lunedì 18 dicembre 2023

elegia 2023

 

Corpses are scattered through a paradise.

(Derek Walcott)



1.

Capita all'uscita della scuola

di intercettare corpi giovanissimi

confusi in un abbraccio che (suppongo)

sarà contato ancora – se non primo –

almeno come esemplare quasi unico.

Ricordo bene quella sensazione:

la vita così densa da non lasciare

campo al pensiero – il fiato

che non si spezza – il culmine

della forza raggiunto e superato

contro la lama lucida del mondo.

Carne anche quella: come questa mia

che già si abbandona alla secessione.

E questa mente – quest'ordine tranquillo

che in quasi cinquant'anni ho fabbricato –

questa disperazione che ho sarchiato

e vagliato per farne un carattere:

che cosa mai potrebbe raccontare alle mani

in tempesta al rombo imperioso del sangue?

Quale conforto nell'autocoscienza

quale dolcezza nell'aver compiuto

il destino della specie?


2.

Capita la mattina di trovare

marchiata molto a fondo sulla pelle

una cicatrice frastagliata: lo stigma

del sonno il negativo

del Sé onirico. La saggio fra le dita

con compiacimento

affondo nella depressione risalgo

il sangue trasparso dai versanti

e con i polpastrelli assaporo

quel tatuaggio tridimensionale.

Così cedono i muscoli al tempo

come le palpebre al sonno

come le linee del volto alla gravità.

È sempre più lenta l'emersione

più tenaci le sabbie dell'oblio

e il corpo si riaggiusta

al giorno con un crocchiare

di giunture. La mente

rintocca nel silenzio

apre distanze marine

contro la crosta delle parole.

È l'ultimo orgoglio

l'ultimo turgore dei tendini.

Lo schianto verticale

la schiuma dispersa.


3.

Capita che ti accolga

l'apocalisse in 16:9.

La tua carne intera

misurata sulle macerie.

E il sonno è una messe velenosa

una valle di sterpi:

piuttosto la pupilla adolescente

il suo lago assorto – resecato

dal primo raggio di sole –

ma non questo passo di sonnambuli

docile al ferro e alla mutilazione

non questa morte domestica

questo gelo d'acquario.

Presto le ossa saranno arenaria

le strade fiumare disseccate

strane pupille incroceranno l'aria

l'universo sarà ciò che è stato

un brulicare di mitosi

e il buio della coscienza

calerà sui cadaveri

sotto le stelle morte.

Oltre le mie mani c'è il calore

di un corpo che respira

un ospite mai desiderato

mi rode le meningi.


(Perugia, 14-17 dicembre 2023)

sabato 1 aprile 2023

newborn



Interrompo nuovamente il letargo del blog (ma c'è qualcuno che ancora mi segue? batta pure un colpo) per annunciarvi l'arrivo di un nuovo pargoletto.
Qui la pagina dell'editore da cui si può scaricare la scheda di presentazione con qualche anteprima.

mercoledì 27 luglio 2022

here I am (again)

Resuscito questo blog dal suo letargo ormai atavico per segnalare che è uscito un mio volumetto di traduzioni poetiche, intitolato "L'officina metrica".

Come già il titolo denuncia, si tratta di traduzioni in metrica di autori che vanno dall'antichità classica (Orazio, Properzio, Marziale) fino alle soglie della modernità (Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Thomas Hardy), passando per tutto ciò che c'è nel mezzo.

Il libro esce per le Edizioni Gattogrigio e si può acquistare qui, al modico prezzo di euro 7,99.

Qui un pezzo di Roberto R. Corsi, che figura anche come postfazione.

giovedì 21 ottobre 2021

sul davanzale



Le surfinie dell'Eda

sono ancora vive – per quanto

un po' vizze e afflosciate –

nonostante nessuno le abbia

annaffiate negli ultimi giorni (o settimane).

Oggi Antonio rientrava dal lavoro

non ha incrociato il mio sguardo

e io non ho avuto il coraggio di chiamarlo.

Bisognava capire tutto

dalle foglie secche dell'edera non più potate

dal silenzio in giardino dagli incontri

sempre più radi.

Ora si ricorda l'ultima conversazione

mesi fa – l'automobile

da spostare più in là perché intralciava

le informazioni di circostanza

su famiglia e salute.

(Si può dire – così chiacchierando –

che la macchia nera è ormai lì

nell'angolo del polmone

che ha seminato virgulti

persino tra le meningi?)

Bisognava capire tutto

bisognava volerlo capire.

lunedì 12 ottobre 2020

"Non vogliono tutti l'amore?" 6 poesie di Louise Glück

 


Ogni volta che viene assegnato il premio Nobel per la letteratura si ripete lo stesso copione: chi? ma chi è? chi lo/la conosce? ma se lo meritava? e perchè invece non...
[inserire un nome a caso fra quelli degli eterni papabili]?
Louise Glück non è sfuggita alla regola. È vero che di suo, in italiano, sono state tradotte solo un paio di raccolte, per di più a opera di piccoli editori con scarsa o nulla distribuzione: L'iris selvatico, Varese, Giano, 2003; e Averno, Napoli, Libreria Dante & Descartes / Editorial Parténope, 2019, entrambe nella traduzione di Massimo Bacigalupo.
Però di lei si erano occupate, per quel che so, almeno due delle riviste specialistiche più diffuse nel settore: Poesia di Crocetti (n. 170, marzo 2003) e Nuovi Argomenti (n. 75, settembre 2016). E si tratta comunque di un'autrice che scrive in lingua inglese, quindi facilmente accessibile a qualunque lettore di media cultura, tanto più che il suo linguaggio è di solito piuttosto piano e trasparente.

Quanto a me, avevo orecchiato il suo nome ma, confesso, non avevo letto nulla di lei, o se l'avevo fatto non me ne era rimasto alcun ricordo. Quindi, siccome non mi piace parlare a vanvera, all'annuncio del Nobel ho cominciato a cercare testi suoi in rete; ho anche fatto quel che faccio sempre, quando voglio capire un poeta: me ne sono tradotti alcuni, senza alcun ordine preciso, in base a ciò che trovavo e a ciò che mi colpiva.
Vi presento i risultati di questa prima esplorazione. Tutte le traduzioni sono mie.

