lunedì 30 giugno 2014

in soffitta con mamma gatta (una poesia di Miriam Bruni)

Mamma gatta ha nascosto i micini in soffitta, e all’orario
prescritto li allatta, con circospezione e nessunissima
fretta. Un poco in disparte, appostata su tegole aguzze,
la bambina non muove che il piccolo petto, leggero,
in trepida attesa di quell’evento perfetto. Pare una statua
di sale a contatto col mare: del mestiere di madre
assorbe ogni piccolo fatto, dal prodigio di quella premura,
al silenzio e alla luce segreta di ogni nobile cura. Sa di lei
mamma gatta, nel buio: sta guardinga, ma senza timore;
intuisce l’aguzza tensione, l’amore di quella bambina
che al sole e ai giochi rinuncia per starle vicina e apprendere
un’arte così sopraffina. Una gatta coi gattini, e una Miri
ammirata che cambia posizione, prende fiato, appagata,
abbassa la tensione. Poi esce, intorpidita, di luce abbacinata.

Miriam Bruni

domenica 29 giugno 2014

per questo



Per quanto si combatta corpo a corpo
con le forme e le proporzioni
esiste un unico punto davvero
essenziale in un ritratto – l'emet
che d'un colpo gli dà vita.
È per questo che disegno: per raggiungere
di te quella scintilla
che resiste al buio e alla distanza.


 



Nelle immagini, due disegni miei: Variazione 1 (china), Variazione 2 (pennarelli) (2014)

sabato 28 giugno 2014

analisi della conversazione

Certe cose ho provato a sistematizzarle
a stabilire regole di codifica efficaci
ma con scarso successo a dire il vero
perché potrei contare con discreta precisione
i contatti di sguardo i gaze shift i turni
cominciati in sovrapposizione le sequenze
complementari quelle terminate
in modo del tutto imprevisto – insomma
la complicata meccanica che da cinque
anni governa questa conversazione
sempre interrotta mai conclusa
però continuerebbe a sfuggirmi l’essenziale
il granello d’affetto che mi scotta la gola
al leggere che mi pensi che ti fa bene
sentirmi – al semplice sapere che ci sei.





venerdì 27 giugno 2014

"Approssimazioni" su "Micropolis"

Una (splendida) recensione del mio "Approssimazioni", firmata da Salvatore Lo Leggio, è a pag. 15 di "Micropolis", giugno 2014.
"Micropolis" è il supplemento umbro del Manifesto: in edicola solo oggi, ahimé, e solo in Umbria.
Io però sono contento lo stesso.


(clicca sull'immagine per ingrandire)


il sì e il no

Un discepolo chiese a Zhàozhōu:
“Un cane ha o no natura di Buddha?”
”, rispose il maestro.
(apologo Zen)




“Come nasce la poesia” è la domanda
alla quale più spesso mi capita
di non rispondere
perché la risposta sarebbe talmente articolata
da perdere di vista il proprio oggetto
o al contrario talmente semplice da sfidare
gli elementi minimi della semantica.
La chiave (mi dico spesso) non è
nella parola – ma nell'occhio.
Ricordi? Faticavi a capire
come potessi non provare nulla
di fronte allo splendore dorato
di una modella nuda. Io ti spiegavo
che sotto la matita un capezzolo
o un sasso si equivalgono
che il mondo è una foresta
di forme da decifrare.
Non credo di averti mai convinta.
Dovrei mostrarti (pensavo oggi)
qualcosa di Robert Mapplethorpe
farti apprezzare l'oscenità
delle sue orchidee la purezza dei suoi
testicoli rigonfi – e poi passare
al sì e al no alla natura buddhica
del cane e alla sublime risposta
di Zhàozhōu che presumo
starà ancora ridendo di noi
da un cantuccio qualunque del non-essere.
Ma ecco di nuovo mi sono perso:
dimentica tutto ciò che ho detto
è tutto inutile come al solito
il senso è oltre il margine
delle parole nel bianco indiviso
della pagina vuota.




L'operazione che sta dietro al mondo figurativo e all'imagerie di Robert 
Mapplethorpe è piuttosto trasparente: [...] fare del nudo  
– indifferentemente maschile o femminile – una forma di studio botanico.

