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giovedì 19 luglio 2012

ricordi cercansi



(di Giulio Mozzi)

"Ho voglia di fare un libro. La voglia di fare questo libro mi è venuta leggendo altri libri.
Il titolo del libro da fare è: Il ricordo d’infanzia.
Vorrei raccogliere cento, mille, duemila ricordi d’infanzia. Non necessariamente primi ricordi d’infanzia. Ricordi di quando avevamo non più di otto anni. Ricordi, se possibile, autentici: cioè proprio ricordi personali, non ricordi attivati da racconti e rievocazioni di genitori e parenti. Non necessariamente, peraltro, ricordi “veri” nel senso comune della parola: la memoria dell’infanzia è piena di fantasie, sogni, immaginazioni – che non sapevamo allora, né sapremmo adesso, distinguere da ciò che ora, da adulti, consideriamo “vero”.
Vorrei che questi cento, mille, duemila ricordi d’infanzia fossero scritti tutti nello stesso modo (...)"

(continua a leggere su Vibrisse)

sabato 8 gennaio 2011

per un'assenza



Se muore un uomo,

con lui muore
la sua prima neve, il primo bacio,
la sua prima battaglia…
E tutto egli porta via con sé.
Restano, è vero, libri e ponti.
Macchine e quadri. E’ destino
che molto rimanga, eppure
qualcosa se ne va lo stesso.
E’ la legge di un gioco spietato:
non muoiono uomini,
ma interi mondi.
[...]
Impossibile risuscitare i loro mondi misteriosi.
Ma ogni volta desidero ancora
gridare
per questa irrevocabilità.

(Evgenij Aleksandrovič Evtušenko)


Le cose accadono, non bisogna sentirsene in colpa. Non bisogna, eppure non se ne può fare a meno. Anche ora che sono passati dieci anni.
Non ho colpa se Carlo non volle vedere nessuno prima di morire; se non volle che nessuno sapesse e vedesse. Non ho colpa se, mentre moriva, io ero lontano e baciavo la mia ragazza.
Non ho colpa se l'avevo visto ad agosto, e a gennaio il cancro se l'era già divorato per intero, senza che potessi nemmeno salutarlo. Gli avevo scritto, no? E lui non mi aveva risposto.
Non ho colpa nemmeno se non ho potuto prendere un giorno di ferie per andare al suo funerale (a che sarebbe servito, del resto?).
Eppure ho la colpa di essere vivo e felice. Ho la colpa di ascoltare musica, di leggere, di ridere e di pensare.
Carlo aveva capelli biondi da scandinavo, occhi azzurri, gli piaceva il freddo (mentre io lo detesto), quando ti parlava ti si appiccicava alla faccia come fanno i miopi, suonava il contrabbasso (male, ma non gliel'ho mai detto), guidava un po' troppo veloce, al liceo gli passavo le versioni di latino (ma il prof ce l'aveva con lui e gli metteva sempre cinque), studiava a Napoli, aveva cambiato tre o quattro facoltà prima di prendere filosofia, aveva un po' il vizio di tagliare i panni addosso a tutti.
Mi aveva fatto ascoltare "Kind of Blue", "My Favorite Things" e "The Shape of Jazz to Come", e di questo gli sarò grato in eterno.
Mi diceva sempre che sarebbe venuto a trovarmi per Umbria Jazz e non l'ha mai fatto.
Quando è morto, il tredici gennaio di dieci gennai fa, non aveva ancora venticinque anni, e io non posso fare a meno di sentirmi in colpa per averne trentacinque.

(nella fotografia: R. Mapplethorpe, Calla)




http://www.youtube.com/watch?v=crPqaCgeGLA

sabato 24 aprile 2010

amarcord televisivo

Uno dei miei più remoti ricordi d'infanzia: i cartoni animati de La famiglia Mezil.
Si può dire che cose così non ne fanno più, o suona troppo geriatrico?


http://www.youtube.com/watch?v=8OOTg86fBxM