Buona lettura.


* * *


da: "The Wild Iris" (2002)


VESPRO

Nella tua assenza prolungata, mi permetti
l'uso della terra, mi anticipi
i proventi dell'investimento. Devo riferire
di aver fallito nel compito, soprattutto
per quanto riguarda i pomodori.
Non penso che dovrei essere incoraggiata a coltivare
pomodori. O, se proprio devo, tu dovresti rimandare
le lunghe piogge, le notti fredde che quaggiù
vengono così spesso, mentre altre regioni
hanno quattro mesi d'estate. Tutto ciò
è di tua pertinenza: d'altra parte
io ho piantato i semi, ho guardato i primi germogli
come ali lacerare il suolo ed è stato il mio cuore
a spezzarsi per la ruggine, le macchie nere che rapide
si moltiplicavano per i filari. Dubito
che tu abbia un cuore, nel senso che
diamo alla parola. Non fai differenze
tra i morti e i vivi, che sono, di conseguenza,
immuni al presagio, potresti non sapere
quanto terrore sopportiamo, la foglia macchiata,
le foglie rosse dell'acero che cadono
persino ad agosto, nel buio precoce: io sono responsabile
per queste piante.

(Testo originale: https://poets.org/poem/vespers)


* * *

IL PAPAVERO ROSSO

La cosa bella
è non avere
una mente. Sensazioni:
oh, quelle le ho; mi
governano. Ho
un signore nel cielo
chiamato sole, mi apro
per lui, gli mostro
il fuoco del mio cuore, fuoco
come la sua presenza.
Cosa potrebbe essere una tale gloria
se non un cuore? O fratelli e sorelle
non eravate come me, tanto tempo fa
prima di essere umani? Voi
permettevate a voi stessi
di aprirvi una volta, voi che mai
vi aprireste di nuovo? Perché in verità
ora sto parlando
come fate voi. Parlo
perché sono distrutto.

(Testo originale: https://poets.org/poem/red-poppy-0)


* * *

da: "Averno" (2006)

UN MITO DI ACCUDIMENTO


Quando Ade decise che amava questa ragazza
costruì per lei un duplicato della terra,

tutto identico, fino ai prati,

ma con in più un letto.

Tutto identico, anche la luce del sole,
perché sarebbe dura per una ragazza giovane
passare così di colpo dalla luce alla tenebra completa.

Un po' per volta, pensò, avrebbe introdotto la notte,
prima in forma di ombra tremula di foglie.
Poi la luna, poi le stelle. Poi niente luna, né stelle.
Persefone lentamente si sarebbe abituata.
Alla fine, pensò, l'avrebbe trovato rassicurante.

Una replica della terra
tranne che lì c'era amore.
Non vogliono tutti l'amore?

Aspettò molti anni,
costruendo un mondo, guardando
Persefone nei prati.
Persefone annusava, assaggiava.
Se hai un appetito, pensava,
li hai tutti.

Non vogliono tutti sentire nella notte
il corpo amato, bussola, stella polare,
sentire il respiro quieto che dice

“Sono viva” e significa anche
tu sei vivo, perché mi ascolti,
sei qui con me. E quando una si gira,
si gira anche l'altro...

Questo sentiva, il signore delle tenebre,
mentre guardava il mondo che aveva
costruito per Persefone. Non gli passò mai per la mente
che qui non c'era più olfatto,
e di certo nemmeno cibo.

Colpa? Terrore? Paura dell'amore?
Queste cose non poteva immaginarle;
nessun amante le immagina mai.

Sogna, fantastica come chiamare questo posto.
Prima pensa: “Il nuovo Inferno”. Poi: “Il Giardino”.
Alla fine, decide di chiamarlo
“L'adolescenza di Persefone”.

Una luce morbida si leva sul prato ben spianato,
dietro il letto. La prende tra le braccia.
Vorrebbe dire “Ti amo, nulla può farti male”

ma pensa
che è una bugia, perciò alla fine dice
“Sei morta, nulla può farti male”
che gli pare
un inizio più promettente, più vero.

(Testo originale: https://poets.org/poem/myth-devotion)


* * *

PERSEFONE VAGABONDA

 

Nella prima versione, Persefone
viene sottratta alla madre

e la dea della terra

punisce la terra: cio è
 

coerente con ciò che sappiamo del comportamento umano,

che gli esseri umani traggono una profonda soddisfazione
nel far del male, soprattutto
se il male è inconsapevole:

questo potremmo chiamarlo
creazione negativa.

Il soggiorno iniziale
di Persefone agli inferi continua ad essere
palpeggiato dagli studiosi che disputano
sulle sensazioni della vergine:

fu consenziente nello stupro,
oppure venne drogata, violata contro la sua volontà,
come accade tanto spesso alle ragazze di oggi.

Tutto è ben noto, il ritorno dell'amata
non corregge
la perdita dell'amata: Persefone

torna a casa
macchiata di succo rosso come
un personaggio di Hawthorne...

Non sono sicura di voler
mantenere questa parola: la terra
è “casa” per Persefone? È plausibile che si senta a casa
nel letto di un dio? Non è
a casa in nessun posto? È
una vagabonda nata, in altre parole
una replica esistenziale di sua madre, meno
azzoppata da idee di causalità?

Siete autorizzati a non farvi piacere
nessuno, lo sapete. I personaggi
non sono persone.
Sono aspetti di un dilemma o di un conflitto.

Tre parti: così com'è divisa l'anima,
ego, superego, id. Allo stesso modo

i tre livelli del mondo conosciuto,
una sorta di diagramma che separa
il cielo dalla terra dagli inferi.

Dovete chiedervi:
dove sta nevicando?

Bianco d'oblio,
di profanazione...

