero come
uno che dispiace
quando vedi
l’odio e la tristezza
si
speza il
cuore a pezi.

Il mio papa
mi sgrida
facio le coze
brute pero
io vedo
negli ochi del papa
che si sente triste.

La paura.
La paura e pezante
come u saso
che ce dentro di noi non
posiamo dire com pero sapiamo che

eziste la paura.

*

Fatema 10 anni rom

E’ bello
vedere l’aria felice.

lunedì 10 maggio 2010

quasi quasi...

Vendo tutto e investo in una piantagione di ciliegie.


venerdì 7 maggio 2010

i poeti, che brutte creature...



Dal blog blanc de ta nuque, una discussione sulla poesia nelle scuole (pro, contro, come, dove, perché, quanto ecc. ecc.).
La discussione prende spunto dal post di un professore che, sul proprio blog, ha raccontato di una visita nella sua scuola del Sommo Poeta Davide Rondoni.
Qui trovate il post originale, del quale riporto la parte più significativa:

Un giorno arriva il comunicato a scuola: il tal giorno le classi incontreranno il poeta Davide Rondoni. Io manco sapevo chi fosse. Però sono andato a leggermi delle sue poesie (pubblica per Mondadori, insomma, mica è un fesso) e le ho trovate anche piuttosto piacevoli. Ne ho addirittura lette due ai miei alunni e mi sono quindi appropinquato a questo incontro senza pregiudizi, anzi, con tutta la migliore fiducia. Non sapevo scrivesse per Avvenire. Non sapevo fosse intrugliato con Comunione e Liberazione. Non sapevo avesse scritto una lettera di critiche al signor Englaro (dato che c’è sempre qualche buon pretino pronto a darci lezioni di etica). Per me era un poeta, e viva che ce n’è.
Tutti in fila, ci avviamo una bella truppa di studenti e prof. Arriviamo, ci si accomoda. Poi appare lui: un omone, una bella stazza, una faccia maschia, uno sguardo gesuitico. Ha davanti a sé una sessantina di ragazzetti, tra i dodici e i tredici anni. Che fa? Non un sorriso, secco, si rivolge a una mia collega e la interroga. “Secondo lei, cos’è la poesia?” Una questione semplice, giusto per metterla a proprio agio.
Lei risponde come può, presa così alla sprovvista. Quindi lui attacca a spiegarci cos’è la Poesia. E, si intende da subito, che per lui la poesia è qualcosa con tutte le lettere maiuscole e che, certamente, egli ne è un degno rappresentante. Poi invita a fare qualche domanda. Silenzio. Allora mi propongo io. Gli rivolgo un’osservazione che m’ha fatto un alunno, e che mi pareva interessante: perché bisognerebbe scrivere delle poesie, se con le poesie non si guadagna?
La sua risposta è brutale e aforistica: “Chi fa qualcosa per soldi è un idiota!”
Poi riprende a contarci di come scrive lui, di dove e come elabora la POESIA. E tra un esempio e l’altro, ci fa notare che lui è un POETA importante e famoso, poiché è stato invitato a convegni a Caracas e New York e chissà dove altro ancora. Lui non lo fa per soldi, no. Lui ci sputa sui soldi. E io non oso immaginare quanto si sia cuccato per venire lì a trattarci come babbei (pagato, si intende, con fondi comunali, quindi con soldi di noi tutti, compresi i genitori di quegli alunni) e pubblicizzare, oltretutto, i suoi libri.

