domenica 31 gennaio 2016

un amante deluso

Da una donna mi tolgo
che più non voglio amare,
poiché altra via non tiene
se non quella obliqua.
Sempre le fui sincero
senza alcuna bugia
e in fede mia l'amavo
più di ogni altra cosa.
Faccia ora ciò che vuole,
da me non avrà impegno.


Di più vale una bolla
che una donna che è tale
da prendere e lasciare:
ciò non è cortesia.
La sua faretra spesso
presta senza fatica,
secondo ciò che credo,
perché dà gran mercede
e bene lo so io
come lo sanno molti.

Neanche una prugna secca
darei per il suo amore.
Può farmene carezze
(perchè dovrei celarlo?)
se la vedo ne ho noia.
Solo non potrei fare
una cosa – sapete
perché? – […].
Dio, che mi sorregge,
le dia ciò che si merita.

È molto decaduta
la bellezza che aveva,
non le giova borace
né cosmetico alcuno.
È giusto che oramai
la gioventù la schivi
e così le par bene.
Chi giunge sul suo scoglio
male gliene incoglie
e sempre farà peggio.

Raimbaut de Vaqueiras (1165-1207)
(traduzione mia)

sabato 23 gennaio 2016

autoritratto con cranio di volpe

Nel mio volto che tutti dicono
più giovane della mia età
io indovino la mia faccia di vecchio
e la cosa non mi dispiace
purché il processo avvenga
per asciugatura – aderendo il più
possibile agli zigomi. La meta
è la forma pura – il suono secco
che dava il cranio di volpe quando
ne saggiavo col dito la durezza
(l'avevo raccolto apposta
mi erano piaciuti i canini
la cartilagine delicata che riempiva
le narici e soprattutto gli archi
perfetti degli zigomi – l'avevo
ripulito dalla terra e ogni tanto
tornavo a spolverarlo).

giovedì 21 gennaio 2016

vecchi versi


Stanotte nel sogno mi guardava
un sottile adolescente.

La sua voce era il rumore di fondo
in una stanza vuota, il rombo sotterraneo
di una guerra lontana,

la carne – logora di acque sepolte.

E il mio corpo era teso come un giovane tronco
a piombo sul mare silenzioso.

24 settembre 2002

mercoledì 20 gennaio 2016

i sette pilastri

Ti amai, perciò attrassi queste maree di
uomini nelle mie mani
e scrissi le mie volontà per tutto
il cielo e le stelle
per conquistarti la libertà, la degna
casa dai sette pilasrtri
perché i tuoi occhi potessero
brillare per me
al mio arrivo

La morte sembrò mia schiava sulla
strada, finché non fummo vicini
e ti vidi in attesa:
quando sorridesti e in dolorosa
invidia lui mi superò
e ti fece a pezzi:
nel suo silenzio

amore, fino allo stremo tastò il tuo corpo
nostro breve salario
nostro per un istante
prima che le mani morbide della Terra esplorassero la tua forma
e i vermi
ciechi ingrassassero con
la tua sostanza

gli uomini mi pregarono di iniziare la nostra opera,
la casa inviolata,
in memoria di te
ma dovetti frantumare il monumento perché fosse adatto,
incompleto: e ora
piccole cose strisciano fuori a rattopparsi
tuguri
all'ombra guasta
del tuo dono.

(Thomas Edward Lawrence, meglio noto 
come “Lawrence d'Arabia” -traduzione mia)


La poesia fu posta da Lawrence in epigrafe al suo libro più celebre, “I sette pilastri della saggezza” (1922). Il libro è dedicato a “S.A.”, probabilmente da intendersi come Selim “Dahoum” Ahmed (1897-1916), assistente di Lawrence durante la rivolta araba e, secondo molti, suo amante.

lunedì 18 gennaio 2016

l'immaginario collettivo

Non so quanti, fra i ventiquattro lettori di questo blog, sono su Facebook o su qualche altro social network.
Comunque, la scorsa settimana c'è stata, com'era prevedibile, un'inondazione di post dedicati alla morte di David Bowie.
Com'era pure prevedibile, c'è stata una moderata quantità di post dedicati alla scomparsa di Pierre Boulez, mentre il povero Paul Bley se lo sono filati solo quei quattro gatti che ascoltano il jazz.
E fin qui, nulla di strano. Del resto, è stato così anche sui giornali e in tivvù. Certo, a me piacerebbe vivere in un mondo in cui la casalinga di Voghera ascolta il Marteau sans maître e ricanta a memoria tutti gli assoli di Footloose, ma così non è, né sarà mai.

Però quello che mi ha colpito è stata la quantità di post sul tono "sì, ma tutti questi che adesso postano canzoni di Bowie mica lo sanno chi era Bowie". Come se per postare "Starman" o "Space Oddity" si dovesse prima fare un esame su vita, morte e miracoli di David Bowie.
Per dire: anch'io, che pure sono tutt'altro che un appassionato di rock, conosco "Heroes", "Under Pressure", "Life on Mars" e almeno altre cinque o sei sue canzoni, di cui magari non ricordo nemmeno i titoli. E le conosce anche la casalinga di Voghera.
Ciò significa che Bowie ha scritto una manciata di brani entrati nell'immaginario collettivo. "That is that", per citare un suo verso. Ciò non è, di per sé, né un titolo di merito, né di demerito. Nell'immaginario collettivo ci sono sia "Romagna mia", sia l'attacco della Quinta di Beethoven.

(Tra parentesi e in ultima battuta, perché non è che la mia opinione conti più di tanto: Bowie, a mio umilissimo parere, è stato un musicista intelligente, preparato, mai banale, che ha lavorato all'interno delle convenzioni del rock e del pop con una consapevolezza rara dei meccanismi musicali ed extramusicali. E per capire che cosa succedeva nel mondo nel 1972, forse The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars è più utile che non …explosant-fixe oppure Open, to Love
Con tutto che Open, to Love è uno dei miei dischi da isola deserta).

domenica 17 gennaio 2016

preterizioni


Chi addenta l'aria con un grido bianco
chi invece si accontenta
di suddividere pareti vuote.
In ogni caso ci vuole del tempo
e se poi fuori è inverno
e il freddo fa scintillare gli spigoli
capita anche che il foglio resti intatto
ed è meglio così
ne guadagna il respiro.