sabato 31 gennaio 2015

quell'anime sante e benedette

Santaccia de Piazza Montanara

Santaccia era una dama de Corneto
da toccà ppe rrispetto co li guanti;
e ppiù che ffussi de castagno o abbeto,
lei sapeva dà rresto a ttutti cuanti.

Pijjava li bburrini ppiù screpanti
a cquattr'a cquattro cor un zu' segreto:
lei stava in piede; e cquelli, uno davanti
fasceva er fatto suo, uno dereto.

Tratanto lei, pe ccontentà er villano,
a ccorno pìstola e a ccorno vangelo
ne sbrigava antri dua, uno pe mmano.

E ppe ffà a tutti poi commido er prezzo,
dava e soffietto, e mmanichino, e ppelo
uno pell'antro a un bajocchetto er pezzo.

II

A pproposito duncue de Santaccia
che ddiventava fica da ogni parte,
e coll'arma e ccor zanto e cco le braccia
t'ingabbiava l'uscelli a cquarte a cquarte;

è dda sapé cc'un giorno de gran caccia,
mentre lei stava assercitanno l'arte,
un burrinello co l'invidia in faccia
s'era messo a ggodessela in disparte.

Fra ttanti uscelli in ner vedé un allocco,
Oh, disse lei, e ttu nun pianti maggio?
Bella mia, disse lui, nun ciò er bajocco.

E cquì Ssantaccia: alò, vvièccelo a mmette:
scéjjete er bùscio, e tte lo do in zoffraggio
de cuell'anime sante e bbenedette.

(Roma, 12 dicembre 1832)
 

(G.G. Belli)

venerdì 30 gennaio 2015

hypnoerotomachia

Nel sogno qualcun altro ti baciava
io guardavo celato
da uno spigolo provvidenziale
il moto congiunto delle mani.
Forse un'ombra
del tuo profumo trapelava
nel fondo delle scale
(ero lì – come sempre
abbarbicato
a ciò che fa più male).

giovedì 29 gennaio 2015

teratofania

Sulla strada per Gualdo una scrofa
emerse all'improvviso dalla nebbia
con le mammelle gonfie – immobile
al di là di uno steccato
le zampe incollate nella guazza

(per un attimo solo
subito cancellata dal tornante)

mercoledì 28 gennaio 2015

intenzioni

...pensa, in un esercizio di focalizzazione, che stavolta ha per oggetto i confini fra mondo equoreo e mondo atmosferico, concentrati in quella sottile pellicola di liquido schiumoso al di sopra della quale la pelle si solleva in minute papille, mentre al di sotto formicola adattandosi al brusco sbalzo di temperatura, e si ripropone per il nuovo anno un'indagine accurata sugli intrecci spiraliformi tra psiche e soma, sulle diramazioni gastriche dell'angoscia, proponendo di spingersi sull'estrema piattaforma dello spirito, l'azzurro abissale in cui dimorano i demoni fosforescenti, i gelatinosi tiranni dell'umore.

martedì 27 gennaio 2015

il giorno in cui morì Lady

Sono le 12:20 a New York un venerdì
tre giorni dopo il giorno della Bastiglia, sì
è il 1959 e io mi faccio lucidare le scarpe
perché scenderò da quello delle 4:19 a Easthampton
alle 7:15 e poi andrò dritto a cena
e non conosco la gente che mi darà da mangiare.

Risalgo la strada afosa mentre comincia a picchiare il sole
e mi faccio un hamburger e un malto e compro
un orrendo NEW WORLD WRITING per vedere che cosa fanno
in questi giorni i poeti del Ghana
proseguo per la banca
e Miss Stillwagon (fa di nome Linda ho sentito una volta)
nemmeno guarda il mio saldo per una volta nella vita
e al GOLDEN GRIFFIN prendo un piccolo Verlaine
per Patsy con i disegni di Bonnard anche se
penso a Esiodo, trad. Richmond Lattimore o
alla nuova commedia di Brendan Behan o Le Balcon o Les Nègres
di Genet, ma non lo faccio, resto su Verlaine
dopo che la perplessità mi ha fatto praticamente addormentare

e per Mike faccio solo un salto al Negozio di Liquori
su PARK LANE e chiedo una bottiglia di Strega e
poi torno da dove sono venuto per la Sesta Avenue
e al tabaccaio allo Ziegfield Theatre e
senza pensarci chiedo una stecca di Gauloise e una stecca
di Picayunes, e un NEW YORK POST con sopra la sua faccia

e adesso sudo parecchio e penso
a me appoggiato alla porta del bagno al 5 SPOT
mentre lei sussurrava una canzone a Mal Waldron
alla tastiera e tutti e io smettevamo di respirare

Frank O'Hara (1926-1966)
(da Lunch Poems, 1964 - traduzione mia)

lunedì 26 gennaio 2015

cronache familiari: azzurro, troppo azzurro

Ognuno si sceglie i propri principi azzurri.
Eli vuol essere salvata da Hulk.

domenica 25 gennaio 2015

cronache familiari: la matematica non è un'opinione

"Mamma, io oggi ho mangiato tre piatti di pasta: il mio e quello della sorella!"

sabato 24 gennaio 2015

colibrì

Riesco a immaginare, in qualche altrove,
nello stupore primordiale, lontanissimo
terribile silenzio, nel rantolo e brusio
i colibrì sfrecciavano nei viali.

Prima che nulla avesse un'anima,
la vita un sussulto semianimato della Materia,
questa scheggia intagliata nella luce
sibilava tra i vasti, lenti, succulenti steli.

Non c'erano, credo, fiori a quel tempo,
nel mondo in cui il colibrì lampeggiava prima della creazione,
credo che pungesse le lente vene vegetali con il suo lungo becco,
probabilmente era grande
perché, si dice, anche i muschi e le lucertole lo erano un tempo.
Probabilmente era un terribile mostro sciabolante.

Lo guardiamo dalla parte sbagliata del lungo telescopio del Tempo,
fortunatamente per noi.

D. H. Lawrence
(traduzione mia)


* * *

Humming-bird


I can imagine, in some otherworld
Primeval-dumb, far back
In that most awful stillness, that only gasped and hummed,
Humming-birds raced down the avenues.


Before anything had a soul,
While life was a heave of Matter, half inanimate,
This little bit chipped off in brilliance
And went whizzing through the slow, vast, succulent stems.


I believe there were no flowers, then,
In the world where the humming-bird flashed ahead of creation.
I believe he pierced the slow vegetable veins with his long beak.


Probably he was big
As mosses, and little lizards, they say were once big.
Probably he was a jabbing, terrifying monster.
We look at him through the wrong end of the long telescope of Time,
Luckily for us.

venerdì 23 gennaio 2015

mini-tour pugliese

Giovedì 29 gennaio, dalle ore 15,30 alle 17,30, sarò alla biblioteca del Liceo "E. Amaldi" di Bitetto (BA), dove infliggerò ai malcapitati studenti una lezione sul tema: "Medicare l'assenza: la donna e la città nella poesia di Giorgio Caproni".
L'evento è gratuito e aperto al pubblico.

Il giorno dopo, venerdì 30, alle ore 21 presso il Docks 101 (via Nardelli 101, Locorotondo) ci sarà un reading poetico dal titolo "D'amore e altre speranze", nel quale l'attore Fulvio Falzarano leggerà (fra gli altri) anche alcuni testi miei, accompagnato dal contrabbassista Vito Laforgia.
L'evento è accompagnato da degustazione di prodotti locali, al costo di 10 euro (informazioni: 334 342 9577; prenotazioni: 080 431 2471).

Così, tanto per farvelo sapere.

 (P.S.: per entrambi gli eventi, sappiate che c'è dietro la longa manus dell'infaticabile Antonio Lillo.)

giovedì 22 gennaio 2015

robetta mia su Vibrisse

Per la serie "La formazione dell'insegnante di lettere"

Non è che io abbia scelto di fare l’insegnante di lettere. È proprio che, ripensandoci, mi chiedo: ma che cos’altro sarei potuto diventare, nella vita?...

