Visualizzazione post con etichetta miles davis. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta miles davis. Mostra tutti i post

lunedì 2 dicembre 2013

tout le monde hait le lundi

Sì, lo so, dopo il weekend è sempre dura. Serve uno stimolo.
Che ne dite di questo? Il quintetto di Miles con l'orchestra di Gil Evans, registrati negli studi della CBS, aprile 1959. La formazione completa e la lista dei brani le trovate sotto.
Buon ascolto.




Formazione:
Miles Davis (tromba, flicorno); John Coltrane (sax); Wynton Kelly (pianoforte); Paul Chambers (contrabbasso); Jimmy Cobb (batteria); Ernie Royal, Clyde Reisinger, Louis Mucci, Johnny Coles, Emmett Berry (trombe); Frank Rehak, Jimmy Cleveland, Bill Elton (tromboni); Rod Levitt (trombone a pistoni); Julius Watkins, Robert Northern (corni francesi); Bill Barber (tuba); Romeo Penque, Eddie Caine (clarinetti, flauti); Danny Bank (clarinetto basso); Gil Evans (arrangiatore, direttore).

Tracklist:
So What (M. Davis)
The Duke (D. Brubeck)
Blues for Pablo (G. Evans)
New Rhumba (A. Jamal)

sabato 23 giugno 2012

consigli per gli acquisti


In edicola da oggi, sabato 23 giugno, la ventiduesima uscita della serie "Jazz 33 giri", pubblicata da De Agostini. Si tratta di "Sketches of Spain", uno dei capolavori di Miles Davis, nato dalla collaborazione con Gil Evans.
Il disco è un 33 giri, nel formato originale. Le note d'accompagnamento sono mie. E ho detto tutto.

venerdì 14 ottobre 2011

diplomazia - 2


Il "blindfold test" (letteralmente: test bendato) è un giochino in cui a qualcuno viene fatto ascoltare un brano senza rivelargli nulla circa titolo, anno, interpreti, eccetera. La vittima deve dare un giudizio e, se possibile, cercare di indovinare chi sono i musicisti.
Miles Davis fu sottoposto a questo blindfold test dal critico Leonard Feather nel 1964, per la rivista "Downbeat" (traduco il testo da qui).


1. Les McCann-Jazz Crusaders, All Blues (Pacific Jazz)
Wayne Henderson, trombone; Wilton Felder, sax tenore; Joe Sample, pianoforte; McCann, piano elettrico; Miles Davis, autore del brano.

E che cosa dovrebbe essere questo? Non è niente. Non sanno che farsene del brano: o lo suoni blues, o lo suoni su una scala [modale]. Non si suonano i bemolli. Non l'ho scritto perché ci si suonassero i bemolli: sai, le terze minori. O suoni tutto l'accordo, oppure... ma non cercare di suonarlo come suonassi, ah, Walkin' the Dog. Capisci che cosa intendo?
Quel trombonista: il trombone non deve suonare così. Siamo nel 1964, non nel 1924. Forse se il pianista se la fosse suonata da solo, sarebbe successo qualcosa.
Dargli un voto? E come posso dargli un voto?


2. Clark Terry, Cielito Lindo (da "3 in Jazz", RCA Victor)
Terry, tromba; Hank Jones, pianoforte; Kenny Burrell, chitarra.

Clark Terry, vero? Sai, mi è sempre piaciuto Clark. Però questo è un brutto disco. Ma perché fanno dischi così? Con la chitarra di mezzo, e quel cazzo di pianista. Non ha fatto niente per la sezione ritmica: non hai sentito come s'impappinava? Sarebbero bastati un contrabasso e Terry.
E' questo che manda a puttane la musica, sai. Le case discografiche. Fanno troppi brutti dischi, man.


3. Rod Levitt, Ah! Spain (da "Dynamic Sound Patterns", Riverside)
Levitt, trombone, compositore; John Beal, contrabbasso.

L'idea era carina, ma non hanno saputo farne niente. Comunque, il bassista era bravo.
Che cosa stanno cercando di fare, copiare Gil [Evans]? Non ha quel sapore spagnolo: non si muove. Vanno su per triadi, ma mancano tutti quegli accordi: e non ho mai sentito nessun brano spagnolo dove ci fosse una figura che andava [così].
Questa è roba vecchia, man. Sembra la band del programma di Steve Allen. Dagli qualche stella solo per il bassista.


