venerdì 30 settembre 2016

il corpo e la casa_quattro poesie di Warsan Shire

Warsan Shire è nata nel 1988 in Kenya da genitori somali, emigrati in Gran Bretagna l'anno successivo. Ha pubblicato due libri di poesie: "Teaching My Mother How to Give Birth" (flipped eye, 2011) e "Her Blue Body" (flipped eye, 2015), ma è salita alla ribalta quando, quest'anno, la cantante Beyoncé l'ha chiamata a collaborare per i testi del suo disco "Lemonade". 
Nel 2013 ha ricevuto l'African Poetry Prize dalla Brunel University e nello stesso anno è stata nominata Young Poet Laureate di Londra. Nel 2014, è stata "poet in residence" presso l'università australiana del Queensland.
Quelle qui sotto sono traduzioni mie di testi trovati online.

* * *

All'indietro
                per Saaid Shire

La poesia può cominciare con lui che cammina all'indietro in una stanza.
Si toglie il giubbotto e si siede per il resto della sua vita;
è così che riportiamo indietro papà.
Posso farmi scorrere il sangue all'indietro su per il naso, far correre le formiche in un buco.
Diventiamo più piccoli nel corpo, i miei seni scompaiono,
le tue guance si fanno più soffici, i denti riaffondano nelle gengive.
Posso far sì che siamo amati, basta dire la parola.
Dar loro monconi al posto delle mani se anche una sola volta ci hanno toccato senza permesso,
posso scrivere la poesia e farla sparire.
Il patrigno risputa il liquore nel bicchiere,
il corpo della mamma rotola su per le scale, le ossa tornano al loro posto,
forse terrà il bambino.
Forse va tutto bene, ragazzi?
Riscriverò per intero questa vita e stavolta ci sarà tanto amore,
non riuscirai a vederci attraverso.

Non riuscirai a vederci attraverso,
riscriverò per intero questa vita e stavolta ci sarà tanto amore.
Forse va tutto bene ragazzi,
forse terrà il bambino.
Il corpo della mamma rotola su per le scale, le ossa tornano al loro posto,
il patrigno risputa il liquore nel bicchiere.
Posso scrivere la poesia e farla sparire,
dar loro monconi al posto delle mani se anche una sola volta ci hanno toccato senza permesso,
posso far sì che siamo amati, basta dire la parola.
Le tue guance si fanno più soffici, i denti riaffondano nelle gengive
diventiamo più piccoli nel corpo, i miei seni scompaiono.
Posso farmi scorrere il sangue all'indietro su per il naso, far correre le formiche in un buco,
è così che riportiamo indietro papà.
Si toglie il giubbotto e si siede per il resto della sua vita.
La poesia può cominciare con lui che cammina all'indietro in una stanza.

* * *

La casa

i

Mamma dice che ci sono stanze chiuse in ogni donna; cucine di desiderio,
camere da letto di dolore, stanze da bagno d'apatia.
A volte arrivano gli uomini, con le chiavi,
e a volte arrivano gli uomini, con i martelli.

ii

Nin soo joog laga waayo, soo jiifso aa laga helaa,
ho detto Fermo, ho detto No e non mi ha ascoltata.

iii

Forse lei ha un piano, forse lo riporterà indietro
solo perché lui si svegli dopo ore in una vasca piena di ghiaccio,
con la bocca secca, a guardarsi, laggiù, la sua nuova, linda chirurgia.

iv

Indico il mio corpo e dico Oh questa cosa vecchia? No, me la sono solo buttata addosso.

v

Ma vuoi mangiare quella roba? Dico a mia madre, indicando mio padre che giace sul tavolo della sala da pranzo, una mela rossa infilata in bocca.

vi

Più è grande il mio corpo, più stanze chiuse contiene, più arrivano uomini con le chiavi. Anwar non ce l'ha fatta a entrare del tutto, ancora penso a che cosa avrebbe potuto aprire dentro di me. Basil è venuto e ha esitato alla porta per tre anni. Johnny dagli occhi azzurri è arrivato con una borsa d'attrezzi che aveva usato su altre donne: una forcina, una bottiglia di candeggina, un coltello a serramanico e un barattolo di vaselina. Yusuf ha invocato il nome di Dio attraverso la serratura e nessuno ha risposto. Alcuni hanno implorato, alcuni si sono arrampicati sui lati del mio corpo in cerca di una finestra, alcuni hanno detto che erano per strada e poi non sono venuti.

vii

Mostraci sulla bambola dove sei stata toccata, hanno detto.
Ho detto, Non somiglio a una bambola, somiglio a una casa.
Hanno detto Mostraci la casa.