(leggi tutto il pezzo qui)

mercoledì 21 gennaio 2015

colloqui

Sai se mi chiedessi quali sono
i ricordi che conservo con maggior cura
non ti risponderei i grandi momenti
i climax della narrazione
quelli sono consegnati allo strato
più superficiale della memoria
nitidi e scivolosi come un calco
in vetroresina. Ci sono piuttosto
attimi senza alcuna importanza
che riemergono a volte con un'intensità
lancinante – immagina una scheggia sottopelle
che arrivi all'improvviso a sfiorare un nervo.
Di tutta Amsterdam ad esempio ricordo
gli occhi di una donna intravisti per un solo istante
al di là di una vetrina – serissimi
nonostante lei fosse praticamente nuda
e di tutta New York conservo l'odore
di certe bancarelle agli angoli di Broadway
il fumo grasso del soul food mescolato
all'asfalto caldo e a un retrogusto
che non ho mai più ritrovato altrove
e Roma per me è l'angolo sporco dietro
la Stazione Termini dove un arco in travertino
confina con la saracinesca di un meccanico.
Per questo è strano che di te invece
io ricordi tutto – ogni gesto ogni parola
ogni passo in direzione opposta o parallela
con una precisione spietata.
Del resto te l'ho già detto: ogni colloquio
è la battuta ulteriore di un dialogo mai
interrotto – e ogni volta che supero
un nuovo spigolo nei tuoi pensieri
mi accorgo che la scoperta non è altro
che riconoscimento. Ed è strano
soprattutto perché è così poco il tempo
che ho potuto passarti accanto
eppure è così vasto il ricordo
da occupare fino ai margini del campo visivo
così come i tuoi occhi invadono la scena
quando ci guardo dentro.
(E ora dovrei concludere con dei saluti
presumo – o con un qualche finale
d'effetto. Non ci riesco. Non posso
davvero concepire alcun punto fermo).

martedì 20 gennaio 2015

l'âme ensevelie

“Il profondo torpore originario, l’anima ancora sepolta...”
(Hippolyte Taine)

Essere sveglio mentre tutti dormono
essere qui a muovere le dita
mentre i muscoli della casa si contraggono
senza saperlo – ci vorrà pure qualcuno
a guidare le grandi migrazioni
e infatti ora sorveglio le schiene
verso i guadi più sgombri
verso le vene fertili
tutti hanno arreso la carne
ma non io che li guardo di profilo
ascolto crescere la pelle.

lunedì 19 gennaio 2015

"finally out..."

Essere felici insieme
ma a distanza (sono mille
trecentotrentuno chilometri
li ho calcolati sulla carta)
è una forma peculiare
di felicità – sono d'accordo
è una gioia fatta di bit
e di schermi al silicio
ma non vorrai mica dirmi
che sia in qualche modo una gioia
minore – lo sai quanto poco
contino le distanze
lo sai che ti sento
sorridere sulla mia guancia.

domenica 18 gennaio 2015

lampi - 266



Non è vero che nell'arte ognuno ci vede quel che vuole.
In realtà, ognuno ci vede quel che si merita di vedere.

sabato 17 gennaio 2015

spigolature di lettura

Il contributo particolare dello storico è la scoperta delle molteplici forme del tempo. Il suo fine, qualunque sia la sua specializzazione, è di ritrarre il tempo. La scoperta la descrizione della forma del tempo sono il suo compito precipuo. [...] Lo storico mette in luce un disegno che non era visibile a coloro che ne furono parte e che, precedentemente alla sua scoperta, era ignoto anche ai suoi contemporanei.