Nevica sulla terra: il vento freddo dice
che Persefone fa sesso negli inferi.
A differenza di noi, lei non sa
che cosa sia l'inverno, soltanto che
è lei a causarlo.

Giace nel letto di Ade.
Che cos'ha in mente?
Ha paura? Qualcosa
ha rimosso l'idea
della mente?

Sa che la terra è governata
da sua madre, almeno questo
è sicuro. Sa anche
che non è più ciò che si chiama
una ragazza. Per quanto riguarda
la carcerazione, crede

di essere stata prigioniera sin da quando è una figlia.

I terribili ricongiungimenti che la aspettano
occuperanno il resto della sua vita.
Quando la passione per l'espiazione
è cronica, feroce, non scegli
il modo in cui vivi. Non vivi;
non sei autorizzata a morire.

Vaghi fra la terra e la morte
che alla fine sembrano
ugualmente strane. Gli studiosi ci dicono

che non ha senso sapere che cosa vuoi
quando le forze che ti si contendono
possono ucciderti.

Bianco d'oblio,
bianco di sicurezza...

Dicono
ci sia una frattura nell'anima umana
che non fu costruita per appartenere
del tutto alla vita. La terra

ci chiede di negare la frattura, una minaccia
mascherata da consiglio:
come abbiamo visto
nella storia di Persefone
che andrebbe letta

come una contesa tra madre e amante:
la figlia non è che carne.

Quando la morte la affronta, non ha mai visto
il prato senza margherite.
All'improvviso non sta più
cantando il suo canto virginale
sulla bellezza e fecondità
di sua madre. Dove
c'è la frattura, lì è la pausa.

Canto della terra
canto della visione mitica di vita eterna...

La mia anima
distrutta dallo sforzo
di cercare di appartenere alla terra...

Che cosa fareste voi,
quando è il vostro turno in campo con il dio?

(Testo originale: https://poets.org/poem/persephone-wanderer)

* * *


MIGRAZIONI NOTTURNE

È questo il tempo in cui di nuovo vedi
le bacche rosse del sorbo
e nel cielo scuro
le migrazioni notturne degli uccelli.

Mi addolora pensare
che i morti non le vedranno:
le cose in cui confidiamo,
svaniscono.

E allora come farà l'anima a consolarsi?
Forse, mi dico, di questi piaceri
non avrà più bisogno,
forse già il non essere è abbastanza,
per quanto difficile sia immaginarlo.

(Testo originale: https://poets.org/poem/night-migrations)

* * *

(da: “Poetry”, gennaio 2013)


PAESAGGIO ABORIGENO

Stai calpestando tuo padre, disse mia madre,
e in effetti ero in piedi nel centro esatto
di un manto erboso, talmente curato da poter essere
la tomba di mio padre, anche se nessuna lapide lo diceva.

Stai calpestando tuo padre, ripetè,
stavolta più forte, e io cominciai a trovarlo strano
perché era morta anche lei; l'aveva ammesso persino il dottore.

Mi spostai un po' più in là, dove
finiva mio padre e cominciava mia madre.

Il cimitero era silenzioso. Il vento soffiava tra gli alberi;
sentivo, debolissimo, un pianto parecchie file più in là,
e, ancora oltre, un cane ululare.

Dopo un po' questi suoni si placarono. Mi resi conto
che non ricordavo di essere stata portata lì,
in quello che ora pareva un cimitero, ma poteva anche essere stato
un cimitero solo nella mia mente; forse era un parco, o altrimenti,
un giardino o un pergolato, con profumo, me ne accorgevo adesso, di rose...
La douceur de vivre riempiva l'aria, la dolcezza di vivere,
come si suol dire. A un certo punto,

mi accorsi di essere sola.
Dov'erano andati gli altri,
i cugini e le sorelle, Caitlin e Abigail?

Adesso la luce stava svanendo. Dov'era l'automobile
che ci aspettava per portarci a casa?

Allora cominciai a cercare un'alternativa. Sentivo
crescere in me l'impazienza, avvicinarsi, direi, l'ansia.
Infine, a grande distanza, scorsi un trenino,
si fermò, così pareva, dietro il fogliame, il controllore
si attardava sulla soglia, a fumare una sigaretta.

Non dimenticatemi, gridai, e adesso correvo
su molti lotti di terra, molti padri e madri...

Non dimenticatemi, gridai, quando infine lo raggiunsi.
Signora, disse, indicando i binari,
lei di certo non ha capito che questa è la fine, i binari non proseguono.
Erano parole aspre, le sue, eppure gli occhi erano gentili;
questo mi incoraggiò a perorare più fortemente la mia causa.
Ma tornano indietro, dissi, e rimarcai
la loro robustezza, come se ancora fossero destinati a molti ritorni.

Lei lo sa, disse, che il nostro è un lavoro difficile: affrontiamo
molto dolore e disappunto.
Mi fissava con crescente franchezza.
Anch'io ero come lei, aggiunse, innamorato dell'agitazione.

Ora gli parlavo come a un vecchio amico:
E tu allora, dissi, perché era libero di andarsene,
tu non desideri tornare a casa,
rivedere la città?

Questa è casa mia, disse.
In città – è in città che scompaio.

(Testo originale: https://www.poetryfoundation.org/poetrymagazine/poems/56626/aboriginal-landscape)


sabato 10 ottobre 2020

una poesia di mio figlio

 

Sono il relitto di una bellissima nave
sono sul fondo del mare da più di duemila anni
e sono affondata durante una tempesta.
Trasportavo statue, bellissime statue
che rappresentavano gli dei e le dee
e ora sono coperte di alghe e conchiglie
e i pesci intorno ci nuotano.
Un giorno mentre ero nella mia solita e tetra solitudine
un uomo mi tovò, un sub; io ero lì immobile
mentre lui mi esplorava, poi se ne andò,
lasciandomi da sola.
Qui, nelle profondità del mare, è buio
come una notte in una oscura foresta infestata da fantasmi.
Rimasi qui, per sempre, con solo la compagnia
di pesci e qualche animale marino.
La vita è triste in fondo al mare, nessuno mi considera,
sono come una formica vicino a altre mille,
come una piccola nota di una grande canzone.
Anche ora aspetto qui che il mare mi consumi
e mi riduca in niente.

