sabato 30 novembre 2013

arieccoli... (ancora truffe energetiche)



Ci aveva già provato GDF Suez (e anche riprovato).
Poi, era ripassata una ragazzotta di non so quale altra compagnia.
Per non parlare di Edison Energia, che mi aveva rifilato direttamente un contratto falso.
L'altro giorno, bussano alla porta; sul pianerottolo, c'è un giovinastro dall'aria rampante, che mi tira fuori sempre la solita storia: "sono un addetto Enel Energia e se mi mostra la bolletta le offrirò un  magnifico piano tariffario nuovo che le farà risparmiare un botto di soldi".
In effetti, il tizio aveva un badge con su scritto Enel, da cui però spuntava un'altra scritta ("Team Juice": provate a digitare su Google e vedete che cosa viene fuori...). Il campanello d'allarme è suonato subito.
E infatti è bastata qualche domandina perché il tizio crollasse: no, non era Enel, era uno dei soliti gestori privati che ti promettono mari e monti e poi ti rifilano la sòla.
Ora, la questione è sempre quella: se al posto mio ci fosse stato un anziano, o uno appena un po' più sprovveduto, se la sarebbe beccata.
Evviva il libero mercato.

venerdì 29 novembre 2013

via delle Sette Chiese




Vale più un minuto del tuo corpo
che tutta la somma delle mie ragioni.
Friedrich Nietzsche


Pensavo fossero lunghe le mie. Le gambe, dico.
E adesso, in quel gran tepore romano che assopisce la volontà e illanguidisce i pensieri, in quel sole che doveva sembrare tanto più straniero a te, appena discesa dalle alte pressioni atlantiche, insomma in quelle otto e quaranta dell'otto novembre duemilatredici, faticavo ad accordare l'andatura sul metronomo delle tue gambe.
Come al solito, non avevo messo in conto se non i fattori più palesi. Altezza, lunghezza. Ma il calcolo falliva sull'essenziale: sull'imponderabile. E invece era lì la cesura: fra il taglio imperioso che le tue ginocchia imponevano al mattino, e il mio svagare negli attimi vischiosi.
Tu eri già tutta nel tempo che ti appartiene: il futuro. Io avrei potuto prolungare la sosta, non sai quanto a lungo, con gli occhi appesi alle cimase, a misurare gli angoli di incidenza.
Dovevo dirtelo, prima o poi: non è pazienza, la mia, solo peso. E tua, invece, è la vita.
Dalla mia parte avevo: l'intuizione del vuoto, la sicurezza nell'isolare il paradosso, l'ago e il curaro. Tu, dalla tua: la febbre, la guerra, la fibra inscalfibile della bellezza.
Ora sarebbe il momento di giustificare il totale, ma mi accorgo che resta arduo decidere. Ne sono felice, credimi.
Ricordi che mi hai abbracciato? Io sì, ricordo tutto. Tengo io la somma, sta' tranquilla. Tu vai, che è tardi, è il tuo volo, non il mio, che si stacca da terra.

giovedì 28 novembre 2013

il merito e la potenza



“Nell'unione dei sessi ciascuno concorre egualmente allo scopo comune, ma non alla stessa maniera. Da ciò nasce la prima diversità determinabile nell'ambito dei rapporti morali dell'uno o dell'altro. L'uno dev'essere attivo e forte, l'altro passivo e deboe; è necessario che l'uno voglia e possa, sufficiente che l'altro offra poca resistenza.
Stabilito questo principio, ne consegue che la donna è fatta soprattutto per piacere all'uomo. Se è vero che l'uomo deve a sua volta piacerle, questa è una necessità meno immediata: il suo merito è nella sua potenza; egli piace per il fatto stesso che è forte. Non è questa la legge dell'amore, lo ammetto, ma è quella della natura anteriore all'amore stesso. […]
Non v'è alcuna parità tra i sessi quanto alle conseguenze derivanti dalla loro diversità. Il maschio è maschio solo in determinati momenti, la femmina è femmina per tutta la vita, o almeno per tutta la sua giovinezza: essa è continuamente assoggettata alle esigenze del proprio sesso […].
Il rigore dei doveri reciproci esistenti tra i due sessi non è e non può essere il medesimo. Quando la donna si lamenta a questo riguardo dell'ingiusta ineguaglianza con cui l'uomo li valuta, ha torto; tale ineguaglianza non è un'istituzione umana, o almeno non è opera del pregiudizio, ma della ragione: tocca a quello dei due cui la natura ha affidato la responsabilità dei figli di risponderne all'altro. […]
Tutta l'educazione delle donne dev'essere in funzione degli uomini. Piacere e rendersi utili a loro, farsene amare e onorare, allevarli da piccoli, averne cura da grandi, consigliarli, consolarli, rendere loro la vita piacevole e dolce: ecco i doveri delle donne in ogni età della vita e questo si deve loro insegnare fin dall'infanzia.”

