venerdì 28 febbraio 2014

a scanso di equivoci


 
Sto bene di salute.
In famiglia tutto a posto: con mia moglie va a gonfie vele, con i figli nessun problema.
Lavoro tanto e dormo poco, ma questa è routine.
Faccio scarsa vita sociale, come del resto mi capita da 38 anni a questa parte.
Ho degli amici che mi vogliono bene e delle persone che mi stimano.
Insomma, posso dire di essere ragionevolmente felice.

Lo dico così, a scanso di equivoci, per rassicurare me stesso e gli altri.
Mi erano giunte voci inquietanti al proposito.

giovedì 27 febbraio 2014

je est un autre




Adesso farò qualcosa che non si dovrebbe fare.
Uno che scrive non dovrebbe parlare di ciò che scrive: già scrivere è una forma di impudicizia, ma commentare ciò che si scrive è addirittura esibizionismo.
Eppure, una cosa devo dirla. Ho sempre più bisogno di forma. Il verso libero comincia a darmi l'orticaria. Sento la necessità che il ritmo sia regolare, a volte addirittura che la metrica sia quadrata, tradizionale. Non so se qualcuno ci ha fatto caso, ma molte delle ultime poesie sono scritte in endecasillabi e settenari.
Non è colpa mia, è che proprio mi vengono così.
Ciò ha anche una strana conseguenza. Sta per uscire una cosa mia; forse anche due, ma sulla seconda ancora non posso sbilanciarmi. E io, rileggendole, non le riconosco più. Non mi sembra di averle scritte io.
È una sensazione strana, ma forse anche naturale: quando i libri sono consegnati alla carta, il compito di chi li ha scritti è terminato. Ora comincia quello dei lettori (se mai ce ne saranno).
Buona fortuna.

mercoledì 26 febbraio 2014

allure




Mi sono sempre rimasti, e tuttora mi rimangono, misteriosi i motivi per i quali la carica erotica di una donna si concentra in alcuni punti. Punti sempre variabili, va specificato: perché, se fossero sempre gli stessi, si potrebbe parlare senza remore di feticismo.
E invece, per E. era la nuca: la curva perfetta del collo che si rivelava quando tirava su i capelli per raccoglierli in una crocchia.
Per D., i fianchi: o meglio, la sensazione di stringerli all'altezza delle anche.
Per A., strano a dirsi, i denti: o, per essere precisi, gli incisivi, che aveva leggermente rivolti in fuori.
Per M., era... no, vabbè, lì è diverso: C. è la prima donna a cui abbia mai toccato il culo. (Okay, fu sostanzialmente un caso, ma non stiamo a sottilizzare).
Per D. erano le gambe: ma lì il perché c'era eccome.
Per L., le sopracciglia: in un'epoca di sopracciglia martirizzate, chi ne ha rispetto si merita la mia ammirazione.
Per la bellissima dottoranda intravista all'università di York era il taglio delle labbra, per M. quello degli zigomi, per la vicina d'ombrellone i piedi, lunghi eleganti e affusolati (sono molto esigente, in fatto di piedi, debbo confessarlo).
Per la collega di cui non ricordo più il nome, era una certa allure dello sguardo: una dolcezza mista a un non so che, non saprei dire se di triste o soltanto timido.
Per G. erano i capelli: lunghissimi e ricci, di un color castano con sfumature ramate.
Per S. il seno: piccolo e adolescenziale, che premeva – spesso libero – sotto la maglietta.


(E no, nel caso ve lo stiate domandando: non ho mica posseduto tutte queste donne. Sono un convinto monogamo; e che nessuno si senta autorizzato a mescolare il senso estetico con l'infedeltà).

martedì 25 febbraio 2014

in effetti... (cronache scolastiche)



- Dunque, Napoleone fugge dall'Elba e comincia il suo ultimo periodo di regno. Ti ricordi come viene chiamato?
- No, prof.
- Dai, è un'espressione che usate anche voi. Che cosa fanno gli studenti prima della maturità?
- Gli scongiuri.

lunedì 24 febbraio 2014

appunti scolastici - scambio interculturale Comenius



1.
Dialogo tra me e il giovane e simpatico prof tedesco:
"Woher kommen ihr?"
"München!"
(Segue lunghissimo discorso in tedesco, del quale io non capisco una singola parola.)
Okay, il tizio è di Monaco e io devo rimettere mano al mio tedesco. Per ora, con la coda tra le gambe, torniamo all'inglese che è meglio.

