martedì 31 dicembre 2013

minima moralia





Al di là di quel posto buio dove sobbollono
le parole ci dev'essere pure un orizzonte
una linea precisa che separi gli elementi
così come al di là delle risacca ci sono volti
che proprio da quell'orizzonte si affacciano
a sorvegliare il confine di ciò che è umano

è in quel punto preciso che
bisognerebbe piantare i talloni
nell'aria dura aspettare senza un battito
di palpebra tutto il tempo dovuto
mantenere fissa la forma
e liberi i passaggi

ma soprattutto il silenzio la perfetta
immobilità non smetterò mai
di raccomandarle ascolta il brusio
delle tue cellule al lavoro e quando
l'hai ottenuta cancella la simmetria
occupa il minimo spazio.


nell'immagine: Pablo Picasso, "Sulla spiaggia (La baignade)", 1937 

lunedì 30 dicembre 2013

tout se tient



Ecco, tutto converge.

La mia capacità di:
- essere fuori sincrono;
- sfuggire le occasioni;
- provare simpatia per chi non ha potere, repulsione per chi ce l'ha;
- togliermi dai riflettori;
- sfuggire dal centro;
- fare amicizia con chi non ha amicizie;
- schivare gli incontri con la sorte;
- tacere quando sarebbe d'uopo parlare;
- snobbare i santi in paradiso;
- non coltivare le relazioni.

C'è tutto un destino, scritto in queste frasi.

domenica 29 dicembre 2013

compagni di viaggio



...non ho nemmeno la voglia
o la forza di parlarne.
So che tu mi capisci anche senza parole.

(sabato 23 novembre 2013, ore 17:23)



Come sempre ciò che resta
è l'oracolo dei frammenti
la pelle affiorata la sillaba elisa
è solo così che vivono i gesti quando
la parabola è interrotta

finché emergi dall'eclisse e sei più
vicina che mai

espiata nella conta dei silenzi
non più tacendo all'improvviso pronta
a riempire lo spazio
ricomporre i passi.


nell'immagine, un disegno mio: Donna che si copre il seno
(senza data, circa 2001; rapidograph)

sabato 28 dicembre 2013

in poco sangue (poesie di Salvatore Quasimodo)




C'è stato un periodo in cui Quasimodo mi piaceva molto. Poi ha cominciato a stancarmi: lo trovavo manierato, estenuato, troppo più fronzoli che sostanza. 
Queste le ho riscoperte da poco, per caso, sul blog di Alessandro Canzian.


* * *

E la tua veste è bianca

Piegato hai il capo e mi guardi;
e la tua veste è bianca,
e un seno affiora dalla trina
sciolta sull’omero sinistro.

Mi supera la luce; trema,
e tocca le tue braccia nude.

Ti rivedo. Parole
avevi chiuse e rapide,
che mettevano cuore
nel peso d’una vita
che sapeva di circo.

Profonda la strada
su cui scendeva il vento
certe notti di marzo,
e ci svegliava ignoti
come la prima volta.

* * *

Antico inverno

Desiderio delle tue mani chiare
nella penombra della fiamma:
sapevano di rovere e di rose;
di morte. Antico inverno.

Cercavano il miglio gli uccelli
ed erano subito di neve;
così le parole.
Un po’ di sole, una raggera d’angelo
e poi la nebbia; e gli alberi,
e noi fatti d’aria al mattino.

* * *

Mai ti vinse notte così chiara

Mai ti vinse notte così chiara
se t’apri al riso e par che tutta tocchi
d’astri una scala
che già scese in sogno rotando
a pormi dietro nel tempo.

Era Iddio allora timore di chiusa stanza
dove un morto posa,
centro d’ogni cosa,
del sereno e del vento del mare e della nube.

E quel gettarmi alla terra,
quel gridare alto il nome nel silenzio,
era dolcezza di sentirmi vivo.

* * *

Parola

Tu ridi che per sillabe mi scarno
e curvo cieli e colli, azzurra siepe
a me d’intorno, e stomir d’olmi
e voci d’acque trepide;
che giovinezza inganno
con nuvole e colori
che la luce sprofonda.

Ti so. In te tutta smarrita
alza bellezza i seni,
s’incava ai lombi e in soave moto
s’allarga per il pube timoroso,
e ridiscende in armonia di forme
ai piedi belli con dieci conchiglie.

Ma se ti prendo, ecco:
parola tu pure mi sei e tristezza.

* * *

A me discesa per nuova innocenza

Era beata stanotte la tua voce
a me discesa per nuova innocenza
nel tempo che patisco un nascimento
d’accorate letizie.

