domenica 4 ottobre 2009

si dia una risposta


Una donna di Messina sta raccontando a una giornalista l'alluvione.
"Mi sono affacciata e ho visto una vera e propria muraglia d'acqua che veniva giù e investiva casa mia".
La giornalista: "E... ha avuto paura?".
Lo sguardo della donna è stato qualcosa di imperdibile.

Alex Raymond (1909-1956)

Il blog di Tito Faraci rammenta giustamente che due giorni fa cadeva il centenario della nascita di un genio: Alex Raymond (nato il 2 ottobre 1909 e morto in un incidente stradale il 6 settembre 1956, a soli 47 anni).
Tito sottolinea anche che il centenario è passato stranamente sotto silenzio: eppure si tratta di un genio assoluto. E' stato definito "il Michelangelo dei fumetti", e la definizione non è affatto esagerata.
Appartiene a una generazione di autori (lui, Milton Caniff, Hal Foster, Burne Hogarth, Lee Falk, Jack Kirby, Will Eisner...) che hanno inventato, quasi dal nulla, le regole base della grammatica fumettistica. Anzi, Raymond quelle regole le ha anche trascese, smontate. In pratica, ha già detto tutto lui, e gli altri non hanno fatto altro che continuare il lavoro.
Con "Flash Gordon" ha sperimentato segni, inquadrature, stili narrativi, con una fantasia e una maestria che rimangono tuttora insuperate (qui trovate un bel saggio sulla sua arte, firmato dal semiologo Daniele Barbieri). Con "Rip Kirby", ha semplificato il suo stile e ha creato una perfetta detective story calata nella realtà contemporanea (qui qualche esempio del modo in cui rielaborava fotografie per trasformarle in vignette).
E infine, se mi è concessa una notarella personale, credo che abbia disegnato alcune delle donne più sensuali della storia del fumetto (altro che le Barbie fatte con lo stampino di Milo Manara...).

la pavana del capitano



Strano personaggio, Tobias Hume.
Si firmava "Captaine Hume", perché di professione era stato un militare, ma della sua vita si sa poco o nulla, a parte la data della morte, il 16 aprile 1645. La nascita è incerta, ma l'anno dovrebbe essere, forse, il 1569, il che farebbe 76 anni, una bella età per l'epoca. E' probabile che abbia servito come mercenario nell'esercito russo e in quello svedese. Non ci è arrivato nessun suo ritratto.
Comunque, è noto soprattutto per averci lasciato due libri di composizioni per viola da gamba, intitolati "Musicall Humors" (1605) e "Captain Humes Poeticall Musicke" (1607). Nell'introduzione ai "Musicall Humors" scrive: "I Doe not studie Eloquence, or profess Musicke, although I doe love Sence, and affect Harmony: my Profession being, as my Education hath beene, Armes, the onely effeminate part of me, hath beene Musicke".
Doveva essere un uomo di spirito, visti i titoli di certe sue composizioni; una per tutte, "An Invention for Two to Play upone one Viole". Per eseguirla, due musicisti devono sedere l'uno in grembo all'altro e suonare la stessa viola con due archetti. Si sa che difendeva il valore della viola da gamba su quello del liuto, strumento più aristocratico, e che per questo venne in polemica con il grande liutista John Dowland, il quale criticò aspramente le sue opere. Pare anche che sia stato il primo ad avere l'idea di usare l'archetto per percuotere le corde e creare così l'effetto oggi detto "col legno".
Fu sicuramente un eccentrico, ed ebbe poca fortuna dato che morì in miseria. Ma la sua produzione spicca per originalità e, in una musica già di per sé piena di pathos com'è quella del XVII secolo, anche per un profondo, dolente lirismo.
Il brano nel link si chiama "Captaine Humes Pauin" ("Pavana del Capitano Humes"). Esegue l'immenso Jordi Savall.

sabato 3 ottobre 2009

facce


Non penso di aver capito molte cose nella vita, ma di sicuro una è questa: che la realtà ha sempre molte più facce di quante ci farebbe comodo ne avesse.

venerdì 2 ottobre 2009

i racconti dell’età del jazz 9 - "Conversations with Bill"

C’è stato un periodo in cui ero convinto di essere Bill Evans.
Nel senso che dire “mi piaceva Bill Evans” è troppo poco. Innanzi tutto, la scoperta della sua musica, per me, ha in pratica coinciso con la scoperta del jazz; in secondo luogo, l’ascolto della sua musica è stato un’esplorazione di territori psichici che non ero del tutto cosciente di possedere.
Le ragioni sono facili da intuire: fra tutti i jazzisti della sua epoca Bill Evans fu, senza alcun dubbio, quello con le più profonde e complesse radici nella musica classica europea, e uno dei pochi che riuscì a fondere quelle radici con il jazz in modo talmente perfetto da non lasciar percepire nemmeno la più sottile linea di cesura. Per me, che cominciavo ad addentrarmi nel jazz, ma che fino ad allora mi ero nutrito a dosi massicce di Bach, Chopin, Debussy e Ravel, la sensazione di aver trovato un fratello gemello era insopprimibile.

(...continua su La poesia e lo spirito)

lampi - 26


Ad esempio: perché mai il centopiedi, che era rimasto fermo per ore al centro di una parete completamente vuota, all'improvviso e senza nessun motivo apparente si mette in moto, percorre a tutta velocità un metro e poi, altrettanto all'improvviso e altrettanto senza motivo, in un punto qualsiasi della parete, si ferma?

giovedì 1 ottobre 2009

a proposito di sex symbol

Ma quanto erano sexy 'ste dive degli anni Trenta?
Guardate, per esempio, da 6:27 a 7:50.



Da: Red Dust, 1932, con Jean Harlow, Clark Gable,
Gene Raymond e Mary Astor.
Il filmato si può vedere anche qui.