2.
La scuola ha finito la carta igienica. Nei bagni non ce n'è un rotolo a pagarlo oro. Bella figura di merda, è proprio il caso di dirlo.
Cari amici di Monaco (come si dirà? monachesi?), that's Italy.

3.
Le schwa epitetiche delle colleghe di lingua.
("We arre very happy to hoste our friendse from Germany in our schoolle").

4.
La débâcle linguistica della vice-preside.
"Welcome in Perugia and... and... and... Vabbè, parlo italiano, okay?"

5.
L'espressione terrorizzata del liceale italiano medio di fronte alla richiesta di formulare una semplice frase (soggetto-verbo-complemento) in inglese.

6.
L'incapacità del docente italiano di uscire dal malefico mind-frame della lezione frontale.

7.
Ho fatto la lezione più sconclusionata della mia vita, e tutti a dirmi: "Prof, che bello".
Vatti a fidare della gente.

8.
La scuola del vicino è sempre più verde.
Se poi quel vicino è olandese, il verde può pure assumere sfumature sospette.

domenica 23 febbraio 2014

il filo del discorso





Chi sa legare bene non ha né corde né nodi
eppure niente può essere disfatto.
(Tao Te Ching)



Del resto se non posso rinunciare
a questo gomitolo di parole
ci sono però delle conseguenze
inevitabili: e la più importante
è che anche tu – lo voglia o non lo voglia –
sei rimasta impigliata

e adesso prova a romperla
questa trama tenace a districare
tra le sillabe il nero
dei tuoi occhi prova a tendere il bandolo
sottile che ci unisce.

sabato 22 febbraio 2014

Lorenzo e le donne - appendice



(in piscina)
"Mamma, ma pecché a quetta bambina gli è checciuto tanto il culetto?"

venerdì 21 febbraio 2014

che cossè l'amor?




- Lorenzo, ma lo sai che è San Valentino, la festa degli innamorati? Tu ce l'hai la fidanzatina?
- No! Io non mi voio innamolale di nettuno!!

giovedì 20 febbraio 2014

you've got a friend




Prova a tendere una mano contro il sole.
Prova a guardare la luce che ti attraversa
che ti raggiunge senza più ferirti
ma conservando il colore del sangue.
E adesso prova solo a immaginare
come potrei mai non perdonarti
non perdonare te
quando so che la luce sei tu
e che niente potrà mai impedirti
di raggiungermi di regalare
a me un po' del tuo dolore.



nell'immagine: foto di Sara Coratella

mercoledì 19 febbraio 2014

giù, giù, sul fondo



Frase

Quando un tram carico di gente
ti lascia a un incrocio, e sei solo
sul piazzale, davanti a un casamento
che in piena luce sta lì
piantato, chiaro, chiuso come un monte,
ti sembra di capir bene,
eppure non sai rispondere.

Ma poi a volte dentro
- giù, giù, sul fondo,
dove tutto il fiato è finito
e niente si lascia dire – viene una frase
e senti che sta già in piedi, che è viva,
che è vera come un naso, come una mano.

(Così al museo
due sale più lontano
uno sente arrivare una comitiva.)


Umberto Fiori



nell'immagine: una fotografia di René Burri
altri testi di Fiori li trovate qui

martedì 18 febbraio 2014

rileggendo l'Ortis



Il coraggio non deve dare diritto per opprimere il debole.

Io non odio persona alcuna, ma vi son uomini ch'io ho bisogno di vedere soltanto da lontano.

Spesso la Giustizia impassibile è più funesta della arbitraria Equità.

La fama degli eroi spetta un quarto alla loro audacia; due quarti alla sorte, e l'altro quarto, ai loro delitti.

Noi chiamiamo pomposamente virtù tutte quelle azioni che giovano alla sicurezza di chi comanda e alla paura di chi serve.

Sciagurati coloro che, per non essere scellerati, hanno bisogno della religione.