Tremavi bianca,
le braccia sollevate;
e io giacevo in te
con la mia vita
in poco sangue raccolta,
dimentico del canto
che già m’ha fatto estrema,
con la donna che mi tolse in disparte,

la mia tristezza
d’albero malnato.

* * *

Fatta buio ed altezza

Tu vieni nella mia voce:
e vedo il lume quieto
scendere in ombra a raggi
e farti nuvola d’astri intorno al capo.
E me sospeso a stupirmi degli angeli,
dei morti, dell’aria accesa in arco.

Non mia; ma entro lo spazio
riemersa, in me tremi
fatta buio ed altezza.

* * *

Sillabe a Erato

A te piega il cuore in solitudine,
esilio d’oscuri sensi
in cui trasmuta ed ama
ciò che parve nostro ieri,
e ora è sepolto nella notte.

Semicerchi d’aria ti splendono
sul volto; ecco m’appari
nel tempo che prima ansia accora
e mi fai bianco, tarda la bocca
a luce di sorriso.

Per averti ti perdo,
e non mi dolgo: sei bella ancora,
ferma in posa dolce di sonno:
serenità di morte estrema gioia.

* * *

[…]

Mi chiedi parole. Ma il tempo
precipita come un masso sulla mia anima
che vuole certezze, e più non ha sillabe
da offrire se non quelle silenziose
del sangue legato al tuo nome,
o mia vita, mio amore senza fine.



Nell'immagine: Edward Weston, First Nude 1918

venerdì 27 dicembre 2013

leggendo Poetella...




Leggendo questa poesia di Lucia Piombo, alias Poetella (a proposito: visitate il suo blog, mi raccomando), pensavo come, di tutti alunni che ti passano davanti negli anni, ti ricordi sempre o di quelli bravi, o di quelli disgraziati. Gli altri, i mediocri, i così-così, i sei/sei-e-mezzo, sbiadiscono subito.
Ti ricordi o quelli che ti hanno dato soddisfazioni, o quelli che ti hanno fatto dannare.
Io mi ricordo di Geni, il pestifero ragazzino albanese, faccia identica ad Alvaro Vitali. Geni, che ho contribuito a fa bocciare quando non se lo meritava, quando avrei dovuto/potuto aiutarlo, salvarlo dai compagni che l’avevano trasformato nel Franti della situazione.
Ma ero giovane, venticinque anni, al primo incarico, avevo tutte quelle certezze adamantine che hanno i giovani e che ora non ho più.
Credo di averlo rivisto, qualche anno fa, per strada, ma chissà se era davvero lui.


(P.S.: un consiglio: seguite questo link e sentitela recitata dalla voce di Lucia)

* * *


Stanotte ho sognato due alunne
di tanti anni fa. Donne, ormai e una diceva
Professoressa, me lei è uguale! Non è cambiata per niente!

Ero contenta. Sia di rivederle, ché erano due brave, sia  di…

Oggi si sta bene, qui, per adesso.
Mi sono fatta un tè alla vaniglia, per cambiare.
La casa è in silenzio. E fuori non passa un’anima.
grazie al blocco della circolazione.
Il cielo è tutto grigio d’ovatta. Dev’essere quello che attutisce i rumori.
O magari è l’assenza dei rumori che lo fa grigio. Non lo so.

Eppure, adesso mi viene in mente che, un mesetto fa,
mentre aspettavo nello studio del dottore per farmi fare il certificato,
una donna sui trent’anni m’ha detto Ma lei è una professoressa? Ha insegnato nella scuola Giacomo Puccini? E io sì, ho detto, ma tanto, tanto tempo fa! Perché?
Perché è stata mia professoressa, 18 anni fa! ha detto lei.
Lo sa? ha continuato, non è cambiata per niente!

E invece sì che sono cambiata. Perché ho conosciuto te
che, Sei la mia eterna giovinezza, t’ho detto l’ultima volta che ci siamo visti.

Che, quando non ti vedrò più diventerò brutta, cattiva e vecchia come
il ritratto di Dorian Gray.

O forse no.



Lucia Piombo (Poetella)

giovedì 26 dicembre 2013

"he disappeared in the dead of winter"



Fernando Bandini (1931 - 2013)




NESSUNA PAROLA

Così abbagliante ormai
la distesa di neve che la retina non ce la fa.
Tutto è silenzio dopo la schianto dei rami,
nessuna parola aveva colto nel segno.

* * *


ZAMPETTE D'UCCELLO

E tremo sempre perché sei piccola
e la neve qui intorno così vasta,
tu fuscello di brina
che a toccarlo si spezza.