(Lorenzo, 10 anni)

sabato 26 settembre 2020

altri frammenti di un discorso

 


Io non voglio essere niente.
La bellezza le circonda la testa
come una casa nel temporale.
Il volto macchiato dall'attesa.
La città li separa
brulica di incoativi.
Lui vorrebbe guardarla dall'alto
come guarda un gatto o un satellite.
Accenna i gesti senza terminarli.
Non so mai se sto parlando con te
le dice. Quando la guarda è lontana.
Il vento ha levigato la strada.
Nella luce ascolta un grido altissimo.


* * *


Sul pavimento gelato
lascia impronte di tepore.
Qualcosa di enorme brucia sullo schermo.
Lei è nuda fino al pube.
Lui le preme gli occhi sul ventre
come a una cengia si afferra
a quei minuscoli seni.
Per te sono stata un golfo
tornavi a uccidere la sete.
Ora l'incendio blocca l'orizzonte
.
Lei è solida sul suolo
contro il peso di lui.
Lui sente gonfiarsi la linfa.


* * *


Ora che non c'è
prova a ricordare gli angoli
polso rotula metatarso
ma i vettori si confondono
l'onda d'urto lo dilania.
Le scrive parole a strappi:
I muri pencolano. I suoni
fanno attrito. I tuoi seni
premono la stoffa
.
Ora che è divelto
vede tutto chiaro e pesante.
La luce dell'alba lo invade
gli incuba sul petto.

 

* * *

Tutto il mondo intorno è un grande sobbollire. La pignatta della storia forza il coperchio.
Hanno attraversato lunghi anni di pianura con la foga di bestie senza sella. Hanno divorato le proprie membra in corsa. Nessuno si fermava per i caduti.
La guerra era un verde spettacolo di luci all'orizzonte.
Lui la ricorda ridere sotto la pioggia più gelida. Lei lo guarda rialzarsi con la mascella rotta.
Nessuno aveva visto il tempo esaurirsi.


Nell'immagine: "Donna che si copre il seno" (disegno mio)
pennarelli, 2000 circa



venerdì 25 settembre 2020

due limerick

 

Un iroso dantista di Collegno
leggeva solo il Dante del Sapegno;
a chi lo criticava
sgarbato replicava:
"Ora l'Inferno te lo do sul grugno!" 

 * * *

Un messicano a San Giovanni in Bagno

masticava il suo bravo jalapeño.
Gli chiesero: "Perché

non torni a Santa Fé?"

Lui non rispose e li guardò con sdegno.


martedì 15 settembre 2020

contemplazione del sonno

 

1.

Quando cammina il suono

è acquatico – scaglie e correnti –

e un'albedo circonda i passi.

Abbiamo consumato tutto insieme

dice sollevandole le braccia

lasciando passare l'aria.

Ogni attimo nega l'attimo.

Lei gli scorre tra le dita

in una pozza di luce bianca.

Lo vedi ti conosco

ti premo il petto finché non respiri.

Lo dice con i tendini tesi.

Lei è una creatura pallida senza desideri.


2.

Scivola nel sonno

come in un mare pescoso.

Lui la guarda

raccogliere le gambe allineare

la curva dei metatarsi.

Sei un caglio di latte – dice –

un profumo di braccia e di conchiglie.

Lei raggrinza le labbra

come un bacio o un diniego.

Tu taci. Parla per te

il fiato chiuso tra i seni.

Lei si sogna pianta o scintilla

scarto d'ala o guizzo di lucertola

la sua gola un fremito d'elitre.


3.

Ora dorme sotto il cielo pieno di meduse

dorme come un flauto o una risacca.

Le donne che amo – lui dice –

sono sottili come libellule

attraversano l'aria in lampi colorati.

La sua fronte resiste all'assedio.

Lui la vede aprirsi controvento

trattenere il suolo.

Non ti spezzano questi urti senza avviso?

La tua bocca è un confine la lingua

uno sciamare d'api.

Ora il suo sonno ha rumore

di ferro e di cotone.

 

4.

Ferma la mano sulla pelle

nello spazio nudo delle cosce.

La ascolta respirare come una vela.

Appoggia le ultime parole

sulle sponde del sonno.

Le mie mani cercano i tuoi piedi

la forza quieta della schiena.

Sente voci e passi

spandersi come case deserte.

Concedimi una soglia

una forma cava sul tuo petto.

Abbrevia il respiro

da lontano guarda il corpo vuoto.

 

(settembre 2020) 


[Nell'immagine: La buona voglia; disegno mio; pennarelli, aprile 2019]

venerdì 1 maggio 2020

poesia per incontrarsi

Segnalo quest’iniziativa di Carte Sensibili, che ha chiesto agli scrittori di uscire simbolicamente dalla quarantena, immaginandosi in un luogo e scrivendo un testo che a quel luogo è dedicato.
Ci sono anch’io.
Potete ascoltare tutti i testi qui.

venerdì 24 aprile 2020

misipremia (misi)

Il mio "Sono un deserto" (Lietocolle, 2019), per il quale sono stato ingeneroso patrigno, non avendolo mai promosso né presentato, si è nondimento classificato secondo al premio di poesia "Umbertide XXV aprile".

Qui l'annuncio dei vincitori.

sabato 18 aprile 2020

poesia da ascoltare



Nel 2010, uscì la mia prima plaquette. Si intitolava Topografia della solitudine. Diario newyorkese ed era la trascrizione in versi e prosa di un viaggio a New York di sei anni prima. Era compreso in un volume collettaneo edito dalle edizioni Fara.