Per me, temo che la Natura abbia costituito la nostra specie quasi minimo anello passivo dell'incomprensibile suo sistema, dotandone di cotanto amor proprio, perché il sommo timore e la somma speranza creandoci nella immaginazione una infinita serie di mali e di beni, ci tenessero pur sempre affannati di questa esistenza breve, dubbia, infelice. E mentre noi serviamo ciecamente al suo fine, essa ride del nostro orgoglio che ci fa reputare l'universo creato solo per noi, e noi soli degni e capaci di dar leggi al creato.

Sente assai poco la propria passione, o lieta o trista che sia, chi sa troppo minutamente descriverla.

lunedì 17 febbraio 2014

tutto in un punto



"È un delirio" dici – e poi: "Sono con te.
Insieme nel collasso".
Io cerco di immaginarlo il collasso
non è mica un brutto posto
specialmente se ci si arriva insieme.
Quello che immagino è uno spazio privo
di terze dimensioni
ma soprattutto mancherebbe il vuoto
tutto andrebbe a coincidere con tutto
il bacio con la guancia
l'iride con l'immagine
persino il pensiero con il suo oggetto
non avrei alcun bisogno
di scriverti lettere interminabili
e poesie terminate troppo presto.


nell'immagine, un disegno mio: "So good to see you smiling..."
(matita su carta da acquerello, 2014)


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domenica 16 febbraio 2014

non se l'aspettava



Era così altissimo
Che più nessuna cosa
Poteva fargli ombra

Petto nudo in pieno sole
Non se l'aspettava
Le hai bucato il cuore


giovedì 13 febbraio 2014

vieni, c'è una strada nel bosco...




Ecco che cosa mi ricordava!

La citazione di Robert Frost fatta da Renzi. Tutti parlavano de L'attimo fuggente, a me invece veniva in mente qualcos'altro.
Poi ci ho ripensato: Daunbailò (Down By Law) (1986) di Jim Jarmusch.
Nel film, Benigni interpretava Bob, un candido emigrato italiano, appassionato di poesia americana, che si esprimeva in un inglese improbabile e che finiva in una cella del carcere di New Orleans insieme al magnaccia Jack (John Lurie) e all'alcoolizzato Zack (Tom Waits).
Il personaggio di Benigni citava entusiasticamente i poeti americani, tra cui, in una scena, quei versi di Frost; i due compagni di cella reagivano con malcelato scetticismo.

Ecco, era proprio quello che mi veniva in mente, ascoltando Renzi.

(Se vi interessa, la scena è a 1h11'25")





Bonus track:

blue valentine



Sul blog di Alessandro Canzian, un'antologia di poesie d'amore.
Ci sono anche due testi miei.

mercoledì 12 febbraio 2014

vita e opinioni di lorenzo




(guardando il calendario)
"Mamma, qual è il numerino che dice quando nevica?"

* * *

"Hai visto, Lorenzo, anche oggi piove..."
"Tì, ma la pioggia a me non mi inteletta."

* * *

(per strada, indicando un signore completamente pelato)
"MAAAAMMAAAAA!!! PETTE' QUEL TIGNOLE TI E' TAIATO TUTTI I CAPELLI?!!"

* * *

"Mamma..."
"Che c'è, amore?"
"Ma pettè i tignoli e le tignole, quando diventano vecchi, poi devono muolile?"
"Ma dove l'hai sentita, 'sta cosa?"
"Tu Up!"

* * *

"Papà, io non voio diventale grande! Mi piace tanto ettele piccolo!"

martedì 11 febbraio 2014

una donna che dorme



Una donna che dorme è un guscio duro
una sponda ostile per la luce
nulla è per te – dice – nemmeno l'onda
mite del ventre

eppure saprebbe – se mai
la toccassi – di fieno e di terra
svanirà presto lungo l'orizzonte
sciolta in un cavo d'ombra e di marcite.

lunedì 10 febbraio 2014

tra una sillaba e l'altra



Vedi si parla sempre per sineddoche
prima emergere le cose devono
giocoforza scomporsi.
È così che riaffiora
tra una sillaba e l'altra
qualcosa che neanch'io so riconoscere
il calco del tuo sguardo
l'arco tracciato da uno dei tuoi gesti
un giorno che nessuno di noi due
saprebbe ricordare.
È perciò che sistemo
con cura le parole aspetto il compiersi
del profilo il richiudersi
della curva la flessione del tempo.