E la neve non sembra nemmeno
sentire il tuo peso.

Ma a me
ti aggrappi forte, inventi sconosciute
tenerezze carnali
con una voce d’orca che vorrebbe
spaventare anche i grandi,
ardore smisurato con zampette d’uccello.


* * *

da "Lapidi per gli uccelli"

IX

E tutta questa gente che mi supera
senza voltarsi indietro, non badando agli ehilà
che grido alle sua spalle
(spalle piegate in avanti nello
sforzo di andare più in fretta più in fretta).
Non li ho veduti in viso e non mi hanno guardato.
Erano indifferenti agli incontri sporadici
ai saluti e agli allarmi
E vanno (me lo mormora la mia bile crepata)
al posto che anch’io so, che vorrei anch’io.
Con nuche altere e certezze nel passo
caracollante e superbo quali
nella mia vita non ho mai osato.
Ma io non vado verso, io mi sono fermato,
per questo qualcosa riesco a vedere.

martedì 24 dicembre 2013

auguri



L'angelo Gabriele venne dai Cieli
Le ali come un cumulo di neve, gli occhi come fiamma
"Ave", disse, "umile fanciulla Maria,
Prediletta fra le donne".
Gloria!

"D'ora in poi tu sarai una madre benedetta,
Ti loderanno e onoreranno tutte le generazioni,
Il tuo figlio sarà Emmanuele, annunciato dai vati,
Prediletta fra le donne".
Gloria!

Allora piegò il capo umilmente la dolce Maria,
"Sia di me quel che piace a Dio", disse.
"La mia anima loderà e magnificherà il suo Santo Nome".
Prediletta fra le donne,
Gloria!

Da lei nacque Emmanuele, il Cristo,
A Betlemme, il mattino di Natale.
E tutti i cristiani, da tutto il mondo, per sempre diranno:
"Prediletta fra le donne".
Gloria!

(tratto da un canto popolare basco)



lunedì 23 dicembre 2013

reisetagebuch



Pensare a te significa anzitutto
tracciare una mappa degli spostamenti:
Perugia (l'inizio) Modena Mannheim
con i suoi reticoli inquietanti Forlì
Manchester le assurde tubature
di Belfast gli autisti vietnamiti
di Toronto il sole novembrino
d'aa Garbatella. Poi un archivio di missive
elettroniche un catalogo di sguardi
parole gesti cartelle condivise
la cura del dolore e i momenti di gioia
quelli soprattutto.

domenica 22 dicembre 2013

lampi - 241



"Però, sei in forma", dice, "ma fai sport?"
"No: ho due figli piccoli."

venerdì 20 dicembre 2013

la scelta dei tempi



"Tu hai due figli? Ma pensa che mi sembravi così giovane..."

(Bello avere colleghi così, eh?)

giovedì 19 dicembre 2013

cameo




“Se mai ti ricorderò come una madonna senese
tu così bruna...” 
Luciano Erba


Ti penso di profilo. Per qualche ragione
oggi è solo così che riesco a vederti –
anche se mi manca lo sfondo ma forse
una foglia d'oro farebbe al caso.
Provo a partire da qui per comporre
il gesto l'angolo di torsione
necessario a equilibrare la posa
ma non c'è niente da fare mi rimani
incisa su una lieve opalescenza.
Dovrò intercettare sul piano
la linea del tuo sguardo accontentarmi
delle due dimensioni lavorare
sul minimo rilievo.


nell'immagine, un disegno mio: "Ele alla finestra" (2013)

mercoledì 18 dicembre 2013

social networking poetico



Ecco, ogni tanto arriva qualche bella notizia a illuminarti la giornata.
Ad esempio, il fatto che un bravissimo poeta spenda delle bellissime (e assolutamente immeritate) parole per te.
Volete saperne di più? Leggete qua.

martedì 17 dicembre 2013

l'inesauribile fantasia dei compilatori di spam mail



Disappointed at your lack of performance? (Onestamente, no)
Smell sweeter below the belt! (Non basta un po' di igiene personale?)
Techniques to bed chicks. (Quando si dice: andare a letto con le galline...)
Thrill her more every night. (Che cosa vende, vestiti da fantasma?)
Make her scream in bed. (Sai contenti i vicini...)
COCKZILLA is the word. (Ci butti giù i grattacieli...)
Watch the desire in her eyes. (Basta portarla in un negozio di scarpe)
Become a female sex fantasy. (Il bambolo gonfiabile)
Your package is set to grow. (Che cosa c'è, un meccanismo a orologeria?)
A babe-filled life awaits you. (Dovrò cambiare appartamento?)
So hard you can break an egg. (Non mi pare gran che: a meno che non sia sodo).
Be the ladies talk of the town. ("Oddio, il maniaco!").
Give her the more of your love rod. (Il bastone e la carota).
Your bedroom will sizzle after this. (Datte foco).
Impress all in the locker room. (Suona vagamente gay).
Be the pied piper of girls. (Tope, a me!)
Turn her into a pleasure machine. (Ogni quanto dovrà fare la revisione?)
Make your bedtime a wild one. (Il richiamo della giungla)
Make her come again and again. (Pendolari del sesso)
Every cunt is tight after having that size. (Benigni lo chiamava "lo sventrapapere").

