
Quando il mondo era più giovane di cinque secoli tutti i casi della vita avevano forme esteriori molto più violente. Tra dolore e gioia, tra calamità e felicità la differenza pareva più grande di quanto lo sia per noi; tutto ciò che si provava aveva ancora quel grado di immediatezza e di assolutezza che la gioia o il dolore hanno ancora oggi nello spirito infantile. Ogni avvenimento, ogni azione erano circondati da forme chiare ed esplicite, erano innalzati alla solennità di uno stile di vita rigido e immutabile. Le grandi cose: la nascita, il matrimonio, la morte, rifulgevano, tramite il sacramento, dello splendore del mistero divino. Ma anche i casi meno importanti, un viaggio, un lavoro, una visita, erano accompagnati da mille benedizioni, cerimonie, massime, usanze.
Alla calamità e all'indigenza si trovava meno sollievo rispetto al giorno d'oggi, esse arrivavano più tremende e strazianti. La malattia si differenziava più nettamente dalla salute, il freddo rigido e l'oscurità angosciosa dell'inverno erano un male più concreto. Onore e ricchezza si godevano più intensamente e più avidamente, perché si differenziavano in modo più spiccato dalla miserevole povertà e dall'abiezione. [...] E tutte le cose della vita avevano un'eco fastosa e crudele. I lebbrosi facevano suonare le loro raganelle e giravano in processioe, i mendicanti si lamentavano nelle chiese e mettevano in mostra le loro deformità. Ogni classe, ogni ordine, ogni mestiere era riconoscibile dall'abito. I grandi signori non si muovevano mai senza fare sfoggio di armi e livree, imponenti e ambite. L'amministrazione della giustizia, il commercio dei venditori ambulanti, le nozze e i funerali, tutto si annunciava con clamore e con cortei, grida, lamenti e musica. L'innamorato portava l'insegna della sua dama, i confratelli della loro confraternita, la fazione i colori e il blasone del suo signore.
Anche nell'aspetto esteriore delle città e delle campagne dominavano quel contrasto e quella varietà. La città non si disperdeva, come le nostre, in sobborghi disordinati di fabbriche squallide e villette malriuscite, ma era racchiusa nelle sue mura, con una figura ben definita, irta di innumerevoli torri. Per quanto le case di pietra dei nobili o dei mercanti fossero alte e minacciose, erano sempre le chiese con le loro masse che si innalzavano al cielo a dominare la veduta della città.
Il contrasto tra estate e inverno era più netto allora che nella nostra vita, così come quello tra la luce e il buio, tra il silenzio e il rumore. La città moderna non conosce quasi più il buio assoluto e il silenzio assoluto, l'effetto di un singolo lumicino o di una singola voce lontana.
Attraverso il continuo contrasto e le molteplici forme con cui tutto si imponeva allo spirito, la vita quoridiana emanava un'eccitazione, una carica passionale che di manifestavano nei mutevoli stati d'animo tra i quali oscillava la vita cristiana medioevale: rozza esuberanza, violenta crudeltà e sincera tenerezza.
[...]
C'erano poi le entrate trionfali, preparate con tutta l'ingegnosità di cui si era capaci. E, con una frequenza mai interrotta, le esecuzioni capitali. La crudele eccitazione e la rozza compassione suscitata dal patibolo costituivano un elemento di gran peso nel nutrimento spirituale del popolo. Era uno spettacolo con una morale. Contro i misfatti atroci la giustizia ideò punizioni atroci; a Bruxelles un giovane incendiario e assassino viene incatenato a un anello che poteva girare intorno a una pertica, dentro un cerchio di fascine ardenti. Egli stesso si offriva al popolo con toccanti parole, "
et tellement fit attendrir les coeurs que tout le monde fondoit en larmes de compassion". "
Et fuit sa fin recommandée la plus belle que l'on avait oncques vue." ["E fece intenerire i cuori in tal modo che tutti si scioglievano in lacrime di compassione". "E la sua fine fu ritenuta la più bella che si fosse mai veduta"]. Messere Mansart du Bois, un Armagnacco che viene decapitato a Parigi nel 1411 durante il terrore dei Borgognoni, non solo concede volentieri al boia il perdono che costui gli chiede secondo la consuetudine, ma prega il boia di baciarlo. "
Foison de peuple y avoit, qui quasi tous ploroient à chaudes larmes." ["C'era una gran moltitudine di popolo, e quasi tutti piangevano a calde lacrime"]. Spesso le vittime erano gran signori; allora il popolo godeva soddisfatto della severità della legge e del severo ammonimento sulla caducità della grandezza terrena, più vivido di qualsiasi esempio dipinto o Danza macabra.
Johann Huizinga, "L'autunno del Medioevo", Newton Compton 1992, pp. 25-27