martedì 31 dicembre 2013

minima moralia





Al di là di quel posto buio dove sobbollono
le parole ci dev'essere pure un orizzonte
una linea precisa che separi gli elementi
così come al di là delle risacca ci sono volti
che proprio da quell'orizzonte si affacciano
a sorvegliare il confine di ciò che è umano

è in quel punto preciso che
bisognerebbe piantare i talloni
nell'aria dura aspettare senza un battito
di palpebra tutto il tempo dovuto
mantenere fissa la forma
e liberi i passaggi

ma soprattutto il silenzio la perfetta
immobilità non smetterò mai
di raccomandarle ascolta il brusio
delle tue cellule al lavoro e quando
l'hai ottenuta cancella la simmetria
occupa il minimo spazio.


nell'immagine: Pablo Picasso, "Sulla spiaggia (La baignade)", 1937 

lunedì 30 dicembre 2013

tout se tient



Ecco, tutto converge.

La mia capacità di:
- essere fuori sincrono;
- sfuggire le occasioni;
- provare simpatia per chi non ha potere, repulsione per chi ce l'ha;
- togliermi dai riflettori;
- sfuggire dal centro;
- fare amicizia con chi non ha amicizie;
- schivare gli incontri con la sorte;
- tacere quando sarebbe d'uopo parlare;
- snobbare i santi in paradiso;
- non coltivare le relazioni.

C'è tutto un destino, scritto in queste frasi.

domenica 29 dicembre 2013

compagni di viaggio



...non ho nemmeno la voglia
o la forza di parlarne.
So che tu mi capisci anche senza parole.

(sabato 23 novembre 2013, ore 17:23)



Come sempre ciò che resta
è l'oracolo dei frammenti
la pelle affiorata la sillaba elisa
è solo così che vivono i gesti quando
la parabola è interrotta

finché emergi dall'eclisse e sei più
vicina che mai

espiata nella conta dei silenzi
non più tacendo all'improvviso pronta
a riempire lo spazio
ricomporre i passi.


nell'immagine, un disegno mio: Donna che si copre il seno
(senza data, circa 2001; rapidograph)

sabato 28 dicembre 2013

in poco sangue (poesie di Salvatore Quasimodo)




C'è stato un periodo in cui Quasimodo mi piaceva molto. Poi ha cominciato a stancarmi: lo trovavo manierato, estenuato, troppo più fronzoli che sostanza. 
Queste le ho riscoperte da poco, per caso, sul blog di Alessandro Canzian.


* * *

E la tua veste è bianca

Piegato hai il capo e mi guardi;
e la tua veste è bianca,
e un seno affiora dalla trina
sciolta sull’omero sinistro.

Mi supera la luce; trema,
e tocca le tue braccia nude.

Ti rivedo. Parole
avevi chiuse e rapide,
che mettevano cuore
nel peso d’una vita
che sapeva di circo.

Profonda la strada
su cui scendeva il vento
certe notti di marzo,
e ci svegliava ignoti
come la prima volta.

* * *

Antico inverno

Desiderio delle tue mani chiare
nella penombra della fiamma:
sapevano di rovere e di rose;
di morte. Antico inverno.

Cercavano il miglio gli uccelli
ed erano subito di neve;
così le parole.
Un po’ di sole, una raggera d’angelo
e poi la nebbia; e gli alberi,
e noi fatti d’aria al mattino.

* * *

Mai ti vinse notte così chiara

Mai ti vinse notte così chiara
se t’apri al riso e par che tutta tocchi
d’astri una scala
che già scese in sogno rotando
a pormi dietro nel tempo.

Era Iddio allora timore di chiusa stanza
dove un morto posa,
centro d’ogni cosa,
del sereno e del vento del mare e della nube.

E quel gettarmi alla terra,
quel gridare alto il nome nel silenzio,
era dolcezza di sentirmi vivo.

* * *

Parola

Tu ridi che per sillabe mi scarno
e curvo cieli e colli, azzurra siepe
a me d’intorno, e stomir d’olmi
e voci d’acque trepide;
che giovinezza inganno
con nuvole e colori
che la luce sprofonda.

Ti so. In te tutta smarrita
alza bellezza i seni,
s’incava ai lombi e in soave moto
s’allarga per il pube timoroso,
e ridiscende in armonia di forme
ai piedi belli con dieci conchiglie.

Ma se ti prendo, ecco:
parola tu pure mi sei e tristezza.

* * *

A me discesa per nuova innocenza

Era beata stanotte la tua voce
a me discesa per nuova innocenza
nel tempo che patisco un nascimento
d’accorate letizie.

Tremavi bianca,
le braccia sollevate;
e io giacevo in te
con la mia vita
in poco sangue raccolta,
dimentico del canto
che già m’ha fatto estrema,
con la donna che mi tolse in disparte,

la mia tristezza
d’albero malnato.

* * *

Fatta buio ed altezza

Tu vieni nella mia voce:
e vedo il lume quieto
scendere in ombra a raggi
e farti nuvola d’astri intorno al capo.
E me sospeso a stupirmi degli angeli,
dei morti, dell’aria accesa in arco.