lunedì 16 dicembre 2013

lampi - 240



"Tutti i gusti son gusti".
Mi piace questa frase: non appena uno l'ha pronunciata, puoi bollarlo, con assoluta e totale sicurezza, come un idiota.

domenica 15 dicembre 2013

Alessandro Canzian_poesie erotiche



Penso ai tuoi capelli, al freddo
di novembre eppure quieto
sulla pelle. Penso alla neve
che si dice che verrà e
credo stai aspettando. Penso
a quel gioco d’una volta
quando «raccogli i tuoi capelli
lunghi e fammici l’amore».

* * *



Amavo i tuoi piedi nudi, la
storia che trattengono.
Erano millenni nei tuoi passi.
Amavo lo svegliarmi di
mattina contandone le dita
che non ne mancasse una e
restasse fame alla mia fame.

* * *

Ma sono anche le tue mani la
preghiera. Un gesto di mezza
luna direbbe Eliot. A me bastava
la saliva che lasciavi e che per noi
era un magnificare il canto
pittorico di Dio. Così tu
mi appari nuda e bella nelle mani.

* * *

Se anche mi leggessi certo
mi diresti di non scriverne.
Perchè di notte tu mi manchi
ma più di tutto il tuo sedere
caldo e dolce melograno.
Come la prima volta che
mi volesti tutto nella vita.

* * *



L’amore perso è una memoria.
Ma non di gesti, momenti
come a Trieste quando ti presi
tutta in braccio. Restano
le parti che hai perduto,
la piega delle labbra, la curva
morbida dei fianchi. Resta
l’anatomia di ciò che ti è strappato.


(altri testi, li trovate qui)

sabato 14 dicembre 2013

appunti di viaggio (Salerno, 8-10 dicembre 2013) - parte terza (e ultima)



Mai messo piede a Salerno prima d'oggi. Eppure, mi sento subito a casa.
Domani o dopodomani vorrò scappare, ma ora mi sento a casa.
Sono a Sud.
(“Vuelvo al Sur / como se vuelve siempre al amor...”).

E poi il mare. Il mare.
("Il mare sta sempe là...")

L'albergo. Grand Hotel, quattro stelle, vista mare. Lunghi corridoi deserti. Eleganti tinte nero-bianco-acquamarina. Arredamento minimalista, tavolinetti bassi, poltrone in pelle nera. Luci soffuse. Ascensori velocissimi e silenziosi. Rari camerieri che ti incrociano a passi felpati.
Nel complesso, direi molto Shining.

(Tutto a spese del MIUR, sia chiaro...).

Corso d'aggiornamento in bla bla bla bla. Il futuro della didattica.
A parte me, ce ne fosse uno sotto i cinquanta.

Eccolo, quel che avevo dimenticato. Altro che “nulla di importante”: il cavo d'alimentazione del laptop. E vabbè, staremo due giorni disconnessi, che vuoi che sia?

La notte in albergo. Odori estranei, rumori che disturbano gli ingranaggi del sonno, geomtrie a cui il corpo deve abituarsi.
La mattina: testa ovattata, collo rigido, palpebre pesanti, pelle essiccata dal sapone.

“Quanto siamo belli, quanto siamo bravi, che belle cose facciamo. Ci date una mano?”
“Ma ci pagate?”
“No.”
(Sintesi brutale, ma precisa, di due giorni di corso d'aggiornamento).

“Non vi preoccupate, nuove tipologie di prove d'esame per i quinti dell'anno prossimo saranno comunicate con largo anticipo”.
“Quando?”
“Primavera-estate 2013”.
“Un anno prima”.
“Già!”
“Scusi, ma dopo che con quella classe ci ho lavorato quattro anni, lei mi cambia le prove l'ultimo anno e me lo chiama largo anticipo?”
“...”

Ecco, ogni tanto li trovi.
Quelli che sono lì.
Non sai come, perché, da dove. Ma ci sono.