Così: due dita nel barattolo di marmellata
così: un gomito nell'acqua del bagno
così: una mano nel cassetto.

viii

Dovrei raccontarvi del mio primo amore che trovò una botola sotto il mio seno sinistro nove anni fa, ci cadde dentro e da allora è rimasto lì. Ogni tanto sento qualcosa che mi striscia su per la coscia. Dovrebbe farsi vivo, probabilmente lo farei uscire. Spero non sia inciampato negli altri, i ragazzi scomparsi che venivano da piccole città, con madri gradevoli, che hanno fatto brutte cose e si sono smarriti nel labirinto dei miei capelli. Li tratto abbastanza bene, una fetta di pane, se sono fortunati un pezzo di frutta. Tranne Johnny con gli occhi azzurri, che ha raccolto i miei riccioli ed è strisciato dentro. Che sciocco, incatenato nella cantina delle mie paure, suono musica per farlo affogare.

ix

Toc toc.
Chi è?
Nessuno.

x

Alle feste indico il mio corpo e dico È qui che l'amore viene a morire. Benvenuti, entrate, fate come se foste a casa vostra. Tutti ridono, pensano che stia scherzando.

* * *

Brutta

Tua figlia è brutta.
Conosce intimamente la perdita,
si porta nella pancia città intere.

Da bambina, i parenti non la tenevano.
Era schegge di legno e acqua di mare.
Dicevano che faceva venire in mente la guerra.

Al suo quindicesimo compleanno le hai insegnato
come legarsi i capelli in forma di corda
e profumarli nei fumi di olibano.

Le hai fatto fare i gargarismi con acqua di rose
e mentre tossiva, hai detto
le ragazze macaanto come te non devono odorare
di solitudine o di vuoto.

Tu sei sua madre.
Perché non l'hai avvisata,
tenuta come una barca marcita
non le hai detto che gli uomini non l'ameranno
se è coperta di continenti,
se i suoi denti sono piccole colonie,
se il suo stomaco è un'isola,
se le sue cosce sono confini?

Quale uomo desidera sdraiarsi
e guardare il mondo che brucia
in camera da letto?

La faccia di tua figlia è una piccola sommossa,
le sue mani sono una guerra civile,
un campo di rifugiati dietro ciascun orecchio,
il corpo inquinato da cose orrende

ma Santo Cielo,
come lo indossa bene
il mondo.

* * *

Per le donne difficili da amare

sei un cavallo che corre da solo
e lui cerca di domarti
ti paragona a un'autostrada impossibile
a una casa in fiamme
dice che lo accechi
che non può lasciarti
dimenticarti
volere altro se non te
gli dai le vertigini, sei insopportabile
ogni donna prima o dopo di te
è inzuppata del tuo nome
gli riempi la bocca
i denti gli dolgono con memorie di sapori
il suo corpo una lunga ombra in cerca del tuo
ma tu sei sempre troppo intensa
spaventosa nel modo in cui lo desideri
spudorata e sacrificale
ti dice che nessun uomo può essere all'altezza di quello
che abita nella tua testa
e tu hai cercato di cambiare vero?
sei stata più a bocca chiusa
hai cercato di essere più dolce
più carina
meno irascibile, meno sveglia
ma anche nel sonno sentivi
che nei suoi sogni si allontanava da te
e che cosa volevi fare amore
aprirgli la testa?
non puoi trasformare un essere umano in casa
avrebbero dovuto averti già avvertito
e se vuole andarsene
lascialo andare
sei spaventosa
e strana e bella
qualcosa che non tutti sanno come amare.

giovedì 29 settembre 2016

vita da editore

(per Antonio Lillo)

"Ecco il libro: è bellissimo, strafico",
e me lo porge. "È il mio."
"Lo leggo e poi ti dico".
"Non serve, dai: te l'ho già letto io".

mercoledì 28 settembre 2016

colloqui - 4

Sono pochi gli indizi: il colpo di glottide
la piega delle labbra
il fianco della mano che sfiora il calore
nessuno potrebbe riconoscerti
così lontana da stessa
solo gli occhi ti tradiscono
la luce nera che non ti abbandona
mentre ruoti lo sguardo per seguire
la curva il dolce affondo delle sillabe.

martedì 27 settembre 2016

adolescente

Su te, vergine adolescente,
sta come un'ombra sacra.
Nulla è più misterioso
e adorabile e proprio
della tua carne spogliata.
Ma ti recludi nell'attenta veste
e abiti lontano
con la tua grazia
dove non sai chi ti raggiungerà.
Certo non io. Se ti veggo passare
a tanta regale distanza,
con la chioma sciolta
e tutta la persona astata,
la vertigine mi si porta via.
Sei l'imporosa e liscia creatura
cui preme nel suo respiro
l'oscuro gaudio della carne che appena
sopporta la sua pienezza.
Nel sangue, che ha diffusioni
di fiamma sulla tua faccia,
il cosmo fa le sue risa
come nell'occhio nero della rondine.
La tua pupilla è bruciata
dal sole che dentro vi sta.
La tua bocca è serrata.
Non sanno le mani tue bianche
il sudore umiliante dei contatti.
E penso come il tuo corpo
difficoltoso e vago
fa disperare l'amore
nel cuor dell'uomo!
 