* * *

Ogni opera d'arte importante può essere considerata come un avvenimento storico e allo stesso tempo come la soluzione faticosamente raggiunta di un certo problema. Che l'avvenimento sia stato originale o convenzionale, casuale o voluto, goffo o ben condotto è cosa ora irrilevante. Il fatto importante è che ogni soluzione indica che c'è stato un problema al quale erano già state date altre soluzioni e per il quale saranno probabilmente trovate ancora nuove soluzioni dopo quella ora offerta. Con l'accumularsi delle soluzioni, il problema cambia aspetto. Resta però il fatto che la catena di soluzioni mette in luce il problema.


(George Kubler, "La forma del tempo")

venerdì 16 gennaio 2015

cronache scolastiche: accontentiamoci...

"Allora, ragazzi, chi vi è piaciuto di più degli autori che abbiamo studiato finora?"
"Tasso."
"E perché?"
"Perché era un pervertito."

giovedì 15 gennaio 2015

cronache familiari: Musical Analysis 101

Lorenzo, ascoltando un disco di Lionel Hampton.
"Papà, questa musica è uguale a quella del Libro della giungla!"

(Visto che i classici della Disney a qualcosa servono?)

mercoledì 14 gennaio 2015

cronache familiari: it don't mean a thing...

Io rimango convinto che dei leggeri buffetti sul culetto, a tempo con il charleston, siano il modo migliore per far acquisire a un bambino di quattro anni e mezzo (quasi cinque) la percezione fisico-motoria dello swing.

martedì 13 gennaio 2015

je suis Charlie



"Un omicidio è delinquenza, un milione è eroismo.
Il numero legalizza, mio caro amico."

lunedì 12 gennaio 2015



Ecco, pensavo: ascoltare Monk è come entrare in uno di quei labirinti di specchi che ci sono nei luna-park.
Un'uscita c'è: lo sai che c'è, ci deve essere. Ma per arrivarci devi dare di muso un sacco di volte.

sabato 10 gennaio 2015

intenzioni

Dichiaro ufficialmente il duemilaquindici
anno del lascia-perdere
dei libri ostinatamente non catalogati
dell'esercizio fisico frequente

annuncio la fine dei giochi
dei dettagli sottratti al quadro generale
delle immagini relegate ai margini del campo visivo
degli occhi troppo trasparenti per reggerne lo sguardo
dei gesti interrotti all'apice della parabola
e delle conversazioni senza interlocutore

il duemilaquindici sarà un anno di affilature
di tagli a metà strada fra il bulbo e la sinapsi
molti aggettivi cadranno molti strati di vecchia pelle
verranno sfilacciati

quest'anno il vero corrisponderà al vero
ogni e-mail sarà archiviata
e ogni parola lascerà un segno
fosse pure una lesione una screpolatura

lo supponevo

"Tutte le persone, vive o morte, sono pure coincidenze."

(Kurt Vonnegut)

venerdì 9 gennaio 2015

è arrivata una lettera



Vincenzo D'Alessio recensisce "Volevo essere Bill Evans" 
sul blog "Narrabilando".

cronache scolastiche: so' soddisfazioni...



- Prof, ma questo è lei?
- Sì.
- Ma quanti anni aveva?
- Credo ventidue... ventitré...
- Ammazza quant'era fi... ehm, mi scusi.

giovedì 8 gennaio 2015

l'hanno detta tutti...

...non potevo non dirla anch'io, la mia.
Una cosina per Pino Daniele su Words Social Forum.

non è un alibi


“Das arglose Wort ist töricht”.
(La parola innocente è stolta)
(Bertold Brecht, “A coloro che verranno”)

La somma del male (mi dico)
potrebbe risultare in bene
le piccole angherie sommarsi
in una provvidenza imperscrutabile.
Però (mi dico anche) è chi continua
a vivere quando la vita è ingiusta
è chi sorride alle belle giornate
nel tempo delle forche – è chi dorme
tranquillo nel proprio dovere
che lastrica la strada agli assassini.
Parlare di alberi non è un delitto
delitto è seminare gli occhi
seppellire la lingua nella terra
germogliare di foglie nuove.
Gli alberi sono innocenti
anche le bestie forse.
Ma questo (mi dico) non è un alibi.