Il libro ha avuto nuova vita un paio d’anni fa, quando al sempre benemerito Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, titolare delle edizioni Pietre Vive di Locorotondo, riuscì il colpaccio di accalappiare come lettore nientemeno che David Riondino. Ne venne fuori un audiolibro con le musiche originali di Michele Marzulli.

Ora Pietre Vive mette l’audiolibro a disposizione gratuita su YouTube. Cliccate qui per ascoltarlo, se volete e se vi fa piacere. Dura una mezz’oretta scarsa e spero possa farvi un po’ di compagnia durante la quarantena.

[P.S.: il disegno di copertina, che vedete riprodotto qui sopra, è mio.]

giovedì 9 aprile 2020

diario della quarantena

Non so se l'esperienza è condivisa anche da altri colleghi, ma per quanto mi riguarda, se già prima ero lento (vergognosamente lento) nel correggere i compiti, adesso con la DaDattica i miei tempi si sono raddoppiati o triplicati.
Termino ora il quarto pacco di compiti e domani comincio il quinto, consegnatomi ben 19 giorni fa e ancora intonso.

(Parlo di "pacco" e di "intonso" come se fossero i plichi di fogli protocollo, diligentemente piegati per il lungo, che mi portavo dietro nella borsa; ovviamente si tratta di file word e pdf in una cartella del mio computer).

Ah, a proposito: capita solo a me, o anche voi in questi giorni non riuscite a trovare la concentrazione per leggere? Sono inchiodato sugli stessi 3 libri da un mese, e per me si tratta di un record negativo, visto che di solito 3 libri mediamente me li spolpo in una decina o quindicina di giorni al massimo.

Per il resto tutto bene. Ho appena fatto una mezz'oretta di ginnastica in giardino. L'aria odora di primavera (brezza tiepida, pollini, foglie nuove). Cinque boccioli della magnolia si sono aperti e il sesto è in procinto.
Manca il brusio della gente, il frastuono lontano delle auto sulla superstrada.

Ripenso alle Pasque della mia infanzia: finestre aperte, il sole che entra nelle stanze, campane a festa. Il solito ragù e il solito vassoio di paste domenicali, arricchiti però dalle uova di cioccolato, da un antipasto, dallo spezzatino di agnello con uova e cardi.

Non conto più i giorni. Dev'essere giovedì santo. Domani non farò i Sepolcri, ma quelli non li faccio più da decenni.
I vicini parlano di torte di Pasqua con salsiccia e capocollo (che io detesto, ma tant'è). Ci si sente con i parenti, più o meno. Ogni tanto anche con gli amici. Qualcuno scrive, qualcuno non risponde.

Via, torno a correggere compiti.

venerdì 3 aprile 2020

poesia letta e detta

Leggimileggi è un sito che vuole raccogliere libri, storie, poesie e metterle a disposizione gratuita.

Qui c'è il sito;
qui un testo mio, letto e accompagnato dalla musica.

domenica 29 marzo 2020

libri che vi consiglio: "Le innocenti", di Valeria Ventura

  


Valeria Ventura, Le innocenti, Francesco Tozzuolo Editore (186 pp., € 18)

Perugia, 1520. La città è sotto la signoria dei Baglioni, ma le grandi casate aristocratiche continuano a scontrarsi in lotte e faide, sotto la costante minaccia del potere papale. Questo è lo sfondo: ma Valeria Ventura decide di concentrarsi piuttosto su tre storie "piccole", quotidiane, tutte e tre con protagoniste femminili.
Sarah è una giudea: suo marito David è stato ucciso da Ascanio, il rampollo di una nobile famiglia a cui aveva avuto l'ardire di richiedere la restituzione di un prestito. Tutti conoscono il colpevole, ma è inutile chiedere giustizia: la giustizia, per gli ebrei, non esiste.
Sempre Ascanio ha messo incinta Benedetta, una povera trovatella che lavorava come serva in casa sua. Ora la ragazza è disonorata, scacciata, senza più famiglia né mezzi.
E poi c'è la sorella di Ascanio, Domitilla, che fin dalla nascita è stata condannata alla monacazione forzata, per la quale non sente alcuna vocazione.
Tutte e tre sono vittime innocenti: Sarah del pregiudizio religioso, Benedetta della povertà, Domitilla delle spietate logiche economiche e familiari. L'autrice racconta le loro storie con mano sicura, con un'empatia che non sfocia mai nel patetismo e con un linguaggio che qua e là riecheggia - ma senza tentativi mimetici - l'italiano del Cinquecento.
Un bel libro, che consiglio non solo a chi conosce Perugia (e ha il piacere particolare di poter seguire con l'immaginazione i personaggi), ma a chiunque ami, come la amo io, la narrazione storica.

sabato 28 marzo 2020

Mario Benedetti (1955-2020)

"Ho freddo ma come se non fossi io."

Credo sia un verso emblematico della poesia di Mario Benedetti, con quella sua notazione sensoriale apparentemente immediata e banale, straniata però nella seconda parte. È questa la cosa che mi ha sempre colpito nei suoi testi: l'apparente discorsività colloquiale, quasi confessionale, spezzata da sincopi e fratture improvvise che rendono il discorso allo stesso tempo limpido e scosceso.

Mario Benedetti ha avuto una vicenda editoriale perlomeno bizzarra: l'esordio tardivo, a metà anni Ottanta, a trent'anni già compiuti, prima su riviste e poi in plaquette di piccoli editori.
La consacrazione, nel 2004, a cinquant'anni, con Umana gloria, uscito per Mondadori, un'auto-antologia che è molto più di un'antologia, perché dalla produzione precedente trasceglie con tagli drastici, fino a renderla tutt'altra cosa. Un libro che, di colpo, lo trasforma in classico già in vita.
Poi tre sillogi in dieci anni: il denso e raggelato Pitture nere su carta (Mondadori 2008), l'ibrido Materiali per un'identità (Transeuropa 2010) e infine l'estremo Tersa morte (Mondadori 2013), che è già una contemplazione del proprio addio.
Nel frattempo, una vita travagliata dalla malattia, fino all'ictus che nel 2014 l'ha sottratto al mondo.