I ragazzi, intanto, si sa, non potendo elevarsi a tali vette, si distraggono e ridacchiano. Lui li fulmina. Noi prof, come pecorai, li teniamo a bada. Che ascoltino, che apprezzino, che apprendano! A un certo punto, timidamente, un ragazzino dice: “Un mio amico ha vinto un concorso di poesia…”
Rondoni lo squadra e chiosa: “Di certo quella non era una buona poesia!” Mica si fa Poesia così, come se piovesse. Bisogna lavorare e tribolare, per partorire l’aulico. Insomma, senza sapere nulla di quella povera poesiola di un adolescente, il Sommo Poeta, l’ha liquidata come “non poesia”.
Per finire ci ha fatto dono della lettura di ben tre suoi componimenti. Dopo il primo, gli alunni applaudono. E lui: “Non si applaude la poesia!”
Tutti zitti, allora. Però cresceva in molti una gran voglia di mandarlo a spigolare.
Per concludere, mentre leggeva, un alunno si distrae. Lui si ferma, afferra un telecomando che era lì, lo mostra al ragazzo e dice: “Io te lo tiro in testa… Che io non mi faccio prendere in giro da un pirla come te!”
Queste sono state, circa, le sue ultime parole. Naturalmente, nessuno ha osato applaudire (caso mai potesse apparire uno sfottò) e siamo tornati nelle nostre classi, goduti e fieri della nostra prosaicità. E con una nuova certezza in pugno: col cazzo che porto ancora una mia classe ad ascoltarti!

lunedì 3 maggio 2010

pausa


A partire da oggi, il blog si prende un periodo sabbatico.
Nell'ultimo anno e mezzo, l'ho aggiornato praticamente ogni giorno, spesso anche più volte al giorno.
E' stata una bella esperienza, e anche un bell'impegno preso (e rispettato) con me stesso. Ma ora ho il cervello intasato da decine di altre cose, tutte molto più urgenti.
Aggiornerò se e quando avrò qualcosa da dire, in attesa di tempi più tranquilli.
Stay tuned.

domenica 2 maggio 2010

torna maggio


Ebbene sì, sono un terrone. E sì, sono cresciuto (anche) a canzoni napoletane.
E per me, questa è una delle canzoni più belle in assoluto tra quelle mai scritte, e non solo a Napoli. I versi sono di Salvatore Di Giacomo (c'è bisogno di aggiungere altro?), la musica del pugliese (tarantino) Mario Costa.
La canzone ha la bellezza pudica e delicata di un antico madrigale. Racconta di una separazione e di un ritorno, e termina con due versi pieni di tenerezza, una delle rappresentazioni dell'amore più semplici e intime e toccanti che io conosca, nella letteratura di tutti i tempi e di tutti i paesi.
L'interpretazione è quella, definitiva, dell'immenso Roberto Murolo.


http://www.youtube.com/watch?v=F8bQ9gHHh28


Era de maggio


Era di maggio e ti cadevano in seno

a ciocche a ciocche le ciliegie rosse...
Fresca era l'aria e tutto il giardino
profumava di rose a cento passi.

Era di maggio - io no, non lo dimentico -
una canzone cantavamo a due voci:
più il tempo passa e più me ne ricordo,
fresca era l'aria e la canzone dolce.

E diceva: "Cuore, cuore!
Cuore mio, lontano vai;
tu mi lasci e io conto le ore,
chissà quando tornerai!".

Rispondevo: "Tornerò
quando tornano le rose,
se questo fiore torna a maggio
anch'io a maggio sarò qui".

E sono tornato e ora, come una volta,
cantiamo insieme la canzone antico;
passa il tempo e il mondo si rigira,
ma l'amore vero no, non cambia strada.

Di te, bellezza mia, mi innamorai,
se ti ricordi, davanti alla fontana:
l'acqua lì dentro non si secca mai
e ferita d'amore non si sana.

Non si sana: ché se sanata
si fosse, gioia mia,
in quest'aria profumata,
non sarei qui a guardarti!

E ti dico: "Cuore, cuore!
Cuore mio, sono tornato:
torna maggio e torna amore,
fa' di me quello che vuoi!".

sabato 1 maggio 2010

metamorfosi



A sepal, petal, and a thorn
Upon a common summer's morn —
A flask of Dew — A Bee or two —
A Breeze — a caper in the trees —
And I'm a Rose!


Sepalo, petalo, spina
un qualunque mattino d'estate —
un fiasco di rugiada — un paio d'api —
brezza — capriole tra i rami —
sono una rosa!

Emily Dickinson