giovedì 28 febbraio 2013

prima pagare, poi poesia



Pubblicare senza rimetterci soldi: un sogno? Forse no.
Writer's Dream è una community dove si possono trovare informazioni sugli editori: chi si fa pagare, chi no, quanto, come, dove.

mercoledì 27 febbraio 2013

mantenere traccia



C’è chi parla di condividere l’arte e la cultura. E c’è chi lo fa.
Ad esempio: Natàlia Castaldi, autrice del cui valore posso testimoniare per prova provata, ha pubblicato su FaceBook questo post, che riprendo e rilancio.
Ho sempre lavorato e scritto con rigore, onestà e pulizia. Ho dato alla mia passione per la scrittura dignità di lavoro, svolto con metodicità, organicità e studio, al solo e unico scopo di arricchire la mia mente e di condividere il mio pensiero, coltivando la balzana idea che il pensiero e la sua tradizione orale e scritta siano la base per costruire un’umanità sempre più ricca per consapevolezza e memoria.
Sono disgustata dall’Italia che vivo, che è anche la terra che amo. Sono disgustata dal livello di corruzione morale che ha infettato ogni arte, mestiere e scambio sociale nel nostro Paese.
Non credo nell’editoria, non credo nella critica, non credo nella letteratura, ma credo fortemente e ancora nel mio lavoro solitario, nel mio esilio volontario e nella mia piccola rivoluzione personale, che vuole che la mia libertà e la mia dignità non scendano mai a compromessi, patti e utili scambi, restando nucleo, ragione e forza della mia esistenza, in salute e malattia.
Dunque prima che il tempo per me scada, e augurandomi come esorcizzazione di ogni mia paura che ciò accada il più tardi possibile, per scrivere ancora, ma soprattutto per svolgere al meglio il mio ruolo prezioso e unico di moglie e madre, lascio qui le mie scritture, in forma gratuita, scaricabile e liberamente fruibile, con la speranza che possano essere conforto, piacere o semplice ascolto per chiunque vi si dovesse imbattere volutamente o casualmente.
Grazie, dunque, a quanti vorranno mantenerne traccia e cura.
nc

martedì 26 febbraio 2013

on air - aggiornamento



Qui potete ascoltare il podcast della puntata di Radio Pieralli andata in onda oggi. Ospite speciale: io.
La prima metà è afflitta da problemi microfonici, ma voi perseverate.
Buon ascolto.

lunedì 25 febbraio 2013

on air




Stanchi del solito dopopranzo del martedì? Avete voglia di un po' di sano intrattenimento radiofonico allegro e intelligente? O, più semplicemente, non avete una minchia da fare dalle 15,30 alle 16,15 circa?
Bene: domani, 26 febbraio 2013, ascoltate Radio Pieralli. Ossia, la web radio del mio liceo.
E dico: ascoltatela, perché domani c'è il Pasqui. Cioè io, me medesimo in persona. Parlerò di qualcosa. Non chiedetemi di cosa, perché non lo so. Comunque, ascoltate.
Dice: come? Beh, per ora la radio è solo su FaceBook: bisogna cliccare un "mi piace" sulla pagina e si trova il link per ascoltarla in streaming, in diretta. Subito dopo, sarà disponibile anche il podcast sulla piattaforma Spreaker (appena possibile, inserirò il link).
Vi aspetto, eh?

domenica 24 febbraio 2013

ars non dat panem?



La poesia in Italia: tanta se ne scrive, poca se ne legge, ancor meno se ne compra.
Una riflessione di Barbara Bracci e Anna Maria Farabbi, su Carte Sensibili.


nell'immagine: Carl Spitzweg, "Der arme Poet" (Il povero poeta), 1839

sabato 23 febbraio 2013

spigolature (post-modern criticism)



"Paolo e Francesca erano due avanguardisti dell'amore."
(Eleonora)

"Nell'ultima poesia del Canzoniere, Petrarca chiede a Laura di mettergli una parola buona con Dio."
(Lucia) 

"Prof, ci sono le rime!"
(Michela, durante la lettura del X Canto dell'Inferno)

Quesito: Spiega il significato della parola "vaghi" nel verso "reduci i pensieri vaghi a miglior luogo".
Risposta: "Vaghi" è l'io impersonale che Petrarca usa per parlare di se stesso.
(Eleonora - bis)

Parafrasa il verso: "Ricorda lor come oggi fusti in croce".
Risposta 1: "ricordali come se fossero morti oggi". (Jacopo)
Risposta 2: "ricordali come dei fusti sulla croce". (Teresa)

