"Francesco De Gregori", 1974, noto anche come "il disco della pecora", per via della copertina. De Gregori ha detto di ritenerlo il suo disco più brutto. Di certo è il più cupo e il più ermetico: sembra scritto sotto l'effetto di molto vino cattivo e di molte notti insonni. Anche qui, vari ritratti femminili: il sardonico quadretto coniugale di Niente da capire, il surreale Dolce amore del Bahia, o Bene, tristissima cronaca di un amore al tramonto. A me, quello che piace di più è questo, per la sua malinconia un po' scanzonata.
http://www.youtube.com/watch?v=08_7_WGg2RM
Chissà dove sei perduta nella notte col tuo trucco infame e la tua giacca da bandito. Io ti ho aspettata all'ombra dei tuoi percome col mio viso angelico percosso dai fatti. Chissà dove sei perduta nei segni con la tua sigaretta come una matita e le tue speranze di vittoria.
Io ti ho accettata come una bella calligrafia un biglietto da visita e due occhi diversi. Può accadere di tutto puoi anche conquistare vari uomini bruni e misurarne l'aspetto ma il mio indirizzo è via del sopracciglio destro con rispetto parlando e altre parti di me.
"Theorius Campus", 1972. Francesco De Gregori e Antonello Venditti, rispettivamente ventuno e ventitré anni, fanno capolino insieme sulla scena della musica leggera italiana. Sei canzoni di Venditti (fra cui la straceleberrima Roma capoccia), quattro di De Gregori (una in collaborazione con Giorgio Lo Cascio) e due pezzi scritti a quattro mani. Disco acerbo, senza dubbio. Ma affascinante. La più famosa fra quelle di De Gregori è Signora Aquilone (qui una versione live, eseguita alla tv da un Francesco giovanissimo e imberbe*), che però, in tutta onestà, ho sempre trovato bruttina anzichenò. Invece mi piace molto questa, scritta da De Gregori e cantata a due voci insieme a Venditti.
http://www.youtube.com/watch?v=pC9o0Ieo0o0
Dolce Signora che bruci per che cosa stai bruciando? I gerani al tuo balcone si stanno consumando, Dolce Signora che bruci qual è il tuo peccato originale? Quanta acqua è passata sul tuo corpo di sale?
Il tuo album di foto sta andando alla deriva e il tuo amante prezioso se n'è andato un'ora fa ma io posso capire la tua età.
Dolce Signora che bruci i soldati che aspettavi sono tutti alla tua porta che chiedono le chiavi. Stanotte puoi trovare sul mio letto di velluto gli specchi che hai spezzato i figli che hai perduto.
Il tuo album di foto sta andando alla deriva e il tuo amante prezioso se n'è andato un'ora fa ma io posso capire la tua età.
Dolce Signora che bruci per che cosa stai bruciando? I gerani al tuo balcone si stanno consumando.
*) In questa versione, De Gregori salta una strofa, che del resto era stata censurata anche nell'originale: nel dialogo con l'ubriacone, uno scandalosissimo "è cattivo come Dio" era stato sostituito con un più rassicurante "è antico come Dio".
De Gregori ha sempre respinto l'accusa di essere "ermetico". Ma ascoltando una canzone come questa non si può negare che, specialmente nei suoi primi dischi, la materia psichica più privata emergesse spesso con una forza magmatica, visionaria. La canzone è piena di bivi, incertezze, decisioni non prese, e Marianna ne è il simbolo: ferma sulla strada, con il sole nei capelli e un paradiso di stagnola. Dove andrà? Che strada sceglierà? De Gregori, ovviamente, non ce lo dice.