nell'immagine, un disegno mio: "Ele di profilo"
(pennarelli, 2014)

domenica 9 febbraio 2014

piccole eternità



Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
Ad abbeverarsi ad un'acqua scritta
che riflette il suo musetto come carta carbone?
Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
da sotto le mie dita rizza le orecchie.
Silenzio - anche questa parola fruscia sulla carta
e scosta i rami generati dalla parola "bosco".
Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
lettere che possono mettersi male,
un assedio di frasi
che non lasceranno scampo.
In una goccia d'inchiostro c'è una buona scorta
di cacciatori con l'occhio al mirino,
pronti a correr giù per la ripida penna,
a circondare la cerva, a puntare.
Dimenticano che la vita non è qui.
Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
Un batter d'occhio durerà quanto dico io,
si lascerà dividere in piccole eternità
piene di pallottole fermate in volo.
Non una cosa avverrà qui se non voglio.
Senza il mio assenso non cadrà foglia,
né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.
C'è dunque un mondo
di cui reggo le sorti indipendenti?
Un tempo che lego con catene di segni?
Un esistere a mio comando incessante?
La gioia di scrivere
Il potere di perpetuare.
La vendetta d'una mano mortale.

Wisława Szymborska

venerdì 7 febbraio 2014

"nessuno si vede in alto" (una poesia di Gabriel Ferrater)



Domenica

Gli uccelli della luce vanno al nido
e sui rami ci lasciano un sottile
tremito di minute verità.
Va persa l’anima d’arbusto. È guasto
un altro sentimento transitorio.
Ci alziamo e trepidi del non saperci
trovare in tempo che siamo e vogliamo
torniamo indietro poco a poco. A sera
la brace nostra immagine, nervosa
ma ben devota madre della cenere,
si estingue e un puzzo di tabacco freddo
si respira. Noi siamo stati soli
ma adesso i colli d’imbuto ingorghiamo
(gomito a gomito, i passi a incepparci)
per versare nel popolo l’incerto
ricordo di spezzati campi, resti
di camion da alluvione e scorciatoie
come un rantolo stanco, alberi vivi
già trasformati in legna. Ci mischiamo
con quanti sono rimasti e ormai escono
dai balli e dai covili di penombra
gelatinosa e tutti calpestiamo
i baci che indurì la sera e si aprono
ora in due valve di mollusco e cadono.
Scoppia in un pianto viperino il bimbo
cui scoppiò il palloncino. Noi a guardarlo
placati e a ridere. Fra noi nessuno
si vede in alto in questa scala d’esseri.

Gabriel Ferrater 
(traduzione di Daniele Ventre)

* * *

Diumenge

Els ocells de la llum se’n van a jóc
i ens deixen a les branques un subtil
tremolor de petites veritats.
Cal perdre l’ànima d’arbust. Un altre
sentiment transitori s’ha gastat.
Ens aixequem, i amb por de no saber
retrobar a temps qui som i què volem,
anem tornant ben poc a poc. La tarda,
la brasa imatge nostra, nerviosa
però abnegada mare de la cendra,
s’apaga, i es respira la pudor
del tabac refredat. Hem estat sols,
però ara embussem els colls d’embut
(colzes amb colzes, passos que es fan nosa)
per vessar dins el poble l’imprecís
record d’uns camps trencats, al.luvials
deixes de camions, d’uns camins curts
com un alè cansat, i uns arbres vius
que ja se n’ha fet llenya. Ens confonem
amb els que s’han quedat, i que ara surten
dels balls i de las coves de penombra
gelatinosa, i tots trepitgem besos
que la tarda ha endurit, i ara es parteixen
en dues valves, com un musclo, i cauen.
Un nen que se li ha rebentat el globus
llança un plor viperí. Tots ens mirem
i riem satisfets. Cap de nosaltres
no es veu amunt per l’escala dels éssers.