"Prof, ma come si fa a prendere un bel voto al compito?"
(Martina)




 


lunedì 18 febbraio 2013

brevi(ssime) considerazioni in margine a Sanremo



Per un musicista italiano, ci sono tre approcci seri a Sanremo:

1) ignorarlo, come ha sempre fatto, ad esempio, De Gregori;

2) sbattergli in faccia il suo vuoto, ma allegramente, warholianamente, gettandosi a pesce nella bagarre, come fanno da anni gli Elii;

3) usarlo come vettore di contenuti altri, al di là del posizionamento o no in classifica, come hanno fatto quest'anno Silvestri o Gazzè (quanti, ascoltando l'orecchiabile motivetto di "Sotto casa", si sono resi conto del testo aspramente sarcastico?).

Il resto è Modà, Mengoni, Annalisa, e nullità assortite.

sabato 16 febbraio 2013

a groovy band



Mi ero sempre chiesto come mai i Led Zeppelin fossero una delle poch(issim)e band hard-rock che riuscivo ad ascoltare con vero piacere. Ora comincio a capirlo:
Yeah, we were both huge Motown and Stax fans and general soul music fans, James Brown fans. Which is one of the reasons why I've always said that Zeppelin was one of the few bands to "swing". We actually had a groove in those days. [...] We were a groovy band. We used all our black pop music influences as a key to the rock that went over the top.
(John Paul Jones)


... anche se, certo, vedere oggi questi tre arzilli pensionati fa un po' impressione.

venerdì 15 febbraio 2013

so' soddisfazioni



- Allora ragazzi, oggi chiudiamo l'unità sui verbi, su cui stiamo lavorando da un mese. La settimana prossima c'è la verifica: qualcuno ha dubbi, domande, cose che non ha capito?
- Sì, prof, io.
- Dimmi, Luisa: cos'è che non hai capito?
- Non ho capito niente!

giovedì 14 febbraio 2013

lampi - 200


Le figure retoriche stanno alla poesia come il Kamasutra sta al sesso vero.

mercoledì 13 febbraio 2013

convalescenza




And when I speak to you it is only play-acting
And self-indulgence: you cannot hear me, you do not exist. Dearest...
(Robinson Jeffers)

Aveva sentito solo lo strappo
al fondo del braccio.
Si può vivere anche così – pensò –
amaramente e bene

gli tornavano in mente i corpi a metà
nell'ombra i capezzoli sepolti
dalla fame e dal sonno.
(Tutto è uguale adesso

come quando il risveglio affoga i ricordi
la membrana degli occhi si nasconde
persino a sé stessa.)
Nei posti di vacanza

tutti sono in attesa di una rivelazione
lui però lo strappo lo aveva sentito
era quella la differenza
quella e un boccone di versi.

Tutto è uguale a sé stesso
ma ci vuole tempo per accorgersene
i prigionieri tornano a casa convinti
di essere già morti

molto tardi si rendono conto
che la materia è bruta
si ritrovano a sanguinare fra gli sterpi
lottando per rimanere addormentati.

Lui però aveva sentito lo strappo
e gli si erano svuotate le mani.
I corpi erano sempre uguali
era bella la luce del sole sui chioschi deserti.

martedì 12 febbraio 2013

poesie in bottiglia



Segnalo questa iniziativa dal blog "Blanque de ta nuque" di Stefano Guglielmin.
Marco Scarpa, appassionato di poesia e poeta egli stesso, ha iniziato una mailing list poetica. Iscrivendosi, si riceve, ogni dieci giorni circa, una mail dedicata a un poeta italiano contemporaneo, con una breve presentazione e alcuni testi. Si chiama "Poesia condivisa".
Il tutto, senza alcuna spesa e senza altra fatica che di scrivere una mail. Qui tutti i dettagli e le informazioni per iscriversi (leggere nei commenti al post).
Non so, a me sembra una bella cosa. Piccola, ma bella.

lunedì 11 febbraio 2013

rapporto con l'eterno



Quest'anno, ricorre un doppio anniversario sereniano: Vittorio Sereni nacque a Luino cent'anni fa, il 27 luglio 1913, e morì a Milano trent'anni fa, il 10 febbraio 1983.
Sereni è uno dei maggiori poeti italiani del secondo Novecento, ormai consacrato in tutti i testi e le antologie. E' anche uno di quelli che hanno esercitato un'influenza più profonda, anche se forse non sempre evidente di primo acchito; io lo vedo come una sorta di cardine fra il primo e il secondo Novecento (so che questa affermazione necessiterebbe di prove e riferimenti, che però ora non ho tempo e voglia di fare: chiedo venia ai lettori).
Allo stesso tempo, ho l'impressione che di questi anniversari si parli poco; anzi, che di Sereni, in generale, si parli poco. Il perché, onestamente, non lo so.
Per chi volesse approfondire, qui c'è un bel pezzo di Guido Mazzoni. Di seguito, pubblico alcune poesie (le ho prese da qui, dove ce ne sono anche altre).

