martedì 19 aprile 2016

raccontino

Dalle fotografie, l'aveva immaginata bassa di statura. Per via del volto, forse, con gli occhi grandi e le labbra ampie, rigirate verso l'esterno come quelle dei neonati. E le lentiggini, che chissà perché collegava sempre all'infanzia.
Quando la vide, scoprì che sì, il viso era quello, ma tutto il resto non corrispondeva.
Le mani, innanzi tutto: lunghe, disposte alla fine di braccia esili e diafane come quelle che a volte si disegnano agli elfi sui libri per l'infanzia.
E il corpo, tanto alto e sottile da risultare sbilanciato. Quando fece per stringerle la mano, mancò poco che la proiettasse a terra in un'involontaria presa di judo. Era soltanto, in realtà, la sperequazione delle masse, i suoi novanta chili piantati sul terreno contro i cinquanta di lei, sospesi a mezz'aria.
In tutto ciò, cosa c'entrava quel viso? Era troppo piccolo, tutta la testa sembrava montata per errore su un corpo non suo, e la voce ne usciva insicura, quasi si fosse smarrita nel percorso tra i polmoni e la laringe.
Non servì nient'altro: ne fu subito innamorato.

Nessun commento: