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sabato 17 agosto 2019

tre poesie di Robin Robertson

Il sogno della cacciatrice

È sempre lo stesso:
lei in piedi sopra di me

nella radura della foresta,
picchiettata su una guancia del sangue

di un coniglio o di un cervo.
Io non mi accorgo di nulla

se non della mia carne ammutinata
e delle trappole del desiderio

spedite per metterla alla prova:
le sue braccia nude, le spalle

nude, i capelli sciolti,
i seni duri, alti,

e sotto la cintura
di coltelli e d'esche per pesci,

la ferita svestita.
Ogni notte lo stesso:

il nodello squarciato,
e sotto il crollo;

mi risveglio nel suo corpo,
rotto, come un'arma da fuoco.

* * *

Esposizione

La pioggia, dicevi, è silenzio a volume alzato.
Piove da giorni e giorni.
Persino quando smette
c'è ancora il rumore
della pioggia, ostinato
a trovare nuove strade nella terra.

Noi giacciamo in un feroce abbraccio: queste
due metà che cercano l'intero, tese
a questa pausa nelle interferenze,
nel rumore bianco
della pioggia caduta
per tutto il giorno e per tutte le lenzuola della notte.

Il silenzio è pioggia con il volume abbassato,
e io adesso fisso là fuori e vedo chiaramente
qualche cosa abbadonata sul filo:
una vita, impigliata lì –
fradicia, stropicciata,
irriconoscibilmente mia.

* * *

Canzone della vanità

Che cosa portarti
se non ci sei più?
Bruchi, mosche e vermi delle mele.

Che cosa cantarti
se canzoni non ne ho?
Gridi di gabbiano e richiami di chiurlo.

Che cosa farti
se mi dici no?
Rammentarti la notte che si svuota,

e la vergogna che sarà il tuo premio.


(traduzioni mie)

venerdì 30 settembre 2016

il corpo e la casa_quattro poesie di Warsan Shire

Warsan Shire è nata nel 1988 in Kenya da genitori somali, emigrati in Gran Bretagna l'anno successivo. Ha pubblicato due libri di poesie: "Teaching My Mother How to Give Birth" (flipped eye, 2011) e "Her Blue Body" (flipped eye, 2015), ma è salita alla ribalta quando, quest'anno, la cantante Beyoncé l'ha chiamata a collaborare per i testi del suo disco "Lemonade". 
Nel 2013 ha ricevuto l'African Poetry Prize dalla Brunel University e nello stesso anno è stata nominata Young Poet Laureate di Londra. Nel 2014, è stata "poet in residence" presso l'università australiana del Queensland.
Quelle qui sotto sono traduzioni mie di testi trovati online.

* * *

All'indietro
                per Saaid Shire

La poesia può cominciare con lui che cammina all'indietro in una stanza.
Si toglie il giubbotto e si siede per il resto della sua vita;
è così che riportiamo indietro papà.
Posso farmi scorrere il sangue all'indietro su per il naso, far correre le formiche in un buco.
Diventiamo più piccoli nel corpo, i miei seni scompaiono,
le tue guance si fanno più soffici, i denti riaffondano nelle gengive.
Posso far sì che siamo amati, basta dire la parola.
Dar loro monconi al posto delle mani se anche una sola volta ci hanno toccato senza permesso,
posso scrivere la poesia e farla sparire.
Il patrigno risputa il liquore nel bicchiere,
il corpo della mamma rotola su per le scale, le ossa tornano al loro posto,
forse terrà il bambino.
Forse va tutto bene, ragazzi?
Riscriverò per intero questa vita e stavolta ci sarà tanto amore,
non riuscirai a vederci attraverso.

Non riuscirai a vederci attraverso,
riscriverò per intero questa vita e stavolta ci sarà tanto amore.
Forse va tutto bene ragazzi,
forse terrà il bambino.
Il corpo della mamma rotola su per le scale, le ossa tornano al loro posto,
il patrigno risputa il liquore nel bicchiere.
Posso scrivere la poesia e farla sparire,
dar loro monconi al posto delle mani se anche una sola volta ci hanno toccato senza permesso,
posso far sì che siamo amati, basta dire la parola.
Le tue guance si fanno più soffici, i denti riaffondano nelle gengive
diventiamo più piccoli nel corpo, i miei seni scompaiono.
Posso farmi scorrere il sangue all'indietro su per il naso, far correre le formiche in un buco,
è così che riportiamo indietro papà.
Si toglie il giubbotto e si siede per il resto della sua vita.
La poesia può cominciare con lui che cammina all'indietro in una stanza.