Comunque, stasera una biro rossa, due pile stilo e un pacchetto di Vigorsol bastano a restituirmi la pace interiore.

Salerno addobbata per Natale. Un bellissimo, inaspettato duomo moresco.
La spiaggia, sporchissima. Gabbiani enormi a bagno nella fontana.
Sagome di pinguini in plastica sui frangiflutti.

Sogno felice, con incontri, seni e attese.
Apro gli occhi: è ancora buio. Dalla stazione vicina, un treno arriva o parte. Soffia un vento forte.
Come al solito, rimango lì, a chiedermi perché non si possa prolungare il soggiorno in quel paese traslucido, quella terra di nessuno tra sonno veglia. Terra fortunata, in cui si fanno gli incontri più belli.

(Però il sogno, raccontato, danneggerebbe irrimediabilmente le mie relazioni sociali).

Il mare come lo preferisco: all'alba, sotto un cielo opalino (“dolce color d'oriental zaffiro / che s'accoglieva nel sereno aspetto”). Azzurro e compatto, come una lastra di granito.
“Il mare è tutto azzurro. / Il mare è tutto calmo. / Nel cuore è come un urlo / di gioia: è tutto calmo”.

Ho capito che cos'è questo prurito diffuso. Non è psoriasi, è solo la mia allergia ai cretini, che ogni tanto torna a farsi viva.

Viaggio di ritorno: Frecciarossa. Niente da segnalare.

venerdì 13 dicembre 2013

appunti di viaggio (Salerno, 8-10 dicembre 2013) - parte seconda



L'IC 757, Roma-Siracusa, è come tutti i treni per il Sud. Vecchio.
Ha un odore ambiguo, con un distinto sentore di fumo vecchio, porte e corridoi consumati da troppe mani e troppi piedi. I poggiatesta sono color grigio topo, costellati di strappi e macchie.
I passeggeri sembrano contagiati dalla stessa trasandatezza. I loro vestiti rimandano a un'epoca passata, anche se non ben definita, fatta di golf di lana grossa, cappotti rivoltati, tristi minestrine Knorr.

La campagna tra Gaeta e Napoli. Non riesco a leggere il paesaggio, a dargli un senso unitario. Resta un accumulo di elementi dissonanti.
Tralicci. Alberi da frutta. Campi arati e campi verdi. Serre. Villette da speculazione edilizia. Capannoni. Scheletri di cemento armato con quattro piloni, un solaio e una scala che dà sul vuoto. Cimiteri. Paesini in cui ogni edificio fa a cazzotti con quello accanto. Fossi. Un furgone Wolkswagen arrugginito e coperto di rampicanti. Pini marittimi. Pioppi. Palme. Decorazioni natalizie. Case popolari in tinte pastello. Binari morti.
Un cielo accavallato di nuvole grigio-azzurre. Gli Appennini pallidi all'orizzonte.

Volti che sono carte di identità, certificati anagrafici.
Questo bel vecchio, pelle di cuoio, bocca quasi senza denti, avambracci grossi il doppio dei miei, gli occhi inaspettatamente chiari in mezzo ai lineamenti massicci, è siciliano. Lo so, ancor prima che apra bocca per rispondere a un enorme, paleolitico cellulare.

Litiga con il napoletano del carrello vivande, che vuole a tutti i costi vendergli una bottiglia d'acqua minerale insieme al caffè, e aggiungerci pure un cioccolatino (“in offerta, che il caffè è amaro”).
“Allora, quant'è?”
“Tre euro”.
“Tre euro un caffè?”
“Caffè e cioccolatino”.
“No! Ho detto solo caffè!”
"Ecco qua, servito."
"E lo zucchero?"
"C'è già."
"Me lo gira, che non ho il cucchiaino?"
"E' già girato."
"Buongiorno."
"A disposizione."

Il napoletano è salito a Gaeta. Ha sostituito lo staccato del suo predecessore (“Acqua! Caffè! Bibite!) con una nenia cantilenante, nella quale si fondono mollemente tutte le parole.
Non ha un carrello, ma una grossa bacinella con i manici, che si trascina in giro per il corridoio.

Il vecchio siciliano tira fuori un dosatore per l'insulina e se la inietta in un fianco.
Ha una scorta inesauribile di spuntini. Mandarini, piccole pagnotte, taralli. Mastica articolando la mascella e le labbra in ampi circoli da ruminante, che gli provocano sommovimenti a catena in tutte le rughe del viso e del collo.

Viaggiare da Nord a Sud significa anche lasciare l'inverno per trovare la primavera. O almeno, quella primavera lievemente inasprita che qui chiamano inverno.

giovedì 12 dicembre 2013

appunti di viaggio (Salerno, 8-10 dicembre 2013) - parte prima



Sei e trenta del mattino, nebbia gelata. L'interno del taxi afoso per l'aria condizionata.