J.-J. Rousseau, “Emilio o dell'educazione”

mercoledì 27 novembre 2013

cronache familiari: differenze



- Papà, lo sai che io sono motto più divesso della mia solella?
- Perché?
- Pettè io tono un macchio!
- E la sorella com'è?
- E' motto più divessa di me!
- E perché?
- Pettè io ciò quetta giacca blu, che è il mio colole plepelito!

martedì 26 novembre 2013

per esempio...

...uno può approfittare bassamente del fatto di avere un'amica bellissima, e farle un ritratto...



...certo, rimanendo consapevole del fatto che una serie di linee sopra un foglio non potrà rendere, nemmeno lontanamente, lo splendore e la vibrazione della sua bellezza. Però, uno ci riprova...




...e, nel frattempo, la mano si scioglie, ritrova le antiche abitudini, l'inchiostro ricomincia a fluire come faceva una volta.




Alla fine, ti viene addirittura voglia di tirare fuori album e colori, soffiare via anni di polvere accumulata, rimetterti a disegnare, forse persino a dipingere.
In fondo, gli amici servono anche a questo, no?




lunedì 25 novembre 2013

c'è chi fa quella cosa




Mi raccontava E. che una sua ex-coinquilina, qualche tempo fa, cominciò ad uscire con un ragazzo. Brutto, brutto forte, ma anche lei del resto non era un fiore. Il punto, comunque, è che la prima sera lei tornò a casa dicendo: “Ma no, è un amico, niente di più, ma che andate a pensare”. La seconda sera, uguale. La terza, tornò con lui e si chiusero in camera.
Quello che seguì fu una sinfonia di gemiti, ululati, ruggiti, ritmati dalla sponda del letto che sbatteva orgiasticamente contro il muro. Gli altri cinque coinquilini, in soggiorno, assistevano allibiti

Ecco, per dire che questo blog è casa mia, ma i miei lettori sono i miei coinquilini, e io non vengo a sbandierare i fatti miei in pubblico.
Detto questo, una cosa però la dico. Sto ricominciando a tirare il fiato. Gli ultimi mesi sono stati frenetici, fra scuola, impegni con l'università, articoli da scrivere, conferenze da preparare. Il blog ha continuato ad uscire quotidianamente, o quasi, ma i pezzi di largo respiro latitano, ormai da tempo.
Adesso - lo dico incrociando le dita - il peggio sembra essere passato.
Sarebbe forse ora di impegnarmi. Ad esempio, avrei un mezzo pensiero, che chissà se diventerà mai un pensiero intero, di riprendere qualcuna delle rubriche storiche. Che so, le recensioni.
Vi farò sapere.

domenica 24 novembre 2013

cronache familiari: pensa positivo



Lorenzo, con la febbre.

"Chicco, vuoi cenare? C'è la minestrina con il brodo."
"No, mamma."
"Ma come fai? Poi, se non mangi, non ti passa la febbre..."
"Non ti pleoccupale, mammina. Adetto ho pleto la Tatipilina e vedlai che domani la spattelò via tutta, la minestlina. Ttai tlanpuilla!"

sabato 23 novembre 2013

lampi - 239



“Sai, sto molto meglio adesso. Sto tornando alla normalità. Non penso più a lei; non ossessivamente almeno. Ho persino ricominciato a scaricare pornografia”.

venerdì 22 novembre 2013

cronache familiari: scatologie assortite

 


"Oggi la maestra ci ha raccontato una storia di un pinguino, che abitava su una montagna di ghiaccio al Polo Nord..."
"E lo sai come si chiama quella montagna di ghiaccio"
"Aismerd!"

* * *

"Mammina!"
"Che c'è, ciccio?"
"La tai una cota?"
"Che cosa, amore?"
"Le puzzette fanno VELAMENTE CCHIFO!!"

giovedì 21 novembre 2013

"urgenza"