(Adriano Altamira)


giovedì 26 giugno 2014

Jazzit Fest (Collescipoli, TR, 27-29 giugno 2014)




Lo so, la segnalazione poteva essere più tempestiva, ma questo periodo è un vero casino, come forse vi sarete accorti.
Il prossimo fine-settimana (da venerdì 27 a domenica 29 giugno 2014) si terrà a Collescipoli, provincia di Terni, il Jazzit Fest, organizzata dall'omonima rivista, a cui mi pregio di prestare la mia firma.
Il festival è interamente gratuito, realizzato a impatto zero, senza un singolo euro di fondi pubblici. Tutto ad opera di un gruppo di volontari, comprendenti buona parte della popolazione di Collescipoli (che oltretutto è un piccolo e grazioso borghetto medievale, assolutamente degno di visita). I collescipolani ospiteranno i musicisti, organizzeranno il catering, metteranno a disposizione la manovalanza, eccetera eccetera.
Insomma, secondo me è un'iniziativa che vale la pena di sostenere.
Maggiori informazioni e programma completo sono reperibili qui. Per chi è su Feisbuc, c'è anche una pagina dedicata.

mercoledì 25 giugno 2014

reading

Lo scorso weekend, ero ad Avezzano, per un reading poetico.
Chi avvertisse l'impellente necessità di sentire che cosa ho detto, può farlo qui, sul Grande Tubo.



Qui i testi:

martedì 24 giugno 2014

encuentros, desencuentros

Non so se è un buon segno tornare
sempre al punto di partenza.
Il cerchio dicono sia immagine
di perfezione – la forma
che non fugge da sé stessa.
Sarà per questo che anch'io
ritorno sempre ai tuoi occhi
al momento – posso ricordarlo
con assoluta precisione – in cui
ogni maschera è andata in frantumi
al luglio più freddo che abbia mai
attraversato al cielo bianco
e al primo verso che ti scrissi
quello che – mi pare adesso – contiene
buona parte della verità.
Nessuno – diceva – ci perdonerà
la vita. Nessuno – aggiungo oggi –
potrà mai affondare il colpo
con più precisione di te.
Ciò che ti resta da scegliere
sono il bersaglio e la traiettoria.
Potresti ad esempio
spezzare l'assedio con una sola
parola. Davvero
non lo vedi? Una sola.
Potresti articolarla
come fai con quelle più casuali
potresti persino
appoggiarmela sulla fronte
ancora rovente ne resterebbe
uno stigma di cui andare orgogliosi.
Lo sai le cose sono come sono
questi versi ad esempio hanno spigoli
andranno ricomposti uno ad uno
lentissimamente.

lunedì 23 giugno 2014

io non voglio nient'altro

Sistemalo il cuscino un po' meglio...

...quando mi aggiusto nel tuo letto
e non so se chiamarla
angoscia che tira il fiato
pastosa del tuo blu nel piumino,
sistemalo il cuscino un po’ meglio:
io non voglio nient’altro, nemmeno
Dio. Voglio essere lasciato
al suono che sarò domani.

al mio anticipato scricchiolio
d’ossa con cui mi aggiusterò sotto i rami
di qualche albero che mi terrà
ignorato alla sua ombra,
oppure
che ombre non darà. Non importa.

(Alberto Bevilacqua)

domenica 22 giugno 2014

topografia

Sul mio corpo ritrovo la mappa del tuo odore
stampigliata dei miei sentieri delle tane
che mi sono scavato. Con la memoria provo
a seguirne le tappe – come se avesse senso
separare la mia dalla tua pelle – il tuo
respiro dalla mia bocca che lo accoglie.

sabato 21 giugno 2014

just a glimpse




Le cose importanti avvengono sempre
lungo i margini del campo visivo.
Perdonami non te l'ho mai spiegato:
se ti ho fotografata a tradimento
non è soltanto perché era impagabile
il tuo volto in quell'attimo di puro
panico – ma anche perché sei davvero
tu quando nessuno ti sta guardando
o nel momento in cui hai chiuso gli occhi
hai abbandonato i capelli sul tavolo
dicendo “buonanotte” – e io ho pensato
(e forse te l'ho anche detto) che
sono talmente belle le ragazze
mentre dormono – e il sonno le purifica
da ogni intenzione. Le cose importanti
affondano nel tempo. Quel pochissimo
che riaffiora ho cercato di salvarlo.
Abbine cura: questi versi sono
così leggeri – ho quasi paura
che il bianco della pagina li inghiotta.

venerdì 20 giugno 2014

cronache familiari: scene di vita quotidiana in casa Pasquandrea

I bimbi ciucciano latte sul divano, guardando "The Black Hole".
Il papà è nello studio che lavora.
Raro momento di pace.