* * *

La casa

i

Mamma dice che ci sono stanze chiuse in ogni donna; cucine di desiderio,
camere da letto di dolore, stanze da bagno d'apatia.
A volte arrivano gli uomini, con le chiavi,
e a volte arrivano gli uomini, con i martelli.

ii

Nin soo joog laga waayo, soo jiifso aa laga helaa,
ho detto Fermo, ho detto No e non mi ha ascoltata.

iii

Forse lei ha un piano, forse lo riporterà indietro
solo perché lui si svegli dopo ore in una vasca piena di ghiaccio,
con la bocca secca, a guardarsi, laggiù, la sua nuova, linda chirurgia.

iv

Indico il mio corpo e dico Oh questa cosa vecchia? No, me la sono solo buttata addosso.

v

Ma vuoi mangiare quella roba? Dico a mia madre, indicando mio padre che giace sul tavolo della sala da pranzo, una mela rossa infilata in bocca.

vi

Più è grande il mio corpo, più stanze chiuse contiene, più arrivano uomini con le chiavi. Anwar non ce l'ha fatta a entrare del tutto, ancora penso a che cosa avrebbe potuto aprire dentro di me. Basil è venuto e ha esitato alla porta per tre anni. Johnny dagli occhi azzurri è arrivato con una borsa d'attrezzi che aveva usato su altre donne: una forcina, una bottiglia di candeggina, un coltello a serramanico e un barattolo di vaselina. Yusuf ha invocato il nome di Dio attraverso la serratura e nessuno ha risposto. Alcuni hanno implorato, alcuni si sono arrampicati sui lati del mio corpo in cerca di una finestra, alcuni hanno detto che erano per strada e poi non sono venuti.

vii

Mostraci sulla bambola dove sei stata toccata, hanno detto.
Ho detto, Non somiglio a una bambola, somiglio a una casa.
Hanno detto Mostraci la casa.

Così: due dita nel barattolo di marmellata
così: un gomito nell'acqua del bagno
così: una mano nel cassetto.

viii

Dovrei raccontarvi del mio primo amore che trovò una botola sotto il mio seno sinistro nove anni fa, ci cadde dentro e da allora è rimasto lì. Ogni tanto sento qualcosa che mi striscia su per la coscia. Dovrebbe farsi vivo, probabilmente lo farei uscire. Spero non sia inciampato negli altri, i ragazzi scomparsi che venivano da piccole città, con madri gradevoli, che hanno fatto brutte cose e si sono smarriti nel labirinto dei miei capelli. Li tratto abbastanza bene, una fetta di pane, se sono fortunati un pezzo di frutta. Tranne Johnny con gli occhi azzurri, che ha raccolto i miei riccioli ed è strisciato dentro. Che sciocco, incatenato nella cantina delle mie paure, suono musica per farlo affogare.

ix

Toc toc.
Chi è?
Nessuno.

x

Alle feste indico il mio corpo e dico È qui che l'amore viene a morire. Benvenuti, entrate, fate come se foste a casa vostra. Tutti ridono, pensano che stia scherzando.

* * *

Brutta

Tua figlia è brutta.
Conosce intimamente la perdita,
si porta nella pancia città intere.

Da bambina, i parenti non la tenevano.
Era schegge di legno e acqua di mare.
Dicevano che faceva venire in mente la guerra.

Al suo quindicesimo compleanno le hai insegnato
come legarsi i capelli in forma di corda
e profumarli nei fumi di olibano.

Le hai fatto fare i gargarismi con acqua di rose
e mentre tossiva, hai detto
le ragazze macaanto come te non devono odorare
di solitudine o di vuoto.

Tu sei sua madre.
Perché non l'hai avvisata,
tenuta come una barca marcita
non le hai detto che gli uomini non l'ameranno
se è coperta di continenti,
se i suoi denti sono piccole colonie,
se il suo stomaco è un'isola,
se le sue cosce sono confini?

Quale uomo desidera sdraiarsi
e guardare il mondo che brucia
in camera da letto?

La faccia di tua figlia è una piccola sommossa,
le sue mani sono una guerra civile,
un campo di rifugiati dietro ciascun orecchio,
il corpo inquinato da cose orrende

ma Santo Cielo,
come lo indossa bene
il mondo.

* * *

Per le donne difficili da amare

sei un cavallo che corre da solo
e lui cerca di domarti
ti paragona a un'autostrada impossibile
a una casa in fiamme
dice che lo accechi
che non può lasciarti
dimenticarti
volere altro se non te
gli dai le vertigini, sei insopportabile
ogni donna prima o dopo di te
è inzuppata del tuo nome
gli riempi la bocca
i denti gli dolgono con memorie di sapori
il suo corpo una lunga ombra in cerca del tuo
ma tu sei sempre troppo intensa
spaventosa nel modo in cui lo desideri
spudorata e sacrificale
ti dice che nessun uomo può essere all'altezza di quello
che abita nella tua testa
e tu hai cercato di cambiare vero?
sei stata più a bocca chiusa
hai cercato di essere più dolce
più carina
meno irascibile, meno sveglia
ma anche nel sonno sentivi
che nei suoi sogni si allontanava da te
e che cosa volevi fare amore
aprirgli la testa?
non puoi trasformare un essere umano in casa
avrebbero dovuto averti già avvertito
e se vuole andarsene
lascialo andare
sei spaventosa
e strana e bella
qualcosa che non tutti sanno come amare.

mercoledì 3 giugno 2015

i narcisi

Solo come una nuvola vagavo,
che sulle valli e sui monti si libra,
quando ad un tratto una folla, una schiera
vidi, tutta di dorati narcisi,
che ai margini del lago e sotto gli alberi
ondeggiavano danzando alla brezza.

