domenica 20 settembre 2015

non ci riesco

Non ci riesco proprio
a fare poesia politica
mi manca la perseveranza
nella mia o nell'altrui opinione
la convinzione d'essere nel giusto
o almeno il gusto di sbagliare
la iattanza dell'errore.
Non dico che tutto ciò
mi faccia onore o mi procuri l'orgoglio
della torre d'avorio. È che
il tono accusatorio non mi regge
oltre il distico o la terzina.
Sospetto che la mia
sia una musa stitica.

3 commenti:

amanda ha detto...

non è politica questa?

Il mare in cui faccio il bagno
è composto di ossigeno idrogeno
e cloruro di sodio – e fin qui si sa –
e poi ioni di calcio magnesio zolfo
potassio e poi organismi autototrofi
(alghe insomma) e poi vita – tanta
su su dal plancton al capodoglio
e ancora fango scarichi di fogna
plastica detersivi creme da sole
sangue mestruale urina briciole di pane
c'è la carne degli affogati le pietre
di civiltà scomparse gli oggetti perduti
prima o poi tutto ritorna in circolo
prima o poi tutti raggiungono la riva.



o questa:

Comincia a contare: uno due
tre quattro cinque sei
sette otto – sempre avanti fino
a settecento. Due numeri al secondo
ci vogliono cinque minuti
o poco più. Adesso pensa
per ognuno di quei numeri
una vita il paradiso amniotico
le coliche gassose le ginocchia
sbucciate il pane dell'altroieri
la sabbia e il sale
e l'acqua pesante sugli occhi.
Ripeti – e ripeti ancora
finché reggono il cuore
e lo stomaco.

sergio pasquandrea ha detto...

eh, ma infatti io parlavo di "convinzione d'essere nel giusto", "iattanza dell'errore", "tono accusatorio".
queste sono poesie fatte di domande, non di risposte.

lillo ha detto...

anche per essere nel dubbio ci vuole molta convinzione.