 nell'immagine, una fotografia di René Burri
(Fiori di loto sul lago Kunming, Pechino 1964)

giovedì 6 febbraio 2014

cavie poetiche


"Ho scritto una poesia in cui paragono le poesie alle cavie, ispirato da una frase molto bella di Isabelle Stengers. La grande epistemologa rifletteva sul fatto che le cavie, in biologia, sono molto diverse dagli oggetti degli esperimenti in fisica. Diceva sostanzialmente che Galileo non si affezionò di certo alla palla di piombo che gli serviva per dimostrare la rotazione della terra. Uno scienziato oggi non torna a casa col Bosone che studia, mentre uno zoologo sviluppa dell'affetto per la scimmia con cui lavora. Ecco, il poeta, nei riguardi delle poesie che elabora, è un po’ come uno zoologo. Ogni poesia è una cavia, ma una cavia animale e animata."

Valerio Magrelli
(l'intera intervista è qui)

mercoledì 5 febbraio 2014

lacrime silenziose



Munch

Tre volte Munch ga fato l’urlo. Un
i lo gà robà a Oslo del museo,
’naltro vendù ne l’asta a Nova York
per un fotìo de bori. Restassi
l’ultimo. Perso anca quel
sarìa esser muti, i disgrassai
che no se pol gnaca sfogar
più con la boca. Solo
dei oci piovarà
de scondòn
lagrime zite.

Roberto Pagan


Tre volte Munch ha dipinto l’urlo. Uno / l’hanno rubato a Oslo dal museo ,/ un altro venduto all’asta a New York / per uno sproposito di soldi. Resterebbe / l’ultimo. Perduto anche quello, / sarebbe come essere muti, i disperati / che non possono più sfogarsi / neanche con la bocca. Solo / dagli occhi pioveranno/ di nascosto / lacrime silenziose.

martedì 4 febbraio 2014

la saggezza del dolore (una traduzione da Baudelaire)



Raccoglimento

Sii saggio, mio Dolore, sta' tranquillo.
Reclamavi la sera: eccola, scende,
un'aria oscura avvolge la città,
porta ad alcuni pace, ad altri affanno.

E mentre il vile gregge dei mortali,
sotto il nerbo spietato del Piacere
raccatta i suoi rimorsi nella festa,
dammi la mano, mio Dolore, andiamo

lontano. Guarda sporgersi ai balconi
del cielo, in vesti antiche, i defunti Anni,
il Rimpianto ridente riaffiorare,

sotto un arco dormire moribondo
il Sole, e trascinando il suo sudario,
ascolta, ecco la dolce Notte avanza.





Charles Baudelaire, "Fiori del male" (traduzione mia)

lunedì 3 febbraio 2014

variazione metrica sul "lampo" di ieri



Les amants

Per esempio, quando ero innamorato
di V., che aveva un naso importante
e niente tette. Mi piaceva
da impazzire – ed ero l'unico.

(Le tette – pensavo – che articolo
sopravvalutato. I nasi, quelli sì.)

domenica 2 febbraio 2014

lampi - 242



Per esempio, quando era innamorato di V., che aveva un naso di quelli che si dicono "importanti", e niente tette. E a lui piaceva, da impazzire – ed era l'unico.

(Le tette – pensava – che articolo sopravvalutato. I nasi, quelli sì.)

sabato 1 febbraio 2014

punctus contra punctum




E poi studiando Bach (Invenzione a due voci
n. 13 in la minore) mi sorprendo
a commuovermi per le simmetrie per le eterne
ghirlande brillanti. Un segno di matita
semicancellato marca l'inizio e la fine
del primo contrappunto – l'arpeggio perfetto minore
increspato al basso da una appoggiatura
sulla sensibile. “Queste tre note”, osserva
il curatore, “sono estranee al Canone”
e anche questo mi commuove – un po' come
fa il neo che interrompe a destra il margine
dell'areola. E poi penso: in fondo
cos'altro c'è tra noi due se non la stessa
rincorsa di due voci complementari
l'adagiarsi dei tuoi pieni sui miei
vuoti. E mentre lo penso
sono già alla progressione modulante
forte con molta voce – ritardando – largamente
il lento asincrono planare
verso la tonica
(quando, mi chiedo?)
l'incontro
il riposo.