Mi affido alla clemenza della sorte.

Il pensiero assillante: non se, ma che cosa ho dimenticato.

Viaggiare senza lasciar tracce. Passare per il mondo leggeri.

Quelle ragazze bellissime, che incontri solo in viaggio. E ti chiedi: sarebbero altrettanto belle, per strada o nella fila di un ufficio postale?

Il nécessaire per un viaggio: una buona scelta di libri.

“Was bleibet aber, stiften die Dichter” (Hölderlin)
(Ma quel che resta, è dono dei poeti.)

Tre signore sulla cinquantina salgono insieme, a Trevi. Tutte e tre tinte di biondo, jeans, scarponi beige, piumone nero. Stessa corporatura, persino.
Una tira fuori le 50 sfumature di qualcosa; le altre la guardano ammirate. “Ah, vedi, io mica ci ho pensato”.

Nove e quaranta, Stazione Termini. Due ore di attesa per la coincidenza.
Esco alla ricerca di uno spuntino. Qualcosa di leggero, ipocalorico. Dopo aver gironzolato un po', scelgo un locale che si presenta come “pizza-tavola calda-kebab-ristorante indiano-halal”. Ordino un kebab.
“Con cosa?”
“Con tutto”.
“Tranne le cipolle”, aggiungo poi, preso da un tardivo scrupolo sociale.
(Oh, sentite: ho trentott'anni, sono in perfetta forma, non un filo di grasso, non un chilo di troppo, non fumo, sono astemio, non bevo nemmeno il caffè. Potrò pure farmi male, in qualche modo?).
Mi serve – con molta calma – un cameriere dall'aria decisamente indiana, che nel frattempo consegna mucchi di monetine da venti centesimi ad un connazionale. Dietro il bancone, un ragazzo dalla fisionomia mediorientale si prepara un espresso e guarda alla TV “Fashion Style”, dove la Marcuzzi giudica il lavoro di aspiranti make-up artists (il modello estetico sembra oscillare tra la zoccola e la mannequin di stilista punk-provocatore-chic).
Dalla stazione esce, scortato dalla polizia, un corteo di tifosi di non so quale squadra; arrivano brandelli di cori, coperti dal traffico e dall'acciottolio delle posate.
Finito il kebab, mentre mi assicuro (a tatto) di avere ancora la lingua in bocca, chiedo al cameriere se posso usare il bagno (è nel seminterrato, c'è stato un viavai di gente fino a poco prima).
“Eh, il bagno”, fa lui, guardando non me, ma il soffitto, “è un problema.”
Vado via senza chiedere altro.

mercoledì 11 dicembre 2013

everything ends, suddenly



“Secca è la vena dell'usato ingegno.”
(Petrarca, Canzoniere, CCXCII)

Come sono piccoli in fondo i segni
quelli importanti soprattutto.
Non mi serve osservare molto altro
se non il lento ripopolarsi dell'ustione
la cesura immedicabile
(scriverne è troppo semplice perché
ci sia davvero qualcosa da dire).

martedì 10 dicembre 2013

il dolce miele e le dure ossa



Molti Poeti han già descritto Amore,
Fanciul nudo, coll’Arco faretrato,
Con una pezza bianca di bucato
Avvolta agli occhi, e l’ali ha di colore:

Così Omer, così Nason maggiore,
Vergilio, e tutti gli altri han ciò mostrato;
Ma come tutti quanti abbiano errato
Mostrar lo intendo all’Orgagna Pittore:

Sed egli è cieco; come fa gl’inganni?
Sed egli è nudo, chi gli scalda il casso?
S’ei porta l’Arco, tiralo un fanciullo?

Se gli è sì tenero, ove son tanti anni?
E s’egli ha l’ale, come va sì basso?
Così le lor ragion tutte l’annullo:

Amore è un trastullo,
Che porta in campo nero fava rossa,
E cava il dolce mel delle dure ossa.