Tutto d'un tratto, Elena irrompe nello studio esibendosi in una danza selvaggia al ritmo di: "Sì, sì, sì, sì, sì, sì!!!".
Il papà: "Eli, che succede?"
Elena: "Chicco [ossia Lorenzo, NdR] si è addormentato sul divano!!"
Il papà: "E allora?"
Elena: "Dormo sul lettone con la mamma!!! Sì! Sì! Sì! Sì! Sì!".

(Esce dalla stanza, sempre ballando).

giovedì 19 giugno 2014

aritmie

Dato che è così debole la mente razionale
da non poter procedere se non per somiglianze
ti dirò a chi somiglia questo giorno di maggio
che mi avvolge le tempie rigonfio di profumi:
somiglia al tuo sorriso ritrovato sul margine
dei ricordi – balzato nella luce centrale
della coscienza – al tuo sorriso-gatto al tuo
sorriso-taglio d'ali aperto nel mattino
al tuo sorriso che adesso ha lacerato
l'armonioso fluire delle forme nel tempo.
È una cosa talmente minuscola così
diafana nell'immenso ordigno della nuova
stagione – eppure basta a introdurre uno iato
bloccarlo per un attimo tra sistole e diastole.

mercoledì 18 giugno 2014

riscritture

Negli ultimi tempi, sono ossessionato dalla metrica. Sto cercando di crearmi una gabbia ritmica abbastanza rigida da soddisfare la mia esigenza d'ordine, e allos tesso tempo abbastanza flessibile da permettermi una certa agilità di movimento.
Questo era un primo tentativo, in cui i paletti erano troppo visibili. Qui sotto ne trovate un secondo.

Perché la terra è nuda: sento ancora il sapore
(di certo era d'estate) l'erba tutta schiacciata
fra i sassi e le cicorie gusci secchi di chiocciole.
Non c'era niente di umido fra i denti e la trachea
l'aria piena di spigoli. Ho tenuto il catalogo:
corno rotto di bue; cranio di cane (o volpe?);
coccio di vaso (dauno?); bossolo (rosso) vuoto;
coda mozza di lepre. Niente di vivo o morbido
usciva allo scoperto – tutto era geometria.
C'era anche un po' di vento: serviva a ripulire
serviva a prepararsi alla pietra e alla polvere.

martedì 17 giugno 2014

sbatti il mostro in prima pagina

A Roma, fra il 1924 e il 1928, sette bambine furono rapite, violentate e uccise.
Le autorità fasciste pretesero il colpevole: e fu arrestato Gino Girolimoni, un fotografo trentottenne, colpevole di aver frequentato alcune persone coinvolte nei delitti. A suo carico, furono fabbricate prove false; testimonianze fondamentali per scagionarlo furono deliberatamente ignorate. Il suo arresto fu presentato con toni trionfalistici su tutte le prime pagine.
Dopo un anno di carcere, Girolimoni fu prosciolto, soprattutto grazie all'impegno del commissario di polizia Giuseppe Dosi (che, per inciso, pagò la sua onestà con l'internamento in un manicomio criminale).
La notizia del proscioglimento di Girolimoni fu relegata a pochi trafiletti nelle pagine interne dei giornali. L'uomo non riuscì più a rifarsi una vita e morì in miseria nel 1961.
Nel 1972, Damiano Damiani gli dedicò un film, con protagonista Nino Manfredi.

Per fortuna, al giorno d'oggi queste cose non succedono più.

coming soon

Dunque, facendo un po' di conti, entro la fine del 2014 dovrebbero uscire, di mio:

Uno special issue su linguistica e musica, co-editato per la rivista "Social Semiotics" insieme a una collega dell'Università di Bolzano. In uscita ad agosto.

Un altro special issue, su temi connessi all'interpretazione dialogica, co-editato insieme a una collega dell'Università del Surrey, che incidentalmente è anche la mia sorellina (cioè, siamo nati da genitori diversi, in posti diversi, ma è comunque la mia sorellina). In uscita a novembre su "The Interpreter and Translator Trainer", sempre se gli editors della rivista non continuano a metterci i bastoni tra le ruote.