P.S.: a proposito, il "poeta che suonava il pianoforte" è Antonello Venditti, che con De Gregori aveva condiviso gli esordi al mitico Folkstudio e aveva inciso il primo album, "Theorius Campus". Lilli Greco era stato il produttore di quel disco. E Suzanne... beh, devo proprio dirvi chi è?
http://www.youtube.com/watch?v=R7EbE6Xt05I
Cade pioggia e cade neve non ho più la mia virtù cosa importa quel bambino alla finestra? Il dolore della gente non riguarda la mia età chiudo gli occhi ed ogni giorno è sempre festa. Anna è morta e Mario non c'è più non hanno più parole le canzoni che scrivevo non le riconosco più sono l'ombra di un fantasma che cammina ma Suzanne mi dà la mano come prima.
Ho dormito troppo a lungo la montagna era stregata da un poeta che suonava il pianoforte. Ho sognato le mie mani che sparivano nel buio mentre Dio me le stringeva un po' più forte. Quattro porte quattro verità e ognuna sorrideva e un palazzo di granito con un uomo che gridava e la luna che sembrava una patata ma Suzanne non l'ho dimenticata.
E Marianna camminava con il sole nei capelli aggrappata a un paradiso di stagnola ogni uomo che passava ne toccava la sorgente ma lasciava la sua anima da sola e la strada divideva due esistenze parallele l'orizzonte ne copriva la realtà e Marianna non sapeva cosa fosse veramente quel diamante che stringeva nella mano mentre il sole la seguiva da lontano.
Cade piogga cade neve chi ha guardato le mie carte sa che forse la mia vita è già decisa. Lilli Greco non capisce ma che dio lo benedica tra un bicchiere e una bistecca mi diverte. Quattro porte quattro verità e ognuna sorrideva e un palazzo di granito con un uomo che scriveva e la luna che sembrava una patata ma Suzanne non l'ho dimenticata.
Sempre da Alice non lo sa: non una delle più note, ma secondo me una delle più belle canzoni di De Gregori.
Come co-autore del testo, figura Edoardo De Angelis, che però - pare - si limitò a raccontare a De Gregori il fatto da cui la canzone prende spunto (anche se nell'originale non erano diamanti ma sigarette, lei non si chiamava Hilde e non suonava la cetra...).
Curiosità: i primi due versi sono un'esplicita citazione di "Story of Isaac" di Leonard Cohen, che insieme a Bob Dylan è sempre stato uno degli autori prediletti di De Gregori.
http://www.youtube.com/watch?v=yoJ5jaMhmXI
L’ombra di mio padre due volte la mia
lui camminava e io correvo.
Sopra il sentiero di aghi di pino
la montagna era verde.
Oltre quel monte il confine
oltre il confine chissà
oltre quel monte la casa di Hilde.
Io mi ricordo che avevo paura
quando bussammo alla porta
ma lei sorrise e ci disse di entrare
era vestita di chiaro.
E ci mettemmo seduti ad ascoltare il tramonto
Hilde nel buio suonava la cetra.
E nella notte mio padre dormiva
ma io guardavo la luna
dalla finestra potevo toccarla
non era più alta di me.
E il cielo sembrava più grande
ed io mi sentivo già uomo
quando la neve scese a coprire la casa di Hilde.
Il doganiere aveva un fucile
quando ci venne a svegliare.
Disse a mio padre di alzare le mani
e gli frugò nelle tasche.
Ma non trovò proprio niente
solo una foto ricordo.
Hilde nel buio suonava la cetra.
Il doganiere ci strinse la mano
e se ne andò desolato
e allora Hilde aprì la sua cetra
e tirò fuori i diamanti.
E insieme bevemmo del vino
ma io solo mezzo bicchiere.
Quando fu l’alba lasciammo la casa di Hilde.
Oltre il confine con molto dolore
non trovai fiori diversi
ma sulla strada incontrammo una capra
che era curiosa di noi.
Mio padre le andò più vicino
e lei si lasciò catturare
così la legammo a una corda e venne con noi.
Ed eccola qui, sempre da "Alice non lo sa", Irene. La sorellina minore di Alice. Alice guarda il mondo e non vede nulla, Irene sta al quarto piano e pensa al suicidio. Con la dolce, enigmatica serenità delle donne di De Gregori. Forse non è un caso che "Irene" significhi "pace".
http://www.youtube.com/watch?v=sxVe0W_nClw
Irene alla finestra e tanta gente per la strada il mondo passa accanto a lei e non la sfiora mai con le mani aperte il cuore aperto Irene guarda giù.
