Con tutta l'antipatia (tanta) che posso provare per il calcio, e per quanto poco (diciamo pure: niente) me ne possa fregare del risultato di una partita, ci tengo a dichiarare pubblicamente che mi sento molto più connazionale di un ragazzo africano, nero come la pece, che a diciotto anni ha
scelto di essere italiano, che non di un italiano di pelle candida, che è tale solo per un accidente genetico, o che lo diventa solo dopo le partite. E che poi si permette pure di sindacare sull'
italianità altrui.