Un articolo, a firma mia e di un altro paio di colleghi, in un volume di linguistica per Benjamins, sul tema: "Embodied epistemicity in institutional-bureaucratic communication" (tutta vita, eh?). In uscita non so quando, ma comunque le bozze sono quasi pronte; dopo l'estate, credo.

Un racconto a tema jazz, in un'antologia a cura di un piccolo editore di Bologna. Una bella iniziativa, di cui vi dirò più diffusamente a suo tempo. In uscita entro l'estate.

Alcune poesie in antologia. Sicuramente in uscita, ma non so quando.

Una silloge, che sta lì in incubazione presso l'editore, ormai da non so più quanto tempo, ma prima o poi vedrà la luce. Doveva essere già pubblicata, è stata rimandata a data da destinarsi, ma io resto fiducioso.

Robetta varia su Jazzit, una volta ogni due mesi.

Una dozzina di fascicoli per la collana "Jazz 33 giri" di De Agostini. In edicola ogni quindici giorni.

Un'altra cosa su cui non mi sbilancio per scaramanzia, ma che dovrebbe auspicabilmente essere una cosa abbastanza grossicella. In uscita per fine anno.

Comincio a sospettare di essere un pochettino invadente...

lunedì 16 giugno 2014

reading poetico ad Avezzano (AQ), 21 giugno




Il prossimo 21 giugno si svolgerà ad Avezzano (AQ) il festival "Letti di notte. La notte bianca dei lettori", ospitato dal caffè letterario Vieniviaconme.
Fra gli eventi in programma, anche un reading poetico, organizzato dal collettivo Word Social Forum, al quale parteciperà il vostro umilissimo blogger. I dettagli nella locandina.
Se siete da quelle parti, vi aspetto.

domenica 15 giugno 2014

il niente da dove è venuto (su "Vicini" di Walter Cremonte)



Qualche giorno fa, ho presentato a Perugia "Approssimazioni". Dopo la presentazione, mi si è avvicinato un signore alto alto, un po' curvo, mi ha salutato a bassa voce, sorridendo, mi ha porto un libretto ed è scappato via. L'avevo già notato tra il pubblico, mi era parso di riconoscerlo, ma la mia solita prosopagnosia mi aveva gettato nel dubbio, e nel timore di fare una gaffe non l'avevo salutato.
E invece era lui: Walter Cremonte. Ossia, per chi non lo conoscesse, uno dei poeti più veri in cui mi sia mai capitato di imbattermi. Uno di quelli che non fanno i poeti, ma lo sono, in ogni più intima fibra. Un paio d'anni fa lo invitai a scuola e i ragazzi - adolescenti di quindici anni, per i quali la poesia è in genere lontana come la nube di Oort - stettero un'ora in silenzio, a sentirlo parlare di un suo splendido libro, "Respingimenti".
E se il suo nome non si trova - come invece meriterebbe - su tutte le antologie di poesia italiana contemporanea, è solo perché Walter è una persona che preferisce nascondersi, piuttosto che esibirsi. (Che poi, probabilmente, è il motivo per cui mi sta così simpatico). 

Il libretto che Walter mi ha regalato è la sua ultima plaquette, intitolata "Vicini". Un librettino sottile, leggero: comprende appena dieci poesie, 94 versi in tutto. Ed è una delle cose più belle che io abbia letto ultimamente. Poesia, e basta, senza sovrastrutture intellettualistiche, senza arzigogoli formali, senza onanismi egotistici. C'è solo ciò che serve, nient'altro, non una sillaba di troppo.
E c'è un senso profondo di religiosità, che va oltre le confessioni e le teologie. C'è quella religione più profonda, più onesta, che consiste nel porsi di fronte al mondo, nudi di tutto, francescanamente.

Il libro è edito da Lietocolle e costa sette euri e cinquanta.
 
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L'uccellino

Quando l'uccellino appare
al davanzale, in cerca delle briciole
che gli abbiamo lasciato
io penso a Charlie Parker
che ha il suo stesso nome
e sento la sua musica volare
(o almeno mi pare)
appena prima che tutto ricada
nel niente da dove è venuto.

