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martedì 20 marzo 2012

filastrocca marzolina


Filastrocca di primavera,
come tarda a venire la sera.

L'hanno vista ferma in un prato
dove il verde è rispuntato,
un profumo di viole in fiore
l'ha trattenuta un paio d'ore,
ha preso tempo lungo la via
presso un cespuglio di gaggia,
due bimbi con un tamburo di latta
hanno incantato la sera distratta.

Adesso è tardi, lo so bene:
ma però la sera non viene.


Gianni Rodari (da "Prime fiabe e filastrocche")

mercoledì 14 dicembre 2011

non è giusto


Sono andato ai ricovero dei vecchi a trovare un vecchio muratore.
Erano tanti anni che non ci vedevamo.
- Hai viaggiato? - mi domanda.
- Eh, sono stato a Parigi.
- Parigi, eh? Ci sono stato anche io, tanti anni fa. Costruivamo un bel palazzo proprio in riva alla Senna. Chissà chi ci abita. E poi dove sei stato?
- Sono stato in America.
- L´America, eh? Ci sono stato anch´io, tanti anni fa, chissà quanti. Sono stato a Nuova York, a Buenos Aires, a San Paolo, a Montevideo. Sempre a fare case e palazzi e a piantare bandiere sui tetti. E in Australia ci sei stato?
- No, ancora no.
- Eh, io ci sono stato sì. Ero giovane allora e non muravo ancora, portavo il secchio della calcina e passavo la sabbia al setaccio. Costruivamo una villa per un signore di là. Un bravo signore. Ricordo che una volta mi domandò come si cucinavano gli spaghetti; e scriveva tutto quello che dicevo. E a Berlino ci sei stato?
- Non ancora.
- Eh, io ci sono stato prima che tu nascessi. Bei palazzi, che facevamo, belle case robuste. Chissà se sono ancora in piedi E ad Algeri ci sei stato? O sei stato al Cairo, in Egitto?
- Ci voglio andare proprio quest´estate.
- Eh, vedrai belle case dappertutto. Non per dire, i miei muri sono sempre cresciuti ben dritti; e dai miei tetti non è mai entrata una goccia d´acqua.
- Ne avete costruite di case...
- Eh qualcuna, non per dire, qua e là per il mondo.
- E voi?
- Eh, a far le case per gli altri sono rimasto senza casa io. Sto al ricovero, vedi? Così va il mondo.
- Sì, così va il mondo, ma non è giusto.

(Gianni Rodari, "Favole al telefono" Einaudi 1978)

venerdì 23 settembre 2011

autunno


Il fieno è falciato
il cacciatore ha sparato,
l'autunno è inaugurato.
Il grillo si è murato
nella tomba in mezzo al prato.

Gianni Rodari (da "Prime fiabe e filastrocche")

lunedì 12 settembre 2011

la capra bianchina (ovvero: buoni propositi per il nuovo anno scolastico)

La scuola fa il possibile per far odiare i libri ai ragazzi qualche volta, non diciamo sempre, esagerando il proprio carattere selettivo, giudicante: la scuola caserma, la scuola tribunale, dove quello che conta è il voto, la pagella, gli esami, dove quello che conta insomma è il riflesso scolastico e dove, finita la scuola, naturalmente, cessando di agire il riflesso scolastico, il libro perde totalmente importanza.
[...]
Il libro è imposto, il libro ha autorità, diventa un verbo indiscutibile; ma [...] il libro è un personaggio vivo, discutibile, criticabile, anche rifiutabile se è da rifiutare.
[...]
Per esempio, io conosco, perché ricevo un giornalino scolastico, intitolato "Insieme", che si compone e si stampa in una quarta classe di un paesino della Valle Padana a Vo' di Piadena in provincia di Cremona, proprio una frazioncina sperduta in mezzo alle nebbie della Valle Padana, conosco, perché ricevo questo giornalino, un episodio molto interessante che è questo: un giorno in classe il maestro legge un racconto di Daudet, che credo tutti conosciamo, quello della capra Bianchina che scappa sul monte e il lupo se la piglia. I ragazzi leggono questo racconto, aprono la discussione, be' certo bisogna aprire la discussione, anche nel merito, i ragazzi sono contenutisti. Noi li facciamo discutere sugli aggettivi e sui verbi, ma forse loro preferiscono discutere su altre cose. Per esempio in questo caso i ragazzi cominciano a dire: ma come, questa capra vuole la libertà e lo scrittore la castiga facendola finire mangiata dal lupo. Ma la cosa è a rovescio, la capra ha ragione, il suo padrone le porta via il latte, la tiene legata, non la porta a spasso in montagna. [...] Insomma questi ragazzi decidono di riscrivere la storia della capra del signor Seguin e la riscrivono a modo loro. La capra decide di scappare, scappa, si mette d'accordo con le altre capre e sconfigge il lupo quando il lupo si presenta. Storia utopistica perché appunto nella natura le capre non faranno mai questo ma è giusto che lo facciano nell'immaginazione di questi bambini, anche l'utopia ha un suo valore educativo. Se nessuno sognasse niente di meglio il mondo si fermerebbe dov'è non ci sarebbe più nessun cambiamento. [...]
Un bambino ha persino accostato l'azione della capra a quella degli italiani: "ma gli italiani - ha detto - quando erano sotto gli austriaci avevano pure il diritto di ribellarsi agli austriaci..." era un accostamento dettato anche da quello che aveva imparato a scuola, ma importante. Come si può tradurre questo in 7, in 6-, o in 8 o in 8+. E' un momento della vita, quel racconto è quello che ne è derivato. Allora il libro è un momento della vita in una scuola, in una casa, nella vita di un uomo o non è niente. Quando diventa voto, diventa pagella non è più niente.