Nota: questa poesia l'ho scritta un paio di mesi fa.
Per motivi che non saprei spiegare, non l'avevo ancora pubblicata, 
ma l'avevo messa in lista d'attesa e poi programmata per oggi.
Vederla qui, ora, dopo ciò che è successo ieri a Parigi,
le fa assumere il sapore di una triste profezia.
Onestamente, avrei preferito di no.

mercoledì 7 gennaio 2015

rieccoci

Rieccoci allo scoglio leggendario,
qui dove hanno cantato le sirene
e i marinai sono morti scuoiati,
e ci chiediamo ora quale illusione
tanti bravi compagni abbia accoppato.
Ormai non son più fresche le soubrette,
le voci chiocce, il trucco che svanisce,
le labbra che serbavano l'enigma
implorano con ghigni mortuari.
A noi manca la carne, a loro i denti,
fame e sudore ci hanno prosciugati;
scheletri in lotta contro la marea,
deridiamo il suadente ritornello:
non dobbiamo distogliere occhi e orecchie
dalla cupa réclame del tramonto.

martedì 6 gennaio 2015

robetta mia su "Jazz nel pomeriggio"

Non tanto per la roba mia, ma si parla di Duke Ellington.
No, dico...

getting to the point

È strano certe volte pensare
a te. Io ci provo
a fissare le linee precise
del tuo volto – a evocare
l'esatta frequenza
della tua voce. So bene
che dovrei concentrarmi
raggiungere quel punto
in cui il nero dei tuoi occhi
vibra all'unisono con il mio cuore.
Eppure no – tutto quello
che vedo se sigillo forte
le palpebre è la tua fiamma leggera
della tua anima – il calore
non so come attraversa la distanza
illumina l'interno
dei miei pensieri.

lunedì 5 gennaio 2015

tre poesie di Michael Krüger

Discorso del viaggiatore

Ho percorso l'Italia
da sud a nord
come voleva la strada.
Non ho fatto esperienze.
A Napoli un cane come
non ne vidi mai stava
a guardia del sole nascente;
dietro Ravenna tesi l'orecchio
al sommesso oracolo della pioggia;
in Maremma vidi mosche
negli occhi dei bovini, e me stesso.
Quasi troppo per una vita.
Col tempo appresi
a condurmi fra le vie traverse
che non portano a nord.
A Roma, ne devo far menzione,
osservai formiche rosse
che volevano trascinar via il Pantheon.
Per il resto, camminando lessi
le brevi poesie di Ungaretti
fino a che non si furono dissolte
nella mia radiosa felicità.

* * *

Chiaro che
il creatore dell'universo
si può vederlo come un giocoliere.
Tutto un maledetto gioco,
espressione d'incipiente stanchezza.
Ma talvolta, se a sera,
secondo un'abitudine,
ci raduniamo sul prato
a salutare in silenzio la notte,
per lo stupore restiamo senza parola:
lui per fregarci ci dà prove
del suo grande talento.

* * *

Leopardi e la lumaca

Una lumaca striscia per la terrazza,
un viscidume che va sul ventre, felicemente
sfuggita all’agitazione del giardino. Tenera,
duttile, cornea, aspira il suolo, diretta da un magnete
sotto i marmetti. A testa alta
questo sacro animale con dignità offensiva
taglia la strada alle formiche ove fervono i traffici
e si scambiano carichi da confonder
la vista. Sorella di Sisifo,
lei lavora in pianura, naturale nemica
della ripetizione.
Il centro è raggiunto, in gran silenzio quasi
non si dovesse dar scosse alla casa del mondo
che è piena di crepe invisibili.
Ora penso al tempo, non alla felicità,
perché soltanto come infelici siamo immortali.
Ma lo capiamo che l’ordine funziona
solo con questa lumaca che ora ha fatto il giro
del quadrante bianco del suo orologio?
A che pro saremmo nati, dice Leopardi,
se non per riconoscere come saremmo felici
a non esser nati?

domenica 4 gennaio 2015

corrispondenze

I libri sono pazienti, non hanno fretta. Aspettano che noi si cresca abbastanza per poterli apprezzare.
Ad esempio il volumetto BUR con le poesie di Georg Trakl era lì da anni, su uno scaffale in casa dei miei. Dentro c'era questa poesia, che Trakl scrisse cent'anni fa, per descrivere con straordinaria precisione me, stasera, proprio in quest'ora crepuscolare del 3 gennaio 2015, in cui la sto leggendo e traducendo.


