Quest'anno, lo saprete tutti, è stato consumato l'ultimo degli infiniti, decennali massacri a danno della scuola pubblica: la tanto conclamata "riforma" della Gelmini, che in quattro parole si può riassumere nell'ennesimo taglio di fondi e di cattedre e nell'ennesima coltellata alla schiena per il futuro del nostro Paese.
Oltre al danno, la Mariastella ha pensato di aggiungere la beffa, diramando alle scuole un corposo papier (varie centinaia di pagine) di indicazioni per i nuovi programmi, intitolato Schema di regolamento recante “Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali di cui all’art. 10...", eccetera eccetera.
Ora, sorvoliamo sul fatto che il documento è redatto da un comitato di presunti "esperti", che palesemente non hanno mai messo piede in un'aula scolastica, non ne conoscono i problemi e le potenzialità, e che hanno prodotto nient'altro che un pomposo e farraginoso proclama, denso di gergo accademico e povero di concrete indicazioni didattiche.
Sorvoliamo anche sul fatto che, a una drammatica riduzione delle ore, corrisponde un aumento sproporzionato dei programmi che i docenti sarebbero chiamati svolgere.
Sorvoliamo anche sulla totale mancanza di senso di tali programmi, in cui le nozioni si accumulano sulle nozioni, senza mai nemmeno tentare di trovare un filo conduttore, una logica, una linea-guida per chi dovrebbe insegnare e apprendere.
Sorvoliamo, perché a tutto ciò dovremmo essere abituati. E' la scuola italiana, è così da decenni e così resterà, nei secoli dei secoli.
Quel che mi interessa è che il documento menziona (Allegato E) anche un costituendo "Liceo coreutico-musicale": che a conti fatti si rivela essere nient'altro che un liceo qualsiasi, con più o meno gli stessi programmi di tutti gli altri, al quale vengono appiccicate artificiosamente una sezione di musica e una sezione di arte coreutiva.
In pratica, una copia sbiadita di un Conservatorio o di un'Accademia di danza: ancora una volta, senza alcuno sforzo di trovare un'integrazione o una linea comune nei programmi di studio.
Ma la più bella arriva quando si leggono gli argomenti che andrebbero svolti nel quinto anno del corso di Storia della Musica.
Cito testualmente da pag. 282:
Lo studente conosce il profilo storico dal secolo XIX ai giorni nostri e analizza autori come Liszt, Verdi, Wagner, Brahms, Puccini, Debussy, Mahler, Stravinskij, Schönberg, Bartók, Webern, Šostakovic, Britten, Berio, Stockhausen ecc., nonché a margine fenomeni come il jazz, la ‘musica leggera’ e la cosiddetta popular music.
In altre parole: per gli eccelsi intelletti che hanno redatto il documento, jazz e popular music (a proposito: e il rock?) sarebbero un fenomeno "marginale" nella musica del Novecento.
Louis Armstrong, Duke Ellington, Miles Davis, Charlie Parker, Billie Holiday, John Coltrane, i Beatles, Bob Dylan, Leonard Cohen, Jimi Hendrix, Bruce Springsteen, Domenico Modugno, Fabrizio De Andrè, Piero Ciampi, Muddy Waters, Ray Charles, James Brown, eccetera eccetera eccetera. Tutto ciò, nella loro mente, sta "a margine", in un angolino. E di grazia se è stato nominato.
Ora, aiutatemi voi. Come lo chiamiamo questo: snobismo? puzza sotto il naso? o pura e semplice idiozia?