“Fumetto per ragazze”? Ma va' là...
O meglio: Valentina Mela Verde nacque nel 1969 con l'idea di dedicare, all'interno del “Corriere dei Piccoli”, uno spazio alle ragazze. Le storie dovevano raccontare piccoli fatti di vita quotidiana, accoppiati con consigli sulla moda, il comportamento, la pettinatura, eccetera eccetera. Insomma, tutto tranquillo.
Ma non avevano fatto i conti con Grazia Nidasio, uno dei geni misconosciuti del nostro fumetto, che in breve tempo riuscì a creare su quelle pagine un vero e proprio universo narrativo, vivo e vitale.
Attorno alla protagonista, Valentina Morandini, undicenne milanese simpatica e intelligente, ruotano una miriade di personaggi: la pestifera sorellina Stefi, il fratello contestatore Cesare detto “Miura”, la mamma e il papà solidamente borghesi, lo strambo cane Popoff, le amiche del Club delle Mele Verdi (ognuna con una sua personalità, una sua storia, una sua verità), e poi gli amici, i parenti, i conoscenti più o meno occasionali. La Nidasio si ritagliò anche uno spazio tutto per sé, con l'alter ego della zia Dina, l'artista della famiglia.
Il tono delle vicende era sempre lieve e ironico, i disegni apparentemente semplici, ma in realtà di sofisticata, studiatissima eleganza, con i colori che spesso ammiccavano alle tendenze grafiche dell'epoca.
Nelle storie, pubblicate tra il 1969 e il 1976, cominciò man mano a far capolino l'Italia di allora: i primi contestatori, gli idoli dei teen-agers (Valentina è un'appassionata di Mal dei Primitives, il fratello dei Beatles e del folk-rock più impegnato), la sensibilità ecologista, la voglia di indipendenza, gli hippies, l'emigrazione meridionale al Nord, il pacifismo, le scuole sperimentali.
Il tutto senza mai calcare la mano, senza darlo a vedere, eppure con la massima serietà e con una straordinaria capacità di immedesimarsi nei drammi, piccoli e grandi, dell'adolescenza.
Incantevole e insieme profondo.