Preferisco questa parola rispetto a quella, più usurata, di “ispirazione”. “Urgenza” indica un moto, una pressione che spinge il poeta a scrivere in un dato momento piuttosto che in un altro. Forse a qualcuno il termine potrà sembrare inadatto, perché troppo vicino all’universo corporeo (la coppia digestione-evacuazione). Viceversa, il vocabolo si raccomanda appunto per tale vicinanza, come molti scrittori hanno osservato.
L’analogia fra la poesia e le feci compare naturalmente nelle avanguardie, votate al sabotaggio e alla mescolanza dei codici, ma molto più sorprendente è ritrovarla in un autore post-simbolista come Paul Valéry. Una sua prosa intitolata Elementi fisici, solleva infatti questa strana domanda: per quale ragione ciò che esce dal corpo dovrebbe essere più sporco di ciò che vi è entrato? Al contrario, ribatte Valéry, quel che buttiamo fuori andrebbe considerato come il purissimo, raffinato, sapiente prodotto di una complicata lavorazione.
Ed ecco la sua sconcertante tesi: “O corpo glorioso, qualche santo dovrebbe provare amore per la tua merda! Mentre sta ancora all’interno, essa è sacra come fosse una parte dell’Io, e quando dico ‘io’ lei vi è compresa. Poi si distingue dentro di me, e si fa imperiosa. Uno straniero da espellere. E tuttavia resta la MIA creatura, la mia opera più importante”.
Ho tradotto con “merda” la parola francese “fiente”, perché gli altri sinonimi italiani sono tutti al plurale (feci, escrementi) e non rendono la singolarità della produzione organica che l’autore intende sottolineare (la MIA creatura, la mia opera), scegliendo oltretutto il genere femminile. Mai nessuno, probabilmente, si è spinto tanto in là da paragonare il prodotto poetico a quello scatologico, l’oggetto più sublime a quello più volgare. E tutto ciò nel segno dell’urgenza, ossia nell’improvviso reclamo di una materia che scappa, preme e chiede prepotentemente di venire alla luce.

Ps. In italiano esiste un altro vocabolo, di origine toscana, per indicare lo sterco della selvaggina e in genere degli animali: la “fatta”. Ebbene, se seguiamo Valéry, come resistere alla tentazione di accostare questa parola al verbo greco “poiein”, da cui deriva il termine “poesia” e il cui etimo significa “fare”? Una proposta simile (paragonare la poesia a una “fatta” umana) potrà sembrare rivoltante o scandalosa, eppure tradisce una profonda pietas per le creature viventi, amate in ogni aspetto, anche il più umile, della loro indifesa, trepida fragilità.

Valerio Magrelli, da  Che cos’è la poesia? La poesia raccontata ai ragazzi in ventuno voci
Luca Sossella Editore, Roma, 2005

mercoledì 20 novembre 2013

pubblicità per me stesso


Un mio testo è inserito nell'antologia "Cronache da Rapa Nui", miscellanea di testi e immagini sul tema dell'ecologia, in uscita in questi giorni per le edizioni CFR.
Qui qualche altra notizia.

martedì 19 novembre 2013

enigmistica dell'Es



Quel che volevo scrivere
era: "essere felice".
È uscito fuori invece: "essere felce".
Il lapsus mi denuncia un desiderio
inconscio di regressione pre-umana.
Resta adesso da prevedere il prossimo
scarto. La “elle”, forse?
Dopo il bolo ed il chilo
tornare parte del tutto sostanza
vivificante. In fondo
non sarebbe nemmeno tanto male.

lunedì 18 novembre 2013

lampi - 238



Quelle cose che ti arricchiscono dentro. Che non ti fanno far soldi, ma che fanno bene all'anima.
Che poi, quando hai fame, l'anima fritta con le cipolle viene una meraviglia. La morte sua.

domenica 17 novembre 2013

frutto e fiato



Venne a trovarmi chi mi aveva lasciato
e si riscattò per troppa tenerezza
poi che riconobbe i segni dell'abbandono.

Ho posseduto tutto il mondo standole accanto
e guardandola ho vissuto il tempo mio più bello.

Vibrano e cantano le sue corde quando per tutta la notte
suona ed è bella la sua musica.

E com'è bella nelle sue mani la coppa del rimorso,
frutto e fiato mischiato.

Ali Al-Billanubi

sabato 16 novembre 2013

lampi - 237



La coerenza dell'ape contro il vetro.

giovedì 14 novembre 2013

notizie dal mio fan-club ufficiale



Cioè, questo.
Con un grazie di cuore a Lucia Piombo, alias Poetella.

two kindred souls



Tu mi guardi mentre io ti guardo dentro
e se ti guardo dentro mi vedo.
(Antonio Porta)


Ma come fanno gli occhi a riempirti il viso
di qualcosa che è ben più della luce?
Me lo chiedo da quando ho superato il primo abbaglio
ho riconosciuto la mia forma affiorare
dal miele nero delle tue pupille
e continuo a chiedermelo ogni volta che parli
con la mia voce che sento bruciare
sui miei polsi ogni tua ferita.
E mi domando anche se davvero sei lontana
se incontrare le tue braccia non sia solo il segno
emergente se il nocciolo di te viva nascosto
dove non potrei perderlo senza perdermi.


nell'immagine: Balthus con sua moglie Setsuko (1995)

martedì 12 novembre 2013

cronache familiari: la pubblicità è l'anima del commercio




“Alance belle! Alance buone! Alance a folma di sedele!”