4. Duke Ellington, Caravan (da "Money Jungle", United Artists).
Ellington, pianoforte; Charlie Mingus, contrabbasso; Max Roach, batteria.

E che dovrei dire di questo? E' ridicolo. Vedi come mandano a puttane la musica? E' un cattivo accoppiamento. Non si adattano l'uno all'altro. Max e Mingus possono suonare insieme, di per sé. Mingus è un diavolo di bassista, e Max è un diavolo di batterista. Ma Duke non può suonare con loro, né loro con Duke.
Ora, come fai a dare qualche stella a una cosa così? Le case discografiche dovrebbero essere prese a calci nel didietro. Qualcuno dovrebbe prendere un po' di cartelli e picchettare le compagnie discografiche.


5. Sonny Rollins, You Are My Lucky Star (da "Our Man in Jazz", RCA Victor).
Don Cherry, tromba; Rollins, sax tenore; Henry Grimes, contrabbasso; Billy Higgins, batteria.

Beh, perché dovevano finire così? Don Cherry mi piace, e Sonny mi piace, e l'idea del brano è carina. Il ritmo è carino. Non mi ha interessato molto l'assolo del bassista. Cinque stelle significa buonissimo? E' solo buono, non di più. Dagliene tre.


6. Stan Getz - Joao Gilberto, Desafinado (da "Getz-Gilberto", Verve)

Getz, sax tenore; Gilberto, voce.

Gilberto e Stan Getz hanno fatto un disco insieme? Stan ha suonato bene. Mi piace Gilberto; non mi fa impazzire la bossa nova fatta da chiunque. Mi piace il samba. E mi piace Stan, perché ha un sacco di pazienza, nel modo in cui suona quelle melodie: c'è gente che non sa tirar fuori niente da un brano, ma lui sì. E ci vuole un sacco di immaginazione, e lui ce l'ha, mentre tanti altri no.
Quanto a Gilberto, potrebbe anche leggere il giornale e suonerebbe bene lo stesso! Gli do cinque stelle.


7. Eric Dolphy, Mary Ann (da "Far Cry", New Jazz).
Booker Little, trumpet; Dolphy, composer, alto saxophone; Jaki Byard, piano.

Questo dev'essere Eric Dolphy: non c'è nessun altro che possa suonare così male! La prossima volta che lo vedo gli pesto un piede. Stampalo. Penso che sia ridicolo. E' un coglione.

(Feather): Su "Downbeat" non si stampano queste parole.

(Davis): Mettici solo che è un shhhhhhhhhhhhhh, e basta! La composizione è brutta. Il pianista la manda a puttane, si mette di mezzo e non si capisce come le cose andrebbero accentate.
E' un brutto disco, e di nuovo è colpa della casa discografica. Non mi è piaciuto il suono del trombettista, non ha fatto niente. Andare veloce va bene se suoni in quel modo, come Freddie Hubbard o Lee Morgan; ma ci devi mettere dentro qualcosa, e la sezione ritmica ti deve star dietro; non puoi solo continuare a suonare crome.
Il pianista fa schifo. Devi pensare, quando suoni; ci si deve aiutare l'un l'altro: non puoi suonare solo per te stesso. Devi suonare con chiunque suoni con te. Se io suonassi con Basie, aiuterei quel che sta facendo: quel feeling particolare.


8. Cecil Taylor, Lena (da "Live at the Café Montmartre", Fantasy).
Jimmy Lyons, alto saxophone; Taylor, piano.

Toglilo! Questa è roba brutta, man. Per prima cosa, sento dei cliché parkeriani. E non ci stanno nemmeno bene. E' questo che piace ai critici? Quei critici dovrebbero smetterla col caffè. Se non c'è niente da ascoltare, farebbero meglio ad ammetterlo. Ma prendere una roba del genere e dire che è buona, perché non c'è niente da ascoltare, è come andare a prendersi una prostituta.

(Feather): Quest'uomo ha detto di essere stato influenzato da Duke Ellington.