* * *

Castagni

Dove vanno i giovani castagni
con la baldanza della loro
giovinezza...

Non hanno da rispondere a nessuno
diventeranno splendidi castagni
e poi legna da ardere.

Nel frattempo quelle belle castagne
se le saranno mangiate i cinghiali
o gli umani. Con tutto il loro comodo.
(Perché non mi sta bene?)

* * *

Faggi

Buchenwald, bosco di faggi...
Elisabetta Abbondanza


Ma i faggi, che colpa ne hanno?
Guardali: semplici, miti
tutti pronti per il taglio del bosco,
marchiati con un segno rosso
quelli che dovranno cadere

Io lì che mi ripeto
parlare d'alberi non è un delitto



Walter Cremonte




P.S.: Walter, per inciso, è stato uno dei pochi a capire di che cosa parla veramente "Approssimazioni".

sabato 14 giugno 2014

fregacazzi

Capita a tutti di riconoscere alcune persone come dei maestri, dei guru, delle guide spirituali.
Per me, una di queste è Michele Rech, in arte Zerocalcare.



(la tavola è ripresa da qui)

venerdì 13 giugno 2014

giovedì 12 giugno 2014

my brain is wiser than me




Qualche giorno fa, avevo in mente la sigla di "Capitan Futuro", solo che al posto di "simbolo, simbolo di libertà" mi veniva da cantare "Giumbolo, Giumbolo ci salverà".
Poi mi sono accorto che era domenica, il giorno dei ballottaggi per le elezioni dei sindaci. Visti i risultati, direi che il mio subconscio aveva avuto l'intuizione giusta.

mercoledì 11 giugno 2014

c'è nudo e nudo

 

Qualche tempo fa, il Musée d'Orsay organizzò una mostra intitolata “Masculine / Masculine. The Nude Man in Art fom 1800 to the Present Day”. L'oggetto era una questione abbastanza lapalissiana: mentre il nudo femminile è ormai – almeno nella nostra società – comunemente esposto e accettato senza particolari problemi*, lo stesso non può dirsi di quello maschile.
Le spiegazioni potrebbero essere molteplici. Ad esempio di natura fisiologica: un nudo maschile mostra più facilmente i genitali rispetto a uno femminile**. Oppure, più verosimilmente, il corpo femminile è concepito come oggetto di contemplazione e desiderio, mentre quello maschile, in un ruolo del genere, viene riportato a una sorta di femminilizzazione***.
Il nudo eroico, ellenico, è in una qualche misura accettato, purché sia scolpito, o dipinto, o comunque idealizzato: ma una stessa posa, in fotografia, suscita imbarazzo o perplessità. Tant'è vero che il nudo maschile tende ad essere relegato in ambito gay/beefcake, anche quando – è il caso per esempio di Herb Ritts o Robert Mapplethorpe – viene ripreso da artisti che sono maestri riconosciuti della fotografia.
Insomma, il corpo nudo maschile sembra, per un motivo o per un altro, essere visto come più erotico, e soprattutto più osceno di quello femminile.

Tutta 'sta tiritera per dire che ieri, dopo gli scrutini, il mio preside mi ha convocato nel suo ufficio. Il motivo? Pare che qualcuno (alunni? genitori? non è dato saperlo), digitando su Google la combinazione “sergio + pasquandrea + blog”, si sia visto comparire sullo schermo le immagini di nudo maschile che di tanto in tanto pubblico qui.
Faccio notare che, su quelle di nudo femminile, nessuno ha mai trovato da ridire.
Qualcuno si è spinto a supporre che le immagini in questione rappresentassero me (seh, magari, mi viene da rispondere...). Insomma, i commenti sono arrivati all'orecchio del preside, che mi ha invitato cortesemente a rimuovere le immagini incriminate. Morale della favola: d'ora in poi, su questo blog, troverete solo tette. Uccelli, nisba. Chiappe sì, purché femminili.
Comunque, dato che una traccia deve pur restare, al posto di quelle immagini troverete quella che campeggia in cima a questo post. Chi volesse vedersi l'originale, non ha che da cliccarci sopra e verrà condotto a un link riservato, dove potersi guardare ciò che vuole in santa pace.
Che s' ha da fa pe' campà...


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* Con alcune significative eccezioni: una donna può mostare tranquillamente le poppe su una spiaggia, ma se si azzarda ad allattare in pubblico, apriti cielo.