Una poesia che, partendo da una realtà apparentemente dimessa e marginale, riesce ad arrivare con grande lucidità al cuore delle cose.

* * *

Che cos'è la solitudine

Ho portato con me delle vecchie cose per guardare gli alberi:
un inverno, le poche foglie sui rami, una panchina vuota.

Ho freddo ma come se non fossi io.

Ho portato un libro, mi dico di essermi pensato in un libro
come un uomo con un libro, ingenuamente.
Pareva un giorno lontano oggi, pensoso.
Mi pareva che tutti avessero visto il parco nei quadri,
il Natale nei racconti,
le stampe su questo parco come un suo spessore.

Che cos’è la solitudine.

La donna ha disteso la coperta sul pavimento per non sporcare,
si è distesa prendendo le forbici per colpirsi nel petto,
un martello perché non ne aveva la forza, un’oscenità grande.

L’ho letto in un foglio di giornale.
Scusatemi tutti.

(da Umana gloria, 2004)


giovedì 26 marzo 2020

poesia di primavera

Una poesia di Gillian Clarke, tradotta, illustrata e letta da me medesimo sottoscritto.
Buon ascolto e buona visione.


giovedì 19 marzo 2020

prima e dopo

Prima che questa follia scoppiasse, avevo rimesso in ordine le vecchie poesie (vecchie = 2015-2017 circa, poi ho praticamente smesso di scrivere) e mi ero accorto di avere del materiale inedito che, opportunamente rivisto e montato, poteva costituire una piccola plaquette.
L'avevo persino messa insieme e mi era abbastanza piaciuta, soprattutto perché era un libro piuttosto leggero, che parlava di primavera, di bambini, con un tono spesso ironico. Dopo la cupezza apocalittica di "Sono un deserto" (pubblicato l'anno scorso da Lietocolle), mi sembrava bello proporre qualcosa di un pochettino più ilare.
Adesso siamo in piena emergenza e, rileggendo quelle poesie, mi chiedo: che farne? È lecito parlare di fiori in tempo di peste?
Qualcuno potrebbe rispondere che no, è immorale, qualcun altro invece che sì, la vita va avanti nonostante il COVID-19.

La mattina apro la finestra e c'è il prunus tutto in fiore, una cascata di petali rosa pallido che già cominciano a staccarsi e a volare via, in queste giornate quasi primaverili, limpide e tiepide, senza motori e senza smog.
Mi tornano in mente i versi di Philip Larkin: "The trees are coming into leaf / Like something almost being said". Gli alberi rimettono le foglie, la gente si ammala, a volte guarisce, a volte muore.
Il mondo va avanti, con noi o senza di noi.

giovedì 2 gennaio 2020

l'immarcescibile lista_libri, fumetti, film del 2019

Narrativa (26 + 1 incominciato)
Filippo Tuena, Memoriali sul caso Schumann
Takashi Paolo Nagai, Le campane di Nagasaki
Francesca Melandri, S
angue giusto
Tolkien, Lo hobbit (con i bimbi)
Andrea Camilleri, Inseguendo un'ombra
Alex Haley, Radici
Anonimo spagnolo del '500, L'Abencerraje e la bella Sharifa
Giampaolo Rugarli, La troga
Vincenzo Consolo, Il sorriso dell'ignoto marinaio
Alexandre Dumas, Robin Hood. Il principe dei ladri (con i bimbi)
Francesco Pecoraro, La vita in tempo di pace
Ursula K. LeGuin, The Left Hand of Darkness
Frederic Brown, Marziani andate a casa (con i bimbi)
Emanuele Trevi, Favole e sogni
Stephen King, Il miglio verde
Antonella Sbuelz, La ragazza di Chagall
Anne Perry, I dannati del Tamigi
Nicola Lucchi, Il pallone di cuoio (con i bimbi)
Cesare Pavese, Feria d'agosto
Italo Calvino, Le cosmicomiche (con i bimbi)
Italo Alighiero Cusano, L'ordalia
Jonathan Coetzee, Vergogna
Giovanni Dozzini, E Baboucar guidava la fila
Italo Calvino, Il visconte dimezzato (con i bimbi)
Roger Zelazny, Morire a Italbar
Daniele Del Giudice, Atlante occidentale
Italo Calvino, Il barone rampante (con i bimbi - da finire)

Poesia (16)
Paolo Polvani, L'azzurro che bussa alle finestre
Antonio Lillo, Limonio
Leopardi, Canti (rilettura integrale)
Mohja Kahf, E-mail da Shahrazad
Alex Regazzini, La sisma e al spen
Aa. Vv. (a cura di Commaso di Francesco), Veleno. Da Flaiano a Pasolini, da Delfini a Benni. Antologia della poesia satirica contemporanea italiana
Giambattista Marino, Sculture
Alberto Casiraghy, Sette fiumi felici. Aforismi per chi cerca
Roberto R. Corsi, L'indegnità a succedere
Cesare Pascarella, La scoperta de l'America
Vittorio Zanetto, Nel battito amico
Emilio Paolo Taormina, Il giardino dell'elleboro
Emilio Paolo Taormina, Gelsi neri
Valentina Meloni, Il fiore della luna. Leggenda di Rosaspina
Marina Pizzi, Miserere asfalto (afasie dell'attitudine)
Alberto Rizzi, Una distanza immane. Antologia poetica