* * *

Sulla via

A sera lo straniero fu portato alla camera mortuaria;
odore di catrame; quieto fruscio di platani rossi;
il volo scuro delle taccole; sulla piazza montavano la guardia.
In neri lenzuoli è calato il sole; sempre ritorna questa sera passata.
Nella stanza accanto la sorella esegue una sonata di Schubert.
Affonda quieto il suo sorriso nella fontana cadente,
con il suo azzurro fruscio nella penombra. Oh, com'è antica la nostra razza.
Qualcuno sussurra laggiù nel giardino; qualcuno ha lasciato questo cielo nero.
Nell'armadio profumano le mele. La nonna accende candele dorate.

Oh, com'è mite l'autunno. Quieti risuonano i nostri passi nel parco antico
sotto gli alberi alti. Oh, com'è severo il volto giacìnteo del crepuscolo.
La fonte azzurra ai tuoi piedi, misterioso il rosso silenzio della tua bocca,
incupita nel sonno delle fronde, nell'oro scuro dei girasoli cadenti.
Le tue palpebre pesanti di papavero sognano quiete sulla mia fronte.
Gentili campane mi agitano il petto. Una nuvola azzurra
è il tuo volto calato sul mio nella penombra.

Un canto con chitarre riecheggia da un'ignota taverna,
là cespugli di sambuco selvatico, un giorno di novembre da lungo passato,
passi familiari sulla scala in penombra, la vista delle travi imbrunite,
una finestra aperta, dove indugia una dolce speranza –
indicibile è tutto, mio Dio, da farmi cadere in ginocchio tremante.
Oh, com'è scura questa notte. Una fiamma purpurea
si è spenta sulla mia bocca. Nel silenzio
smuore il tintinnio di corde dell'anima in ansia.
Lascia che, ebbra di vino, la testa sprofondi nel fosso.

(Georg Trakl - traduzione mia)

anamnesi

Avendo infaustamente – e nonostante
me lo fossi promesso e ripromesso –
dimenticato di fissarli in fotografia
dovrò adesso compiere un particolare
sforzo di concentrazione perché nulla
vada perso dei sessanta (scarsi) minuti
che ci hanno visti del tutto eccezionalmente
l'uno di fronte all'altra – in una bolla
fragile e iridescente di felicità –
le singole parole la curvatura
della tua voce nel dirmi che non deve
per forza essere così – non sempre
almeno – lo zampillare opalino
della tua risata – l'angolo di incidenza
del sole sui tuoi zigomi l'incredibile
concentrarsi nella tua cornea
di tutto ciò che intuivo
senza vederlo – come se fosse
tutta lì in un solo punto la luce
di Roma la gloria impudica del pomeriggio
(e ti vedevo lo sai in un'altra luce
già più vicina a spegnersi – uscire
dall'ombra nello spazio aperto
fermare la pupilla
sulla vertigine dei Tre Mondi) – e infine
la scia imprevista del tuo profumo
l'estremo il sempre più sottile
filamento che si tendeva a te – svanita.
E le parole che non ti ho detto
anzi quelle sopratttutto e quelle
che non mi dirai – devi credermi
era questo l'unico modo
farne parole la prima poesia
del duemilaquindici che non penso
potesse nascere sotto migliori auspici.

sabato 3 gennaio 2015

cronache familiari: siamo uomini o...