Ininterrotti come una galassia
di stelle che scintillino e risplendano,
in infinita linea si stendevano
tutto intorno alle sponde di una baia:
diecimila ne vidi in un'occhiata
scuotere il capo in un'allegra danza.

Danzavano le onde accanto a loro,
ma essi le superavano in gaiezza:
poteva mai un poeta essere altro
che lieto, in tale allegra compagnia?
Guardai, guardai, e non pensai che poco
a quale dono avessi ricevuto.

Ma molte e molte volte, quando giaccio
in ozio, o in umore pensieroso,
essi balenano all'occhio interiore
che fa la gioia della solitudine,
e di piacere mi si riempie il cuore
e danza ancora insieme a quei narcisi.

(William Wordsworth - traduzione mia)

sabato 24 gennaio 2015

colibrì

Riesco a immaginare, in qualche altrove,
nello stupore primordiale, lontanissimo
terribile silenzio, nel rantolo e brusio
i colibrì sfrecciavano nei viali.

Prima che nulla avesse un'anima,
la vita un sussulto semianimato della Materia,
questa scheggia intagliata nella luce
sibilava tra i vasti, lenti, succulenti steli.

Non c'erano, credo, fiori a quel tempo,
nel mondo in cui il colibrì lampeggiava prima della creazione,
credo che pungesse le lente vene vegetali con il suo lungo becco,
probabilmente era grande
perché, si dice, anche i muschi e le lucertole lo erano un tempo.
Probabilmente era un terribile mostro sciabolante.

Lo guardiamo dalla parte sbagliata del lungo telescopio del Tempo,
fortunatamente per noi.

D. H. Lawrence
(traduzione mia)


* * *

Humming-bird


I can imagine, in some otherworld
Primeval-dumb, far back
In that most awful stillness, that only gasped and hummed,
Humming-birds raced down the avenues.


Before anything had a soul,
While life was a heave of Matter, half inanimate,
This little bit chipped off in brilliance
And went whizzing through the slow, vast, succulent stems.


I believe there were no flowers, then,
In the world where the humming-bird flashed ahead of creation.
I believe he pierced the slow vegetable veins with his long beak.


Probably he was big
As mosses, and little lizards, they say were once big.
Probably he was a jabbing, terrifying monster.
We look at him through the wrong end of the long telescope of Time,
Luckily for us.

sabato 21 gennaio 2012

rovi


L’aria intera, il giorno intero
vortica dei richiami delle taccole. Una generazione
di giovani taccole è iniziata
alla taccolità – quel complicato
galateo di convenzioni

e precedenze, di sciovinismo e leggi.
Quasi un universo carcerario – con sbarre
di gridi e di segnali. I carcerieri
sono tutte le altre taccole. Aprendomi la strada
tra il groviglio dei rovi

di nuovo ho pensato: mi sentono?
I rovi sono un tale successo, le loro difese
così ben congegnate,
le loro estensioni così deliberate, sono coscienti?
Di certo un qualche nimbo di dolore e di piacere

risiede sul loro nudo diadema,
la loro offerta sessuale. Di certo non sono insensibili,
un cieco brancolare. Eppure, perché no?
Non è lo stesso per le cellule del mio sangue?
E persino i neuroni, che cosa sentono o temono

del bisturi o dell’incidente?
Anch'essi incoronano una pianta
di singolare insensibilità. E le taccole
operano oscuramente per esser taccole
come fossero semi nella terra.

L’intera claque è un’ottenebrata religione
intorno alla sintassi e al vocabolario divini
di una muta cellula, che non sa chi siamo
e neppure che siamo qui,
reticenti come un qualsiasi fiore di rovo.

Ted Hughes


(la traduzione è ripresa da qui - con qualche correzione mia;
l'originale si può leggere qui, andando un po' giù nella pagina)

martedì 15 novembre 2011

la pulce


Osserva solo questa pulce, e in essa
osserva quanto poco tu mi neghi.
Prima mi ha morso, ed ora morde te,
e in questa pulce il nostro sangue è misto.
Questo non è, confessalo,
onta, peccato, né deflorazione.
Ma essa gode prima di soffrire,
gonfia e satolla di un sangue che è due,
ed è più, ahimé, di quel che noi faremo.

Oh, ferma: in essa abbi pietà di tre:
lì noi, sì, siamo ancor più che sposati.
È me ed è te la pulce, ed è essa
il tempio e il talamo del matrimonio.
Malgrado i genitori, e te, noi insieme
serrano vive mura di giaietto.
Per noia potrai bramare la mia morte,
ma a questo non aggiungere un suicidio
e un sacrilegio: in uno, tre peccati.

Aspra, avventata, hai dunque già macchiato
di rosso l'unghia, in sangue d'innocente?
E qual è mai la colpa della pulce
se non la goccia che da te ha succhiato?
Ma tu trionfi, e dici che né te
né me, trovi più debole di prima.
È vero: impara, false le paure.
Ma tanto onore, in cedere, sarà,
quanta vita ti ha tolto questa morte .

John Donne (traduzione mia)