Non mia; ma entro lo spazio
riemersa, in me tremi
fatta buio ed altezza.

* * *

Sillabe a Erato

A te piega il cuore in solitudine,
esilio d’oscuri sensi
in cui trasmuta ed ama
ciò che parve nostro ieri,
e ora è sepolto nella notte.

Semicerchi d’aria ti splendono
sul volto; ecco m’appari
nel tempo che prima ansia accora
e mi fai bianco, tarda la bocca
a luce di sorriso.

Per averti ti perdo,
e non mi dolgo: sei bella ancora,
ferma in posa dolce di sonno:
serenità di morte estrema gioia.

* * *

[…]

Mi chiedi parole. Ma il tempo
precipita come un masso sulla mia anima
che vuole certezze, e più non ha sillabe
da offrire se non quelle silenziose
del sangue legato al tuo nome,
o mia vita, mio amore senza fine.



Nell'immagine: Edward Weston, First Nude 1918

venerdì 27 dicembre 2013

leggendo Poetella...




Leggendo questa poesia di Lucia Piombo, alias Poetella (a proposito: visitate il suo blog, mi raccomando), pensavo come, di tutti alunni che ti passano davanti negli anni, ti ricordi sempre o di quelli bravi, o di quelli disgraziati. Gli altri, i mediocri, i così-così, i sei/sei-e-mezzo, sbiadiscono subito.
Ti ricordi o quelli che ti hanno dato soddisfazioni, o quelli che ti hanno fatto dannare.
Io mi ricordo di Geni, il pestifero ragazzino albanese, faccia identica ad Alvaro Vitali. Geni, che ho contribuito a fa bocciare quando non se lo meritava, quando avrei dovuto/potuto aiutarlo, salvarlo dai compagni che l’avevano trasformato nel Franti della situazione.
Ma ero giovane, venticinque anni, al primo incarico, avevo tutte quelle certezze adamantine che hanno i giovani e che ora non ho più.
Credo di averlo rivisto, qualche anno fa, per strada, ma chissà se era davvero lui.


(P.S.: un consiglio: seguite questo link e sentitela recitata dalla voce di Lucia)

* * *


Stanotte ho sognato due alunne
di tanti anni fa. Donne, ormai e una diceva
Professoressa, me lei è uguale! Non è cambiata per niente!

Ero contenta. Sia di rivederle, ché erano due brave, sia  di…

Oggi si sta bene, qui, per adesso.
Mi sono fatta un tè alla vaniglia, per cambiare.
La casa è in silenzio. E fuori non passa un’anima.
grazie al blocco della circolazione.
Il cielo è tutto grigio d’ovatta. Dev’essere quello che attutisce i rumori.
O magari è l’assenza dei rumori che lo fa grigio. Non lo so.

Eppure, adesso mi viene in mente che, un mesetto fa,
mentre aspettavo nello studio del dottore per farmi fare il certificato,
una donna sui trent’anni m’ha detto Ma lei è una professoressa? Ha insegnato nella scuola Giacomo Puccini? E io sì, ho detto, ma tanto, tanto tempo fa! Perché?
Perché è stata mia professoressa, 18 anni fa! ha detto lei.
Lo sa? ha continuato, non è cambiata per niente!

E invece sì che sono cambiata. Perché ho conosciuto te
che, Sei la mia eterna giovinezza, t’ho detto l’ultima volta che ci siamo visti.

Che, quando non ti vedrò più diventerò brutta, cattiva e vecchia come
il ritratto di Dorian Gray.

O forse no.



Lucia Piombo (Poetella)

giovedì 26 dicembre 2013

"he disappeared in the dead of winter"



Fernando Bandini (1931 - 2013)




NESSUNA PAROLA

Così abbagliante ormai
la distesa di neve che la retina non ce la fa.
Tutto è silenzio dopo la schianto dei rami,
nessuna parola aveva colto nel segno.

* * *


ZAMPETTE D'UCCELLO

E tremo sempre perché sei piccola
e la neve qui intorno così vasta,
tu fuscello di brina
che a toccarlo si spezza.

E la neve non sembra nemmeno
sentire il tuo peso.

Ma a me
ti aggrappi forte, inventi sconosciute
tenerezze carnali
con una voce d’orca che vorrebbe
spaventare anche i grandi,
ardore smisurato con zampette d’uccello.


* * *

da "Lapidi per gli uccelli"

IX

E tutta questa gente che mi supera
senza voltarsi indietro, non badando agli ehilà
che grido alle sua spalle
(spalle piegate in avanti nello
sforzo di andare più in fretta più in fretta).
Non li ho veduti in viso e non mi hanno guardato.
Erano indifferenti agli incontri sporadici
ai saluti e agli allarmi
E vanno (me lo mormora la mia bile crepata)
al posto che anch’io so, che vorrei anch’io.
Con nuche altere e certezze nel passo
caracollante e superbo quali
nella mia vita non ho mai osato.
Ma io non vado verso, io mi sono fermato,
per questo qualcosa riesco a vedere.