Gianni Rodari, Libri d'oggi per ragazzi d'oggi

venerdì 9 settembre 2011

entrare dalle nuvole


Secondo me non possiamo dire: il bambino è questo ed altro. Il bambino è molte cose, come ognuno di noi è molte cose. Nella giornata del bambino c'è posto per lo shake, e oggi per il disco, il bambino vuole il suo giradischi, i suoi dischi; c'è posto per questo e poi c'è posto anche per la fiaba come nella giornata del filosofo c'è posto per il libro giallo o nella giornata del letterato c'è posto per il film western. C'è posto per tante cose e c'è posto per la fiaba nella giornata del bambino; come evasione? Secondo me no. Ci sarà anche questo motivo ma ce ne sono molti altri. Il primo: la fiaba è un repertorio di destini umani (il buono, il cattivo, il prepotente; caratteri) una rappresentazione del mondo nello specchio della fantasia, specchio deformante, ma specchio. Noi riconosciamo la nostra faccia quando andiamo al luna park, nella galleria degli specchi deformanti, il bambino riconosce il mondo in quella galleria. la fiaba è un modo di entrare nella realtà dalla finestra, o dalle nuvole invece che dalla porta, ma è un modo legittimo [...]. La fiaba è lo strumento di un colloquio tra genitori e figli. Al bambino molto piccolo, è difficile far seguire un vero e proprio dialogo, di che cosa possiamo parlare con lui? Ci fa una domanda, gli rispondiamo, subito si è già distratto, ha altre cose per la mente, non possiamo fare una discussione seguendo la sintassi del dialogo, come potremmo seguirla noi [...]. Ma se la madre legge al bambino una fiaba, parla con lui, parla del mondo, parla dei buoni, parla dei cattivi, parla del mondo secondo divisioni semplici, secondo categorie molto molto generali, ma il bambino sa bene questo. Gli parla di lui stesso, gli parla del mondo dei grandi. E' un modo per discutere con lui anche se il bambino non interrompe e sta a sentire. Ma c'è qualcosa che corre fra madre e figlio quando la madre legge la fiaba che non è soltanto il testo della fiaba, è la voce della mamma, sono i riferimenti che il bambino scopre nelle parole alla vita famigliare a quello che del mondo ha già conosciuto.

Gianni Rodari, Libri d'oggi per ragazzi d'oggi (1967), Il Melangolo 2000

martedì 6 settembre 2011

la balena nel bicchiere


Mentre io dormo, c'è un omino piccolo piccolo che viene sul mio cuscino e mi dice: - Ma guarda? Stai volando attaccato a un ombrello.
Io gli credo subito e passo in mezzo alle nuvole tiepide e bagnate, vedo in basso ai miei piedi i laghi e i fiumi, salto da una collina all'altra. Poi l'omino mi dice: - Mettiti in salvo, ecco i briganti.
Ed io davvero vedo i briganti: sono due, con la maschera sugli occhi, mi vogliono sparare con il trombone. Io vorrei fuggire, sono tanto spaventato, ma non riesco a muovere un dito. L'omino si diverte a farmi credere quello che vuole: - Guarda che ti cresce una rosa sulla mano, - mi dice, e io vedo davvero una rosa che mi spunta tra l'indice e il medio.
Ogni volta che vado a letto mi dico: "Questa volta non gli voglio credere". Poi, appena chiudo gli occhi, l'omino mi dice: - Guarda, una balena - . E io subito, credulone, vedo una balena che nuota nel bicchiere d'acqua che ho sul comodino. Succede anche a voi?

Gianni Rodari, Prime fiabe e filastrocche

mercoledì 31 agosto 2011

senza dormire


Filastrocca solitaria,
voglio fare un castello in aria:
più su delle nubi, più su del vento
un castello d'oro e d'argento.
Con una scala ci voglio salire
per sognare senza dormire
e su un castello farò stampare:
"Le cose brutte non possono entrare..."

O filastrocca solitaria,
sì, starà bene, lassù in aria:
ma se un cartello scritto così
lo mettessimo anche qui?


Gianni Rodari (da "Prime fiabe e filastrocche")

mercoledì 23 giugno 2010

promemoria


Semplice, limpido, efficace, come solo lui sapeva essere.


Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola
a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.

Gianni Rodari