(Davis): Non me ne frega un cazzo! Dev'essere Cecil Taylor. Giusto? Non mi interessa da chi è ispirato. Quella roba non è niente. In primo luogo non ha la... sai, il modo in cui si mettono le mani sul pianoforte. Non ha il tocco capace di tirar fuori qualunque cosa pensi di fare.
Posso capire come sia influenzato da Duke, ma mettere il pedale della risonanza sul pianoforte e fare una frase per me è roba vecchia. E quando il sax alto si mette lì e suona senza avere un suono... E' per questo che non compro mai dischi.

giovedì 16 giugno 2011

precedenze

"Prima fammelo suonare, poi te lo spiego".
(Miles Davis)





domenica 14 marzo 2010

fuck the critics


http://www.youtube.com/watch?v=7KxdnID2Vl0

"First I got a Fender bass, then a piano, and then I had to play my trumpet against that. So then I got an amplifier hook-up with a microphone on my trumpet. Then I got the wah-wah to make me sound more like a guitar. Then the critics started saying that they couldn't hear my tone anymore. I said, Fuck them".

"Prima presi un basso Fender, poi un pianoforte [elettrico], e poi dovetti suonare la mia tromba su quello sfondo. Perciò presi un amplificatore, collegato alla mia tromba tramite un microfono. Poi presi il wah-wah per farmi suonare più come una chitarra. Poi i critici cominciarono a dire che non riuscivano più a sentire il mio sound. E io dissi, Vadano a farsi fottere".

Miles Davis & Quincy Troupe, Miles. The autobiography

sabato 6 marzo 2010

cottonfield blues

"Cominciai a rompermi le scatole delle cose di cui ci parlavano alla Juilliard. Per me, non c'era niente di interessante. Come ho già detto, la Julliard era una copertura per poter frequentare Dizzy e Bird, ma volevo anche vedere che cosa potevo imparare lì. Suonavo nell'orchestra sinfonica della scuola. Suonavamo più o meno due note ogni novanta battute, e quello era tutto. Volevo di più, ne avevo bisogno. In più, sapevo che nessuna orchestra sinfonica bianca avrebbe assunto uno stronzetto nero come me, per quanto bravo potessi essere e per quanta musica potessi conoscere.
Imparavo molto di più stando in giro, perciò dopo un po' cominciai a stancarmi della scuola. In più, erano così dannatamente filo-bianchi e razzisti. Cazzo, imparavo più in una session al Minton's di quanto avrei fatto in due anni alla Juilliard. Alla Juilliard, alla fine di tutto, avrei conosciuto solo un mucchio di stili bianchi; niente di nuovo. E i loro pregiudizi e tutta quella merda mi facevano impazzire e mi mettevano in imbarazzo.
Mi ricordo che un giorno ero a una lezione di storia della musica e l'insegnante era una donna bianca. Se ne stava in piedi davanti alla classe a dire che se i neri suonavano il blues era perché erano poveri e dovevano raccogliere il cotone. Perciò erano tristi ed era di lì che veniva il blues, dalla loro tristezza. La mia mano si alzò in un lampo, mi misi in piedi e dissi: "Io sono di East St. Louis e mio padre è ricco, è un dentista, e suono il blues. Mio padre non ha mai raccolto cotone e io stamattina non mi sono alzato triste e non ho cominciato a suonare il blues. C'è molto di più". Beh, la troia diventò verde e non disse più nient'altro. Dannazione, stava insegnando cose lette su un libro scritto da qualcuno che non sapeva di che cazzo stava parlando. Questa è la merda che mi toccava alla Juilliard e dopo un po' me ne stancai.
Per come la vedevo io, gente come Fletcher Henderson e Duke Ellington erano i veri geni americani dell'arrangiamento. Quella donna nemmeno sapeva chi erano, e io non avevo certo il tempo di insegnarglielo. E lei avrebbe dovuto insegnare a me! Perciò, invece di ascoltare quel che lei e gli altri insegnanti dicevano, guardavo l'orologio e pensavo a cosa avrei fatto quella notte, chiedendomi se Bird e Diz sarebbero venuti giù a downtown."

Miles Davis with Quincy Troupe, Miles. The autobiography, pag. 49 (traduzione mia)