(Lorenzo che gioca al fruttivendolo)

roba mia su "Jazz nel pomeriggio"


Stavolta, si parla di un disco fresco fresco, appena uscito.
Come sempre, grazie a Marco Bertoli per l'ospitalità.

lunedì 11 novembre 2013

vendetta, tremenda vendetta!




"Papà, guadda che se non la mmetti di fammi allabbiale, spalmo tutta la bavina sul fligolifelo!"

domenica 10 novembre 2013

lampi - 236


Capisci che stai invecchiando quando guardi una bella ragazza, in quello stadio pieno e luminoso della bellezza che decreta la fine dell'adolescente e l'inizio della donna, e dopo, solo dopo che ti accorgi che è la figlia di A., quella che a quattro anni facevi ridere grattandole la pancia e tenendola su con una mano sola.

sabato 9 novembre 2013

se un'impronta resista



Quel che resta dopo l'amore
le spalle indolenzite le lenzuola
da cambiare le strane compressioni
e dilatazioni del tempo

e ancora: lo stampo tenace
dei polpastrelli il sudore che si asciuga
le aderenze che si allentano
il senso del Sé di nuovo duplice

quel che resta insomma è difficile
dire se sia poco o molto
se si tratti solo di silenzio

o se un'impronta resista nei pori
un ritmo inciso al di sotto della pelle
un'attesa paziente del risveglio.



nell'immagine, un disegno mio:
Studio di nudo (Dani) (china, 2000-2001 circa)

venerdì 8 novembre 2013

cronache familiari: vola vola...

 
"Papà, lo sai che io e la mamma siamo andati alla Mongolfiera dei Morti?"

giovedì 7 novembre 2013

roba da matti



- Ma tu l'anno scorso non andavi con la scuola ai concerti degli Amici della Musica? Come mai quest'anno no?
- Madonna, prof, non me ce faccia ripensà!
- Perché?
- Quelli eran matti! Ma lo sa che facevano? Concerti di Bach!!
 
(riportata da un collega)

mercoledì 6 novembre 2013

com'è buio il mare



Trihaiku del naufrago
(Per i morti di Lampedusa)

La terra è là.
La colomba è tornata
sola, a morire.

Chi urla, chi spinge.
Cado con altri in acqua
senza più forze.

Un’onda, un’altra.
Oh com’è buio il mare
chiuso sul cuore.

Paolo Ottaviani (da qui)

martedì 5 novembre 2013

coscienza di classe (d'età)



"Lattami ttale, petté noi pittoli fattiamo le cote che ci pale!"

(Lorenzo, al papà che gli diceva urlava di smetterla di saltare sul divano)

lunedì 4 novembre 2013

cronache familiari: ritmi circadiani


"Uffa, non mi voio addommentale ogni votta che è notte!"

domenica 3 novembre 2013

le mani



Le mani sono belle perché sono vuote
e quando sono vuote puoi pensarci dentro
quello che ti pare. Nelle mani ci puoi piangere
e la faccia ci sta tutta senza residui
oppure puoi modellarle su una parte a scelta
del corpo. Ci puoi tenere un liquido
e si chiama “giumella”. Nelle mani a coppa
c'entrava Elena appena nata e forse qualcosa
persino ci avanzava. E non dirmi che è un caso
se ognuno dei tuoi seni ha la dimensione esatta
dal polso alla punta delle dita. Però dicevo
quando le mani sono vuote
ecco allora mi ricordo che Leonardo
me le toccò mi disse quanto erano morbide
lui l'avevano messo ad aiutare lo zio idraulico
era lì che aveva imparato tutte quelle belle parolacce
e di sicuro aveva le idee più chiare di me.
Io con le mani sbagliavo sempre le misure
i palloni andavano dove gli pareva i fianchi
delle ragazze sgusciavano via prima che potessi fermarli.
È stato già un miracolo arrestare la caduta
fosse stato per loro sarebbero rimaste lì
appese alle braccia. Ecco: che farne
di queste mani vuote di tutta quest'aria?

sabato 2 novembre 2013

lampi - 235


Vaneggiare con cautela.

venerdì 1 novembre 2013

cronache familiari: la matematica non è un'opinione (o sì?)



(Contando sulle dita)
"Allola, io ciò plima di tutto il maettlo di nuoto. Poi alla ccuola ciò la maettla Chiala e la maettla Monia..."

(Attimo di riflessione)
"Sono timpue!"