Saggi (21)
Citati, Leopardi
Johan Huizinga, Erasmo
Alessandro Leogrande, La frontiera
Stefano Zenni, Louis Armstrong. Satchmo: oltre il mito del jazz (nuova edizione)
Nicola Marini, Una foto un delitto. Il caso Walter Cimino
Gianluigi Simonetti, La letteratura circostante. Narrativa e poesia nell'Italia contemporanea
Alan Lomax, Mister Jelly Roll. Vita, fortune e disavventure di Jelly Roll Morton, creolo di New Orleans, “Inventore del Jazz”
Franco Bergoglio, I giorni della musica e delle rose. Rock, pop, jazz, soul blues nel vortice del '68
Beppe Lopez, Matteo Salvatore. L'ultimo cantastorie
Tanizaki, Sulla maestria
Maurizio Bettini, Voci. Antropologia sonora del mondo antico
James C. Scott, Le origini della civiltà. Una controstoria
Stuart Isacoff, Quando il mondo si fermò ad ascoltare. Van Cliburn, il pianista che vinse la guerra fredda
Piero Camporesi, Camminare il mondo. Vita e avventure di Leonardo Fioravanti medico del Cinquecento
Aa. Vv., Omaggio a Pavese, numero speciale di "Capoverso", 37, gennaio-giugno 2019
Riccardo Falcinelli, Critica portatile al visual design. Da Gutenberg ai social newtwork
Roberto Contu, Insegnanti. Il più e il meglio
Pier Vincenzo Mengaldo, Che cos'è la poesia
Anna Harwell Celenza, Jazz all'italiana. Da New Orleans all'Italia fascista e a Sinatra
Luca Cerchiari, Jazz e fascismo. Dalla nascita della radio a Gorni Kramer
Carlo Boccadoro, Analfabeti sonori. Musica e presente

Altro
La Bibbia, II libro di Samuele, I libro dei Re

Fumetti
Tex, n. 699-710
Tex Magazine
Tex Willer, n. 3-14
Mignacco-Cossu, Maxi Tex. Il cavallo di ferro
Color Tex: Un capestro per Kit Willer
Bonelli/Ticci, A sud di Nogales
Ruju/Repetto/Bruzzo/Rossi, Maxi Tex, Il boss di Chicago
Avventura Magazine. I grandi eroi di G.L. Bonelli
Color Tex: Teton Pass
Speciale Tex Willer, Fantasmi di Natale

Odessa, n. 1
Darwin, n. 1
Mercurio Loi, n. 15-16
Il commissario Ricciardi Magazine

Magico Vento. Il ritorno, vol. 1-4

Simeoni, L'ora del lupo, vol. 1-3
Mignacco-Foderà, China Song, vol. 1 e 2
Ambrosini, Napoleone, vol. 1-3
Boselli-Stano, Kentucky River
Principato-Avogadro, Il prisma oscuro
Rufino-Mosca, L'uomo temperato
Mignacco-Raffaelli, Keller, vol. 1-2

Cani sciolti, nn. 3-14

Rat-Man gigante, nn. 59-70
L'inarrivabile Rat-Man
Leo Ortolani, CineMAH. Il buio colpisce ancora
Leo Ortolani, Luna 2069

Horacio Altuna, Voyeur, vol. 1-3
Abulí/Toth/Bennet, Torpedo, vol. 1-4, 6, 7
Crepax, Il duplice delitto della via Morgue e altri racconti
Toppi, Passaggi
Serpieri, Druuna, vol 1-4
Toppi, Sentieri
Max Bunker, Maschera nera, n. 4
Peanuts, tutte le strisce e le tavole domenicali da marzo 1962 ad agosto 1976
Quino, Mafalda. Mamma, perché ci sono i poveri
Ben Haggarty / Adam Brockbank, Mezolyth, volume 1 e 2
Gipi, Ricerca di base. Inediti e incompiute
Gipi, Bruti
Osamu Tezuka, Kirihito, vol. 1
Vecchini/Sualzo, 21 giorni alla fine del mondo
Jiro Taniguchi, L'uomo che cammina
Jiro Taniguchi, Allevare un cane e altri racconti
Jiro Taniguchi, Blanca
Jiro Taniguchi, Sky Hawk
Aristophane, Faune ou l'histoire d'un immoral
Goscinny-Uderzo, Asterix auf Korsika
Raccolta Skorpio, XV, 202 (25 agosto 1992)
Abulì/Bernet, Cicca Dum-Dum, vol. 1-3
Segura/Bernet, Kraken
Milo Manara, Caravaggio. La grazia
Osamu Tezuka, I tre Adolf, vol. 1 (capp. I – XVI)
Teresa Radice/Stefano Turconi, Le ragazze del Pillar, vol. 1
Hideo Okazaki / Kazuo Kamimura, I fiori del male
Sergio Toppi, Orizzonti
Sergio Toppi, Visioni
Lele Vianello / Guido Fuga, Cubana
Vittorio Giardino, La doppia vita di Max Fridman (Rapsodia ungherese / La porta d'Oriente)


Film (visti o rivisti) – 71

Ritorno al futuro, parte III – DVD (triplo tuffo carpiato all'indietro negli anni Ottanta)

Porco Rosso, di Miyazaki – DVD (capolavoro, chevvelodicoaffà?)

Stargate. La porta delle stelle – in TV (sempliciotto, ma divertente se lo prendi per quel che è)

Le dodici fatiche di Asterix – in TV (classicone)

Fantasmi a Roma – in TV (adorabile)

Robin Hood (2010) di Ridley Scott – in TV, solo il primo tempo (i bimbi avevano sonno)

Mars Attacks! di Tim Burton – in TV (slapstick)

I Flinstones (1994) – in TV (età mentale: 6 anni)

Noah (2014) di Darren Aronofsky – in TV (polpettone biblico-fantasy; mollato a 2/3 circa)

Il nome della rosa (1986) di J.-J. Annaud – in TV (tutto sommato, invecchiato decentemente)

Avengers. The Age of Ultron – in TV (Crash! Boom! Paff! Boing! Effetspecial! Compiutergraf!)

Wolverine. L'immortale – in TV (polvere, sudore, sangue, pettorali e artigli in salsa nippo)

Il ragazzo invisibile (2015) di Salvatores – in TV (interessante, ma irrisolto)

Captain America. Civil War – in TV (new wave supereoistica; mah...)