Domenico di Giovanni, detto il Burchiello (1404-1449)

* * *


Cosí dolce, e gustevole divento,
Quando mi trovo con persona in letto
Da cui amata e gradita mi sento,
Che quel mio piacer vince ogni diletto,
Si che quel, che strettissimo parea,
Nodo de l’altrui amor divien piú stretto.
[...]
S’havete del mio amor l’alma conquisa,
Procurate d’havermi in dolce modo,
Via piú, che la mia penna non divisa.
Il valor vostro è quel tenace nodo
Che me vi può tirar nel grembo, unita
Via piú ch’affisso in fermo legno chiodo:
Farvi signor vi può de la mia vita,
Che tanto amar mostrate, la virtute,
Che ‘n voi per gran miracolo s’addita.
Fate, che sian da me di lei vedute
Quell’opre, ch’io desio, che poi saranno
Le mie dolcezze a pien da voi godute;
E le vostre da me si goderanno
Per quello, ch’un amor mutuo comporte,
Dove i diletti senza noia s’hanno.
Haver cagion d’amarvi io bramo forte,
Prendete quel partito, che vi piace
Poi, che in vostro voler tutta è la sorte.
Altro non voglio dir: restate in pace.

Veronica Franco (1546-1591)



(i testi sono ripresi da qui, dove ne trovate anche altri)

nell'immagine: Annibale Carracci, Giove e Giunone

lunedì 9 dicembre 2013

solo un consiglio...




"Per tutti i problemi complessi esiste una risposta semplice. 
Il problema è che quella risposta è sbagliata".
(Gianni Pacinotti, in arte Gipi)



Questo è il suo ultimo libro:
"Unastoria" (Coconino Press 2013, € 18)



Qui trovate le prime dieci tavole.




(Posso darvi un consiglio? Compratelo. 
18 euri ben spesi)

domenica 8 dicembre 2013

cronache familiari: proporzioni



"Mamma, scuta te non mi to pulile il culetto da tolo, ma io tono piccolino. Tono la metà della metà!"

sabato 7 dicembre 2013

sciolto l'abbraccio



L'odore che resta non è
la somma di altri odori.
Non è combinazione che si ottenga
per ingerenza di composti chimici.
L'odore che resta non è il mio
né il tuo ma l'odore di qualcosa
che è noi – e più di noi.
Oggi l'ho ritrovato dopo lunghe
ricerche. Era alla fine
del muscolo massetere.
Ecco era quello che cercavo
mentre ti lamentavi della barba –
e avevi ragione lo so ma io volevo
fissarlo prima che svanisse –
capisci amore mio dovevo
prendermi cura dell'eternità.


 nell'immagine, un disegno mio: "Nudo sdraiato" (2001)

venerdì 6 dicembre 2013

bureausaurs strike back




Martedì 3 dicembre 2013, ore 11:00. Ora buca.
Squilla il telefono in sala insegnanti.

"Prof Pasquandrea, può passare un attimo in segreteria?"
"Certo, arrivo subito."
(...)
"Sì, che c'è?"
"La desiderano al telefono dal Provveditorato."
"Pronto, sono il prof. Pasquandrea, dica pure."
"Salve, la chiamo per chiederle se le interesserebbe partecipare al corso di formazione in bla bla bla bla."
"Certo, pare interessante. Quando sarebbe?"
"Lunedì e martedì prossimo, 9-10 dicembre, due giornate piene."
"Mi faccia guardare l'agendina... No, non credo di avere particolari impegni. Quando debbo farvelo sapere?"
"Dobbiamo comunicare i nominativi entro domattina".
"Beh, è un po' a ridosso, ma penso si possa fare. Ma dove si terrebbe il corso?"
"A Salerno."
"Ah. Lontanuccio. Ma le spese sono rimborsate, almeno?"
"Non lo sappiamo."
"Beh, sarebbe il caso di saperlo."
"Le facciamo sapere al più presto."

A tutt'oggi, 6 dicembre, buio più totale.
Nel frattempo, mi è arrivata la circolare che bandiva il corso in oggetto. Data: 8 novembre 2013.
Tre settimane e mezzo per decidersi ad alzare una cornetta e fare una telefonata.
Viva l'Italia.

giovedì 5 dicembre 2013

qualcosa è accaduto




Era il 5 dicembre 1998. Faceva parecchio freddo, i vetri della Uno verde erano tutti appannati, ma a noi andava bene così. Io avevo ventitré anni, lei ventidue. Oggi è il 5 dicembre 2013, io ne ho trentotto, lei trentasette. 
Quindici anni, sono passati? Che strana cosa, il tempo...


