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sabato 20 dicembre 2014

tahina spectabilis

I
used to
think love was
like that tree that blooms
just once, spectacularly, one
shoot sprouting out the top, branching like a Christmas tree,
each limb covered with tiny white flowers that ooze sweet
nectar. And the effort to fruit
and flower depletes
the tree so
much it
dies.

Moira Egan (Baltimora, 1962), da Botanica arcana (Pequod, 2014)
Tahina spectabilis
Io
una volta
pensavo l’amore
fosse la pianta che fiorisce
un’unica volta, teatralmente, un
germoglio che spunta dalla cima, si apre come un albero di Natale,
ogni ramo rivestito da minuscoli fiori bianchi che trasudano
nettare. E lo sforzo di frutto
e fiore svuota tanto
la pianta che
ne muo-
re.
(Traduzione di Damiano Abeni)

lunedì 30 luglio 2012

qualcosa che contenga Bellezza



Quercus Suber
 di Moira Egan - traduzione di Damiano Abeni

È una cosa che si impara,
aprire il vino
con il cavatappi degli adulti,
quello che sommeliers e maîtres
d’ sfoggiano in una specie di fondina,
come un’arma con il colpo in canna:
seducente, sofisticato,
nulla di nero su bianco qui,
tranne le loro divise ben stirate.
Sulla strada per L’Agnata,
incuneandoti a tornanti
nell’interno,
le cominci a vedere, denudate
dalla cinta in giù ma sempre belle,
un’intensa terra d’ombra
sotto l’incisione, e le sezioni
superiori ancora decorosamente
vestite di corteccia grigio-scura.
Scomposte e sensuali, ruzzano
e corvettano come strette
in un bustino (quasi un immobile
corpo di ballo). Capiscono,
con il senso delle Menadi,
di essere state messe a nudo
dai loro sugherai, perfino, che presseranno
e torniranno, presseranno e marchieranno
la loro superficie fino a trasformarle in tappi.
Che appagamento quello schiocco,
un tappo ben fatto
che si sfila da una bottiglia
di valore. La cameriera che oggi
si occupa di noi è anche meno brava
di me a stappare (anche se io
ho fatto tanto tanto allenamento,
e l’allenamento rende migliori, no?).
Lei ripara in cucina.
Queste querce vivono un secolo,
si dice, o anche più,
e quel raccolto, si dice, non fa
male alla pianta. Immaginatevi
di venire del tutto scorticati ogni
nove-dodici anni per fare
qualcosa di utile, qualcosa che contenga
Bellezza e (se in vino veritas
è vero) Verità.
Intanto mio marito fa due chiacchiere
con la signora
di quest’oasi
dall’erba di smeraldo, col suo invaso d’acque.
È stata la sposa di uno dei grandi
d’Italia, un cantautore, un bardo come Dylan.
Non è una ragazzina, ma è sempre snella
e bionda e bella.
Cammina a capo chino.
Il vino è riapparso
dalla cucina: stappato, buono.
Chiedo a mio marito se
questa donna si sia mai risposata
dopo la morte di De André. Lui resta
un poco in silenzio, negli occhi
gli luccica una minuscola mezzaluna. Oh no,
risponde. Come si fa
ad andare oltre un amore come il loro?