Colpo grosso al Drago Rosso – in TV (è Jackie Chan: prendere o lasciare)

Wild Wild West – in TV (fumettone scacciapensieri)

Aladdin (2019) – al cinema (lezioso; carina la protagonista)

Iron Man 3 – in TV (supereori e turbe della personalità; bravo Robert Downey Jr.)

Senza nome e senza regole (1998) con Jackie Chan – in TV (Jackie Chan, come sopra)

Rush Hour (1998) con Jackie Chan – in TV (come sopra)

Karate Kid. La leggenda continua (2010) con Jackie Chan – in TV (sì, è l'estate di Jackie Chan)

Dragon Trainer (2010) – in TV (carino)

Mostri contro alieni – in TV (dormito metà del film)

Più forte ragazzi – DVD (Bud & Terence, what else?)

Toy Story 4 – al cinema (niente male, per essere un quarto capitolo)

Catwoman (2004) – in TV (minchiata; Halle Berry stupenda)

A spasso con Daisy – in TV (bellissimo)

007 dalla Russia con amore – in TV (vintage, va preso per quel che è)

Appuntamento nel parco (2017) – in TV (commedia carina, con Diane Keaton, borghese benestante, che si innamora di un vagabondo misantropo e mezzo hippie)

007 Missione Goldfinger – in TV (quello con Pussy Galore: e ho detto tutto)

Dilili a Parigi (2018) di Michel Ocelot – al cinema (immagini suggestive, trama pasticciata, sceneggiatura con più buchi di un gruviera)

Bandolero! (1968), con James Stewart, Dean Martin e Raquel Welch – in TV (filmacchione d'altri tempi, con una Rachel Welch phonatissima; Stewart e Martin fratelli pistoleri, uno onesto ma chissà, l'altro birbante ma chissà)

Jurassic Park. Il mondo perduto – in TV (dormito quasi tutto il film)

Supershark – in TV (in lizza per il titolo di film più brutto che io abbia mai visto: trama da oratorio, effetti speciali a livello Power Ranger; capolavoro di comicità involontaria; carina la protagonista)

Batman 2. Il ritorno di Tim Burton – in TV (Tim Burton all'ennesima potenza, Danny DeVito/Pinguino diabolicamente istrionico)

Spiderman 2 di Sam Raimi – in TV (più umano che superumano)

Raph Spaccainternet – cinema, in campeggio (innocuo)

Oceania – cinema, in campeggio (simpatico, belle musiche)

Alla ricerca di Dory – cinema, in campeggio (discretamente angosciante)

Indiana Jones. I predatori dell'arca perduta – DVD (spettacolone vuoto ma scacciapensieri)

Indiana Jones e il tempio maledetto – come sopra

Indiana Jones e l'ultima crociata – come sopra (ma per me il migliore della serie, anche grazie a Sean Connery)

Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo – come sopra, però decadente

007 Una cascata di diamanti – in TV (mezzo dormicchiato per tutto il film)

007 Vivi e lascia morire – in TV (Bond in salsa blaxploitation; divertente se vi piace il genere)

Lo squalo – in TV (ma perché i film anni '70 mi mettono sempre l'angoscia?)

Il gioiello del Nilo – in TV (anni '80 all'ennesima potenza, sintetizzatori e mullets come se piovesse)

Un mondo perfetto (1993) di/con Clint Eastwood – in TV (Clint, what else?; Costner bravissimo)

Potere assoluto (1997) di/con Clint Eastwood – in TV (Clint sornione in un poliziesco atipico)

Il castello errante di Howl di Hayao Miyazaki – DVD (meraviglioso)

Il porto delle nebbie, di Marcel Carné – DVD (francese con sottotitoli italiani) (capolavoro)

Capitan America. Il primo vendicatore – DVD (guardicchiato mentre facevo altro)

Il ricco, il povero e il maggiordomo, di Aldo, Giovanni e Giacomo – in TV (occasionalmente divertente)

L'isola misteriosa e il capitano Nemo (1973) – su RaiPlay (onesta produzione artigianale franco-italo-spagnola, con Omar Sharif nella parte di Nemo; musiche di Gianni Ferrio)

Il ritorno di Zanna Bianca (1974) di Lucio Fulci – su RaiPlay (dormicchiato metà del film; comunque, Franco Nero occhioazzurreggia, Virna Lisi fa la suora e il solito Renato Cestiè piange per metà delle scene, suscitandomi istinti sadici)

Le avventure di Fiocco di Neve (2011) – su RaiPlay (film spagnolo metà live metà animato, piuttosto scemotto anzichenò)

King Kong (1933) – su RaiPlay (e che dire? classicone)

Madagascar 2 – in TV (simpaticamente innocuo)

I fantastici viaggi di Gulliver (2010), con Jack Black – in TV (cazzatina, divertente giusto perché c'è Jack Black che fa Jack Black)

Absolute Beginners (1986), di Julien Temple – vecchissimo VHS riemerso chissà da dove (rinunciato dopo una mezz'oretta: insopportabile)

La gatta sul tetto che scotta – DVD (filmacchione, grandissimo Paul Newman, Liz Taylor caldissima, bravissimi tutti; peccato lo script castrato, per ragioni di censura, rispetto all'originale di Tennessee Williams)

Anastasia (animazione, 1997) – in TV (bei disegni, storia così così, canzoni ben oltre qualunque limite di sopportabilità)

Misery non deve morire (1990) – in TV (altro classicone)

Independence day – in TV (visto fino a metà: troppo lungo, troppo tardi)

Star Wars: L'ascesa di Skywalker – al cinema (caotico, ma conclusivo)

Miracolo nella 34a strada (1994) – in TV (livelli di mielosità oltre le dosi letali, persino per un film natalizio)

Jumanji – The Next Level – al cinema (un paio d'ore senza pensieri)

The Patriot (2000) con Mel Gibson – in TV (patriottico)

Spie sotto copertura – al cinema (filmettino divertente, belle animazioni)

King Arthur (2004) – in TV (barbarico)

Grosso guaio a Chinatown – in TV (gioiosamente kitsch)