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mercoledì 20 maggio 2009

leonardo sinisgalli - 3


CANTO DI UNA FANCIULLA
IN ATTESA DELLE NOZZE


lo sono già molle
e mi voglio sposare.
Ho la casa lavata,
una treccia d'agli,
una cesta di cipolle.
E una zucca piena di sale pestato.

* * *

SERENATA

Vorrei essere un galluccio di gennaio
per cantare tutta la notte
dietro la tua porta, bella mia.
Non farla dormire, mio Dio,
fa che mi ascolti e si affacci.
«Chi sei tu che canti?» - E tu
viola che spunti tra i ghiacci?
Sono un galluccio forastico:
sei la pollastra che dorme sola.

* * *

PIANTO ANTICO

I vecchi hanno il pianto facile.
In pieno meriggio
in un nascondiglio della casa vuota
scoppiano in lacrime seduti.
Li coglie di sorpresa
una disperazione infinita.
Portano alle labbra uno spicchio
secco di pera, la polpa
di un fico cotto sulle tegole.
Anche un sorso d’acqua
può spegnere una crisi
e la visita di una lumachina.

* * *

MONETE ROSSE

I fanciulli battono le monete rosse
contro il muro. (Cadono distanti
per terra con dolce rumore.) Gridano
a squarciagola in un fuoco di guerra.
Si scambiano motti superbi
e dolcissime ingiurie. La sera
incendia le fronti, infuria i capelli.
Sulle selci calda è come sangue.
Il piazzale torna calmo.
Una moneta battuta si posa
vicino all'altra alla misura di un palmo.
Il fanciullo preme sulla terra
la sua mano vittoriosa.

venerdì 15 maggio 2009

leonardo sinisgalli - 2


Nato a Montemurro (Potenza) nel 1908, morto a Roma nel 1981, Leonardo Sinisgalli fu una figura per certi versi singolare.
Rimase sempre molto legato ai luoghi della sua infanzia, e in particolare alla casa natale nella località chiamata Libritti, ma visse quasi tutta la vita tra Milano e Roma e partecipò alla vita culturale nazionale. Era laureato in ingegneria, e pare avesse avuto la possibilità di lavorare con Enrico Fermi, ma preferì dedicarsi all'attività letteraria (esordì nel 1927 con la raccolta di poesie "Cuore").
Collaborò anche, in veste di pubblicitario, con aziende come la Pirelli, l'Olivetti, l'ENI e l'Alitalia. Nel 1953 fondò "La Civiltà delle Macchine", una rivista in cui cercava di far convivere le sue due formazioni, quella scientifica e quella letteraria.
Partito dalla lezione ungarettiana, si rivolse poi verso una poesia che trae ispirazione dalla Lucania della sua infanzia.
Di seguito qualche altro suo testo.


* * *

LA CIVETTA DELLA NEVE

Vengono anch'essi a scaldarsi
accanto al camino i vecchi Dei.
Viene intirizzita a chiederci asilo
la civetta della neve.

* * *

VOI MI CHIAMATE

Voi mi chiamate verso la luna
dagli abbaini di Bra.
«Siedi anche tu, bevi e ridi»
tra pipe e tarocchi e le scure
bottiglie di barbera. Dietro le spalle
i sonagli delle corti,
il gluglu dei tacchini,
la dolce tromba distrettuale.
Allungo il braccio a te Cordero
tra i fantasmi in subbuglio
nella notte cisalpina.
L'avete vista anche voi
la grande luna del 16 luglio?

* * *

VISITA AGLI ETRUSCHI

Non vollero rose sulle mense
ma pasti sanguigni
e intorno giuochi per adulti.
Ripararono il loro inferno
dal sole e dal vento salato,
vi si tapparono come dentro un pollaio.
Nella fossa di tufo,
stretta camera d'amore,
scintillano gli occhi furbi,
lo scettro vermiglio
e i glutei del manfiorita.

* * *

INVITO

Esci con la paletta
ora che scuro è il giorno,
chiedi cenere e brace
alla porta del forno.
Se il fuoco ti si spegne
dài la colpa alla legna,
se la gonna ti brucia
dài la colpa alla lucciola.

* * *

LIBRITTI

Dietro le case di Libritti
nell'afrore delle vecchie vinacce
il ragazzo sognava le sue cacce
premeva le viscere sui garretti.

domenica 10 maggio 2009

leonardo sinisgalli - 1

Non so perché non si parla mai di Leonardo Sinisgalli.
Forse non sarà tra i grandi del Novecento, ma le sue poesie ricordano quelle del suo conterraneo più famoso, Rocco Scotellaro, per la concretezza delle immagini riprese dalla realtà contadina lucana.
Ho trovato un po' di sue poesie in giro e mi piaceva condividerle.
Questa è la prima.


* * *

PASQUA 1952

Le sere d'aprile son fredde e tristi
quaggiù nei cameroni di casa mia.
Mio padre si muove appena tra il focolare
e la latrina. Lo portiamo a braccia, lo svestiamo
gli sciogliamo le scarpe per farlo dormire.
Le pendici del Serino sono ancora bianche di neve.
Ci siamo tappati nelle stanze, a stento
ci arrivano dalla piazza i rintocchi dell'orologio
Il fumo ci arrossa gli occhi,
è umida di bosco la legna mortacina.

Cristo risorgerà dal sepolcro di iris,
i messaggeri ce l'hanno annunziato
bussando alle imposte.
I piccoli pastori ci portano i primi
asparagi dalle spinete, l'ortolana
scalza è entrata con un cesto di fiori di rape.

Aspettavo da trent'anni una Pasqua
tra i fossi, il muschio sopra i sassi,
le viole tra le tegole. Ma i morti
dormono nelle bare di castagno,
sugli archi delle stalle e dei porcili,
sulle crociere delle cantine e dei pollai.
Fanno fatica ad abbandonare per sempre
le nostre sedie, i nostri letti,
dove vissero tanti anni di lenta agonia.

Lungo le strade gli stracci
neri delle vesti sono più silenziosi.
Un gruppo d'uomini brucia col ferro
il grumo di veleno nella bocca dell'asino.

M'ero messo in viaggio verso una Pasqua
in fiore, incontro al Cristo purpureo
che solleva il coperchio di grano bianco
cresciuto nelle grotte.

Tutto quello che io so non mi giova
a cancellare tutto quello che ho visto.
I fanciulli soffiano sul carbone
perché dal piombo fiorisca
il simulacro della rosa.

Vanno e vengono per casa le visitatrici
a portarci i sarmenti per il fuoco,
le ceste d'uova, le parole di cordoglio.

C'è sempre nelle stanze il ricordo
di un lutto recente o il gemito
di un vecchio malato.
Mio padre ha il sangue greve.
Si duole della sua immobilità.
Lo caricheranno sulle spalle i miei nipoti
e un giorno, un tiepido giorno di là da venire
lo porteranno alla vigna. Lo porteranno
a mezza costa, sulla sedia
di braccia intrecciate.

Ci è toccata questa valle, questa valle
abbiamo scelta per tornarci a morire.
Dove Gesù risorgerà con molta pena
noi speriamo ardentemente di sopravvivere
nel cuore dei congiunti e dei compagni,
nel ricordo dei vicini di casa e di campo.

Come fischiano le rondini
intorno alla chiesa di San Domenico
semibuia il giovedì delle tenebre!