"Eppure resta / che qualcosa è accaduto, forse un niente / che è tutto."
Montale, Xenia II, 13


Nel ricordo, quei pomeriggi durano eoni.
Ed è strano, perché, se dovessi ricostruirne l'algoritmo, traccerei con assoluta precisione, innanzi tutto, le gradazioni della luce, la foglia-d'oro di aprile, la calcinatura di luglio, l'atroce dolcezza di settembre, il grigiore acquatico di gennaio. E ancora: la forma d'onda del citofono; il volto pixelato nel bianco e nero dell'occhio-di-pesce; la nota (un la a 440Hz, diapason perfetto) dell'ascensore nel raggiungere il piano; il numero dei passi (dodici); il campanello non suonato. E infine: la cubatura incassata tra gli armadi, quei centonovanta per ottanta centimetri in cui le coordinate spaziotemporali si comprimevano.
Ma qui il resoconto deve interrompersi, per forza. E riprendere con una luce tutta diversa, già prossima a smottare nel buio, con la dissipazione del calore, l'assetto inestricabile dei corpi, il volto incastonato nella teca dei seni.
Il tempo intercorso rimane incommensurabile, asintotico, refrattario agli ingranaggi. La domanda è: come possa, in quel nulla, essere contenuto così tanto; come facciano i corpi ad aver immagazzinato una simile quantità di dettagli; come, all'insaputa di me, si sia incisa nelle mani l'orografia della pelle.
Però ricordo bene la traccia del risveglio, era sempre il sapore del capezzolo sinistro, e solo dopo l'acromion, la fossa sottoclaveare, e lì il bivio, l'insidia della scelta, i sentieri diramati, il nuovo inizio.


(colonna sonora: "Love Song", da Spring, Blue Note 1965)

mercoledì 4 dicembre 2013

quattro madrigali di Torquato Tasso




Donna, il bel vetro tondo
che ti mostra le perle e gli ostri e gli ori,
in cui tu di te stessa t’innamori,
è l’effigie del mondo,
ché quanto in lui riluce
raggio ed imago è sol de la tua luce.
Or chi de l’universo
può i pregi annoverar sí vari e tanti,
quegli, audace, si vanti
di stringer le tue lodi in prosa e ’n verso

* * *

Ne i vostri dolci baci
de l'api è il dolce mele
e v'è l'ago de l'api aspro crudele:
dunque addolcito e punto
da voi parto in un punto.

* * *

Un'ape esser vorrei,
donna bella e crudele,
che sussurrando in voi suggesse il mèle;
e, non potendo il cor, potesse almeno
pungervi il bianco seno,
e 'n sì dolce ferita
vendicata lasciar la propria vita.

* * *

Qual rugiada e qual pianto,
quai lacrime eran quelle
che sparger vidi dal notturno manto
e dal candido volto delle stelle?
E perchè seminò la bianca luna
di cristalline stelle un puro nembo
a l'erba fresca in grembo?
Perchè nell'aria bruna
s'udian quasi dolendo, intorno intorno
gir l'aure insino al giorno?
Fur segni forse de la tua partita,
vita de la mia vita?

martedì 3 dicembre 2013

vita quantica




I tuoi passi ti condussero
in tutta naturalezza fino a questo pensiero:
tempo e spazio sono traversati
dal ritmo d’un corpo in movimento
nell’aria inappuntabile del crepuscolo
come già avrai letto nell’una o nell’altra
delle riviste che talvolta consulti.
Scivoli sul filo della tua vita
quantica. Tanti mondi
precipitano, che portano ai quattro angoli
dei mari, le parole nulla muteranno
di queste terrene leggi
- neppure l’argilla
dove prende forma una poesia
senza superficie, la forma
originaria del tuo desiderio.

Paul Bélanger
(da qui)

lunedì 2 dicembre 2013

tout le monde hait le lundi

Sì, lo so, dopo il weekend è sempre dura. Serve uno stimolo.
Che ne dite di questo? Il quintetto di Miles con l'orchestra di Gil Evans, registrati negli studi della CBS, aprile 1959. La formazione completa e la lista dei brani le trovate sotto.
Buon ascolto.




Formazione:
Miles Davis (tromba, flicorno); John Coltrane (sax); Wynton Kelly (pianoforte); Paul Chambers (contrabbasso); Jimmy Cobb (batteria); Ernie Royal, Clyde Reisinger, Louis Mucci, Johnny Coles, Emmett Berry (trombe); Frank Rehak, Jimmy Cleveland, Bill Elton (tromboni); Rod Levitt (trombone a pistoni); Julius Watkins, Robert Northern (corni francesi); Bill Barber (tuba); Romeo Penque, Eddie Caine (clarinetti, flauti); Danny Bank (clarinetto basso); Gil Evans (arrangiatore, direttore).

Tracklist:
So What (M. Davis)
The Duke (D. Brubeck)
Blues for Pablo (G. Evans)
New Rhumba (A. Jamal)

domenica 1 dicembre 2013

cronache familiari: complimenti



"Mammina, come tei mobbida, come tei cadda, come tei elegante... come tei amiciziosa!"