Irene alla finestra e tanta gente al suo suicidio con il telefono staccato l'anima in libertà com'è grande il cielo e com'è piccola una donna com'è grande il cielo.
Ed il traffico sta crescendo mentre il sole se ne va ed Irene sta sognando cose che non sa.
Irene alla finestra e tanta gente per la strada il mondo passa accanto a lei e non la sfiora mai con le mani aperte il cuore aperto Irene guarda giù.
"Alice" è la canzone che mi ha fatto innamorare di De Gregori. E ancor oggi la considero il suo capolavoro, la sua canzone più perfetta.
La ascoltai forse a 13 o 14 anni, quando De Gregori non sapevo neanche chi fosse, e ci capii poco o niente, ma che importa? Quelle figure femminili sfuggenti, enigmatiche mi si impressero subito in maniera indelebile.
Per qualche anno, credo dai 14 ai 17 o giù di lì, ascoltai De Gregori quasi ossessivamente. Il primo lp suo che comprai fu Miramare (1989), che è un disco un po' strano, un po' di transizione se vogliamo, forse non del tutto risolto, ma secondo me ancora affascinante. Poi recuperai tutti i suoi lavori precedenti, e continuai a seguirlo fino al '92 o '93.
Poi uscì Canzoni d'amore, che non mi piacque (e continua a non piacermi), e contemporaneamente scoprii il jazz, quindi lasciai indietro De Gregori per farmi prendere da altre passioni.
Però l'imprinting di "Alice" dev'essermi rimasto, perché ancor oggi una delle cose che più mi piacciono di lui sono i suoi ritratti di donna.
E dunque, ecco il primo post della serie.
I riferimenti, per quel che serve: "Alice" esce su Alice non lo sa (1973), il primo disco a suo nome. De Gregori la porta a "Un disco per l'estate" e arriva ultimo tra gli ultimi.
Irene è la protagonista di un'altra canzone dello stesso disco; Cesare è Pavese, che realmente si innamorò di una ballerina e si buscò una polmonite per averla aspettata sei ore sotto la pioggia; lo sposo continua a emettere il suo grido muto, tra l'indifferenza dei parenti.
In origine, il "qualcosa" che il mendicante arabo ha nel cappello era "un cancro", ma la censura non accettò di far passare un verso cotanto scandaloso. Altri tempi (o forse no?).
Ma Alice (in Wonderland?), con i suoi gatti pigri, tutto questo "non lo sa".
Buon ascolto.
http://www.youtube.com/watch?v=6WdopDCbr3Q
Alice guarda i gatti e i gatti guardano nel sole
mentre il mondo sta girando senza fretta.
Irene al quarto piano è lì tranquilla
che si guarda nello specchio
e accende un'altra sigaretta.
E Lilì Marlene bella più che mai
sorride e non ti dice la sua età
ma tutto questo Alice non lo sa.
Ma io non ci sto più
gridò lo sposo e poi
tutti pensarono dietro ai cappelli
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa
non è così che se ne andrà.
Alice guarda i gatti e i gatti muoiono nel sole
mentre il sole a poco a poco si avvicina
e Cesare perduto nella pioggia
sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina
E rimane lì
a bagnarsi ancora un po'
e il tram di mezzanotte se ne va
ma tutto questo Alice non lo sa.
Alice guarda i gatti e i gatti girano nel sole
mentre il sole fa l'amore con la luna.
Il mendicante arabo ha qualcosa nel cappello
ma è convinto che sia un portafortuna.
Non ti chiede mai
pane e carità
e un posto per dormire non ce l'ha
ma tutto questo Alice non lo sa.
Ma io non ci sto più
gridò lo sposo e poi
tutti pensarono dietro i cappelli
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa
non è così
che se ne andrà.
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