Pure qualcuno ti disfiorerà,
bocca di sorgiva.
Qualcuno che non lo saprà,
un pescatore di spugne,
avrà questa perla rara.
Gli sarà grazia e fortuna
il non averti cercata
e non sapere chi sei
e non poterti godere
con la sottile coscienza
che offende il geloso Iddio.
Oh sì, l'animale sarà
abbastanza ignaro
per non morire prima di toccarti.
E tutto è così.
Tu anche non sai chi sei.
E prendere ti lascerai,
ma per vedere come il gioco è fatto,
per ridere un poco insieme.
Come fiamma si perde nella luce,
al tocco della realtà
i misteri che tu prometti
si disciolgono in nulla.
Inconsumata passerà
tanta gioia!
Tu ti darai, tu ti perderai,
per il capriccio che non indovina
mai, col primo che ti piacerà.
Ama il tempo lo scherzo
che lo seconda,
non il cauto volere che indugia.
Così la fanciullezza
fa ruzzolare il mondo
e il saggio non è che un fanciullo
che si duole di essere cresciuto.
 
(Vincenzo Cardarelli)

lunedì 26 settembre 2016

Puma concolor

I carnivori tendono all'immobilità, gli erbivori al moto? Oppure: le bestie si muovono in proporzione inversa alle dimensioni?
Ai due estremi: le cavie peruviane, in agitazione perpetua nel loro minuscolo universo di paglia e sassi, e il maestoso cammello, che ci osserva muovendo soltanto la mandibola, in una rotazione da ingranaggio. Oppure: i suricati, che si azzuffano in quattro attorno a un guscio d'uovo di struzzo, e l'ippopotamo, immerso per ore e ore, emergendo di tanto in tanto per starnutire enormi spruzzi d'acqua fangosa.
Gli erbivori, comunque, si muovono. La giraffa misura il suo recinto a lenti passi asimmetrici, le zebre si lanciano tra gli struzzi con piccoli trotti zigzaganti, i gibboni eseguono complicati esercizi ginnici o si spulciano l'un l'altro con puntiglio.
Quanto ai carnivori, il lupo e la lince si sono nascosti a dormire dietro gli arbusti, l'ocelot si cela nei recessi bui della sua tana di cemento. I leoni mostrano il profilo intagliato contro il cielo opaco di foschia, le tigri offrono di scorcio la loro bellezza da arazzi, i corpi enormi immobili nel torpore. I ghepardi sono macchie di giallo violento nell'ombra.
Poi, il puma. Testa di gatto montata su corpo da leonessa, percorre il semiperimetro della gabbia: prima il tronco sospeso poi lo scalino di roccia ad esso perpendicolare, e poi indietro, e poi ancora avanti. Senza sosta, senza mai rallentare né accelerare. È così la mattina, è ancora così quando ripassiamo, nel primo pomeriggio.
Poi, all'improvviso, si ferma; siede di fronte a noi. Immobilità araldica. Fissa il vetro, anzi sembra fissare proprio noi, dritto negli occhi. Mi chiedo che cosa veda; se ci veda. Spazza la polvere con l'estremità della coda, ma per il resto sembra non respirare nemmeno.
Ci allontaniamo in punta di piedi.

domenica 25 settembre 2016

paesaggio romano

Alle nove del mattino sulla via Salaria
l'amica che smontava dal turno
passava la minigonna a quella che prendeva servizio
e indossava sopra il tanga gli abiti civili
poteva respirare finalmente
liberare i fianchi dalla stretta
l'altra era più giovane più magra
il ventre ancora piatto e le gambe lisce
mandava un ultimo messaggio al cellulare
poi occupava il posto sul bordo del marciapiede
c'era molto sole e anche un po' di vento
che portava via i fumi di scarico.

sabato 24 settembre 2016

colloqui - 3

Quello che farò con te
sarà l'ultimo tentativo
di assediare il rosso
la fiamma intricata all'iride.
La sera è diventata rapida
senza il tuo richiamo – fioco
alla fine del sonno.
Mi sono visto spegnere la bocca
gli intervalli del respiro troppo brevi
per lasciarmi spazio.
Ricordo a malapena
la tua schiena stretta nel sorriso.
Ho seguito l'odore fino al palmo
dove ho smarrito l'ultimo indizio.