Sono sempre stato convinto che le cose più belle di un artista si celino spesso tra quelle meno conosciute.
Questa canzone è una prova (a parte l'arrangiamento un po' lezioso e l'assolo finale che, nonostante al sax ci sia il grande Mario Schiano, mi pare davvero brutto).
Questa è la versione originale, che si trova su "De Gregori" (1978). Ma ce n'è una versione molto più bella, semplicissima, solo voce e chitarra, registrata da un fan con un registratore amatoriale: è sul live "Niente da capire" (1990), e vi consiglio caldamente di ascoltarla.
Due Zingari (F. de Gregori)
"Ecco stasera mi piace così
con queste stelle appiccicate al cielo
la lama del coltello nascosta nello stivale
e il tuo sorriso trentadue perle".
Così disse il ragazzo
"Nella mia vita non ho mai avuto fame
e non ricordo sete di acqua o di vino
ho sempre corso libero felice come un cane
tra la campagna e la periferia
e chissà da dove venivano i miei
dalla Sicilia o dall'Ungheria
avevano occhi veloci come il vento
leggevano la musica
leggevano la musica nel firmamento".
Rispose la ragazza: "Ho tredici anni
trentadue perle nella notte
e se potessi ti sposerei
per avere dei figli con le scarpe rotte.
Girerebbero questa ed altre città
questa ed altre città
a costruire giostre e a vagabondare
ma adesso è tardi anche per chiaccherare".
E due zingari stavano appoggiati alla notte
forse mano nella mano e si tenevano negli occhi.
Aspettavano il sole del giorno dopo
senza guardare niente.
Sull'autostrada accanto al campo
le macchine passano velocemente
e gli autotreni mangiano chilometri
sicuramente vanno molto lontano
gli autisti si fermano e poi ripartono
dicono: "C'è nebbia bisogna andare piano".
Si lasciano dietro un sogno metropolitano.
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mercoledì 2 dicembre 2009
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