giovedì 31 ottobre 2013

consigli diplomatici



"Cari genitori,
cosa ne pensate dell'inclusione, nella classe dei nostri figli, di un bambino zingaro? Io sono seriamente preoccupata, e anche mia figlia è spaventata.
La mamma di ***"

Cara mamma di ***,
penso che tu sei una stronza razzista e tua figlia, poveretta, a sei anni è già sulla buona strada. Per colpa tua, ovviamente.
Penso anche che sfogare le tue frustrazioni su un bambino, criminalizzarlo ed escluderlo sia la cosa più vigliacca che un essere umano possa fare.
Infine, penso che questa è la scuola pubblica (la scuola di tutti) e che se non ti va bene, puoi sempre mandare la tua figlioletta a una scuola privata. A spese tue, ovviamente.
Il papà di E.

Che dite, si può rispondere così o è meglio usare un po' di diplomazia?

mercoledì 30 ottobre 2013

la campanella



Arianna presidia l'angolo del piazzale
con il suo metro e ottanta da pallavolista
Michela strappa alla sigaretta l'ultimo tiro
mentre Massimo contende a Giorgia il rovo dei capelli.
Leonardo gorgheggia “Bella prof” e Stella
si accorge ancora una volta che è impossibile
contenere la massa inerziale del seno
e ne ride con Lucia – testa rossa contro testa bionda.
Controluce a malapena distinguo
la sagoma di Martina – troppo scarso l'ostacolo
che frappone al sole – alle sue spalle Alberto
disarticola il gesto del saluto.
È ottobre ma fa già freddo
alle sette e tre quarti. Si prova di tutto
il boccone di pizza il caffè cattivo
della macchinetta il finto cazzotto.
In fondo lo sanno anche loro
è sempre o troppo presto o troppo tardi
c'è sempre un passo in più o in meno
una parola che non si fa in tempo a dire.
Ci vorrebbe troppo per spiegare
e anche così sarebbe tutto sbagliato.


nell'immagine: la mia scuola, brutta com'è nella realtà

martedì 29 ottobre 2013

lunedì 28 ottobre 2013

tracce



Camminare per il quartiere dove abitavo dieci anni fa. Riconoscere i luoghi dall'odore.

Il giornalaio: inchiostro, carta scadente.
Il gommista: pneumatici, solventi, metallo.
Il parrucchiere: shampoo, balsami, aria calda.
La cartolibreria: matite, carta da libri.
Il bar fichetto: crema pasticcera, cera per pavimenti.
Il bar popolare: birra, gelati Algida, polvere.
Il fioraio: polline, petali, acqua stagnante.
Il barbiere: schiuma da barba, vecchie riviste.
Il fruttivendolo: sedano, prezzemolo, broccoli, lattuga, carote, e poi via via tutti gli altri.
Il calzolaio: cuoio, vernici, lucido.
Il supermarket: surgelati, imballaggi, pellet.
Il tabaccaio: fumo stantio, francobolli, caramelle alla menta.
La scuola dove insegnavo: detersivi, candeggina, sudore, ormoni.

Poi gli iati, i luoghi che cambiano.
Il Compro Oro che puzza di povertà.
Un sinistro negozio di integratori alimentari per bodybuilding, che emana un'acida scia chimica.
Un kebab, afrore spesso di spezie e di grassi.
Un negozio di cinesi che vende cianfrusaglie assortite e emana odori confusi, difficilmente decifrabili.
Una pizzeria al taglio che sa di salsa scadente e mozzarella finta.
Un ufficio di Tecnocasa, che non ha assolutamente nessun odore.

domenica 27 ottobre 2013

ciclotimia generazionale



Mio padre ha una teoria: che i Pasquandrea vadano a generazioni alternate.
Per esempio.
Il mio bisnonno Matteo, fornaio, era famoso perché, quando le comari che chiacchieravano in attesa del pane l'avevano scocciato, si girava di botto con tutta la pala e spazzava la bottega: 'ndo cojo cojo.
Mio nonno Ricciotti passò alla storia per quella volta che venne il terremoto, in piena notte, e tutta la famiglia scappò per strada, e l'unico che non si trovava era lui. Alla fine rientrarono in casa e c'era lui seduto sul letto, che stava finendo di infilarsi i calzini.
Mio padre è, per sua stessa definizione, “un esagitato”.
Io sono un flemmatico.
E osservo Lorenzo. Che, soltanto oggi, ha: mezzo sfondato la parete in cartongesso del garage con lo sportello della macchina; lanciato una serie di urla selvagge nella quiete delle 14,30 (così, tanto per divertimento); rifiutato con pianti disperati tutto ciò che gli veniva servito a cena, salvo poi mangiarselo di gusto quando tutti erano già alla frutta; pulito ripetutamente la bocca sulla camicia, cosa che gli era stato categoricamente proibito di fare; sabotato la favola della buona notte con domande insistenti, osservazioni incongrue, lanci di peluche e improvvisi bisogni fisiologici; spruzzato per aria metà dello spray per l'asma della sorella; e ancora adesso, è su che canta a squarciagola, nel lettone con la mamma, mentre la sorella già dorme da più di mezz'ora.
E penso: la regola dei Pasquandrea colpisce ancora.

Per inciso, non so bene come funzioni con il ramo femminile. Mia sorella è identica a mio padre, mia figlia invece pare abbia ripreso la calma da me (o dalla mamma, chissà).

sabato 26 ottobre 2013

cronache familiari: l'arte dell'insulto


"Vai via, lumaca entlata in cata! Uccello impanato!"

* * *

"Blutto uttello del malatinto!"


(il destinatario degli insulti, pronunciati durante il gioco, è ignoto)

venerdì 25 ottobre 2013

cronache familiari: ornitologia



"Papà, come si chiama quest'uccellino?"
"Upupa."
"Come?"
"U-pu-pa. Sai dirlo?"
"U... Up... Upa... U-papà!!"