"Guarda, Lorenzo, questo zainetto entra perfettamente al mio bambolotto..."
"Sì, ma a me invece non mi entla, perché io ho le spalle più lagghe pecché sono un uomo!".

venerdì 2 gennaio 2015

appunti per un Capodanno apocalittico

Capodanno

Ancora una volta... è nato l'anno
per il ghiaccio e la morte, e non serve
acquattarsi presso la stufa dietro gli scuri
ascoltare la postina che suona il corno
mentre si assottiglia il ghiaccio delle maree.
Qui l'intesa è di non amarsi
l'un l'altro, il domani setaccerà
ogni proponimento. Se si vive, si vive

per annusare il fumo delle vittime. Il gattino
alzò le zampe posteriori, come impigliato
e morì. Lo ripiegammo in una scatola di Natale
e spargemmo erbacce in fiamme per spaventare i corvi
le spire del vento marino tossirono e urlarono
mendicando fuori dalla chiesa serrata
in attesa di San Pietro e della sua chiave storta.
Sotto la campana di San Pietro il mare della parrocchia

riversa i suoi sperlani nel capanno di iuta
dove Giuseppe pizzica le lenze come un'arpa
e ascolta lo spaventoso Puer natus est
della Circoncisione, e rivive la sciagura
le urla di Gesù che tiene in braccio. È tagliente
il fardello della Legge di fronte alla bestia
tempo e mola e il coltello di Dio.
Nel sangue è nato il Bimbo, o figlio del sangue.


Robert Lowell (1917-1977)
(traduzione mia)

giovedì 1 gennaio 2015

intenzioni per il nuovo anno

Ritratto dell'artista come un vecchio prematuro

È risaputo da ogni scolaro e persino da ogni laureato,
Che si può dividere in due generi ogni tipo di peccato.
Un tipo di peccato è chiamato peccato di commissione, ed è causa di molti guai,
Quando fai qualcosa che non dovevi, è quello che fai.
E l'altro tipo di peccato è proprio l'opposto ed è chiamato peccato di omissione ed è altrettanto cattivo agli occhi di tutta la gente ben pensante, da Buddha a quelli della CEI,
E si commette quando non ho fatto quello che dovrei.
Potrei benissimo darvi la mia opinione su questi due tipi di peccato in quanto, in un certo senso, li stiamo mettendo in contrapposizione l'uno con l'altro,
E l'opinione è: non fatevi venire il mal di testa per i peccati di commissione perché per quanto peccaminosi, devono essere perlomeno divertenti, altrimenti avreste fatto altro.
È il peccato di omissione, ossia quello del secondo genere,
Che veramente può ridurti in cenere.
Ciò che veramente ti fa sentire contrito
È l'assicurazione che non hai stipulato e gli assegni i cui talloncini non hai addizionato e gli appuntamenti che non hai rispettato e le multe che non hai pagato e le lettere che non hai spedito.
Inoltre, nei peccati di omissione c'è una mancanza di bellezza piuttosto detestabile,
Cioè, non è che ogni volta che hai trascurato il tuo dovere ci sia stato un giorno o una notte particolarmente memorabile;
Non ti dà nemmeno il maligno brivido della perversione
Ogni volta che lasci passare una scadenza o dimentichi di pagare una contravvenzione;
Neanche hai dato una sonora pacca sulle spalle agli amici del bar e gridato a voce bella alta,
Allora, dimentichiamoci tutti di scrivere ancora un'altra lettera prima di tornarcene a casa, e questo giro di lettere non scritte lo offro io, facce di palta.
No, nemmeno un po' di divertimento ci hai ricavato
Dalle cose che hai trascurato,
Ma quelle sono le cose con cui non mi voglio immischiare
Perché ti darà più grattacapi ciò non hai fatto e avresti dovuto, piuttosto che ciò hai fatto e non avresti dovuto fare.
La morale è che probabilmente di peccati sarebbe meglio non commetterne affatto, ma se proprio devi scegliere di commetterne qualcuno,
Beh, ricordati di farne, piuttosto che di non farne uno.


Ogden Nash 
(traduzione mia)