** Qui ci sarebbe da aprire un'interessante parentesi sul pelo pubico femminile, ma ci porterebbe troppo lontano, quindi lasciamo perdere.


*** Per dire: se una donna trova bella un'altra donna, nessuno ci trova nulla da ridire. Se un uomo apprezza la bellezza maschile, partono subito gli sguardi ironici e le battutine. Esperienza vissuta.

martedì 10 giugno 2014

il solito caffè



Vittoria Bartolucci


nell'immagine: "Giorno", di Andrea Pazienza

lunedì 9 giugno 2014

se devo scrivere




Se devo scrivere poesie ora che invecchio
voglio vederle scorrere, perdersi in altri corpi
prendere vita e nel frattempo spendere sulle cose vicine,
tenermi compagnia come le cipolle sbucciate nella luce
mentre preparo un brodo con gli occhiali offuscati
appunto un verso su un foglio e a volte mi ferisco
scambiando la penna col coltello

Antonella Anedda

domenica 8 giugno 2014

cronache familiari: isn't he lovely?




"Mammina, quando tu mi dai tanti bacini, a me mi ccoppia il cuole!"

sabato 7 giugno 2014

giovedì 5 giugno 2014

"Approssimazioni" a Perugia



Mercoledì prossimo, 11 giugno, alle ore 18, presenterò "Approssimazioni" a Perugia, insieme alle amiche poetesse Costanza Lindi (autrice di "Silenziosi acrobati", Montecovello 2014) e Barbara Bracci. L'attrice Lorenza Di Genova leggerà alcuni testi miei e di Costanza.
Antonio Lillo, annunciato in locandina, non potrà purtroppo partecipare, ma ci invierà buone vibrazioni dalle ridenti terre apule.
La location, come usa dire oggi, è splendida: la Biblioteca San Matteo degli Armeni, sede del Fondo Aldo Capitini, a due passi da uno dei più bei quartieri medioevali di Perugia.

Se vi trovate a passare di qui, l'ingresso è libero (e graditissimo).

mercoledì 4 giugno 2014

pane duro



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Ce vóte e ce rrevóte

Teneve raggióne tatagnóre
so' sembe i struppiète ca carrèiene i sène
i vòlepe ca fanna sckattà i chène arraiète.
U uì mo ca putesseme fa
nu poche d'armunìe
iè u mumende ca te scòcchiene i rine.
(Te voie vede a te a pazzià
c'u musse pe nderre
c'a vocca ndurzète de pène toste).
T'i rrecurde i belli fèmmene ca ièvene
freschianne a dumèneche de Pasque
cu quilli cosse longhe i menne pezzute.
Cum'iè ch'è tutte allascùrete
n'denime ndo ce puluzzà l'occhie
quann'iè ca ce sime fatte ccusì pèseme?


Si gira e si rigira // Aveva ragione mio nonno / sono sempre gli storpi che portano i sani / le volpi che fanno schiattare i cani arrabbiati. / Lo vedi adesso che potremmo fare / un po' di festa / è il momento che ti spezzano la schiena. / (Voglio vedere te a scherzare / col muso per terra / con la bocca strozzata di pane duro). / Te le ricordi le belle donne che andavano / a godersi il fresco la domenica di Pasqua / con quelle gambe lunghe i seni puntuti. / Come mai è tutto buio / non abbiamo dove pulirci gli occhi / quand'è che siamo diventati così pesanti?



nell'immagine: Salvator Dalì, La cesta de pan (1945)

martedì 3 giugno 2014

lunedì 2 giugno 2014

a questo serve

 



È tutto così semplice,
sì, era così semplice,
è tale l'evidenza
che quasi non ci credo.
A questo serve il corpo:
mi tocchi o non mi tocchi,
mi abbracci o mi allontani.
Il resto è per i pazzi.

Patrizia Cavalli

domenica 1 giugno 2014

ouroboros



Persino il foglio estratto dallo scanner
ha nostalgia della forma
se torna avidamente ad arrotolarsi
così come la mia pelle reagisce
agli infrasuoni di una primavera
ancora scarsamente visibile.
Ma ciò che davvero non mi spiego
è come si possa ricordare così
spietatamente l'intervallo
che le mani non hanno mai guadato
come affilata ancora resti
la vita che non ho vissuto.