* * *

Dimitrios
(da "Diario d'Algeria")

Alla tenda s'accosta
il piccolo nemico
Dimitrios e mi sorprende,
d'uccello tenue strido
sul vetro del meriggio.
Non torce la bocca pura
la grazia che chiede pane,
non si vela di pianto
lo sguardo che fame e paura
stempera nel cielo d'infanzia.

È già lontano,
arguto mulinello
che s'annulla nell'afa,
Dimitrios, su lande avare
appena credibile, appena
vivo sussulto
di me, della mia vita
esitante sul mare.

* * *

Ancora sulla strada di Zenna
(da "Gli strumenti umani")

Perché quelle piante turbate m'inteneriscono?
Forse perché ridicono che il verde si rinnova
a ogni primavera, ma non rifiorisce la gioia?
Ma non è questa volta un mio lamento
e non è primavera, è un'estate,
l'estate dei miei anni.
Sotto i miei occhi portata dalla corsa
la costa va formandosi immutata
da sempre e non la muta il mio rumore
né, più fondo, quel repentino vento che la turba
e alla prossima svolta, forse finirà.
E io potrò per ciò che muta disperarmi
portare attorno il capo bruciante di dolore.
Ma l'opaca trafila delle cose
che là dietro indovino: la carrucola nel pozzo,
la spola della teleferica nei boschi,
i minimi atti, i poveri
strumenti umani avvinti alla catena
della necessità, la lenza
buttata a vuoto nei secoli,
le scarse vite, che all'occhio di chi torna
e trova che nulla nulla è veramente mutato
si ripetono identiche,
quelle agitate braccia che presto ricadranno,
quelle inutilmente fresche mani
che si tendono a me e il privilegio
del moto mi rinfacciano.
Dunque pietà per le turbate piante
evocate per poco nella spirale del vento
che presto da me arretreranno via via
salutando salutando.
Ed ecco già mutato il mio rumore
s'impunta un attimo e poi si sfrena
fuori da sonni enormi
e un altro paesaggio gira e passa.

* * *

Intervista a un suicida
(da "Gli strumenti umani")

L'anima, quello che diciamo l'anima e non è
che una fitta di rimorso,
lenta deplorazione sull'ombra dell'addio
mi rimbrottò dall'argine.

Ero, come sempre, in ritardo
e il funerale a mezza strada, la sua furia
nera ben dentro il cuore del paese.
Il posto: quello, non cambiato - con memoria
di grilli e rane, di acquitrino e selva
di campane sfatte -­
ora in polvere, in secco fango, ricettacolo
di spettri di treni in manovra
il pubblico macello discosto dal paese
di quel tanto...

In che rapporto con l'eterno?
Mi volsi per chiederlo alla detta anima, cosiddetta.
Immobile, uniforme
rispose per lei (per me) una siepe di fuoco
crepitante lieve, come di vetro liquido

indolore con dolore.
Gettai nel riverbero il mio perché l'hai fatto?
Ma non svettarono voci lingueggianti in fiamma,
non la storia d'un uomo:
simulacri,
e nemmeno, figure della vita.

La porta
carraia, e là di colpo nasce la cosa atroce,
la carretta degli arsi da lanciafiamme...
rinvenni, pare, anni dopo nel grigiore di qui
tra cassette di gerani, polvere o fango
dove tutto sbiadiva, anche
- potrei giurarlo, sorrideva nel fuoco -
­anche... e parlando ornato:
«mia donna venne a me di Val di Pado»
sicché (non quaglia con me - ripetendomi -
­non quagliano acque lacustri e commoventi pioppi

non papaveri e fiori di brughiera)
ebbi un cane, anche troppo mi ci ero affezionato,
tanto da distinguere tra i colpi del qui vicino mattatoio
il colpo che me lo aveva finito.
In quanto all'ammanco di cui facevano discorsi
sul sasso o altrove puoi scriverlo, come vuoi:

NON NELLE CASSE DEL COMUNE
L'AMMANCO
ERA NEL SUO CUORE

Decresceva alla vista, spariva per l'eterno.
Era l'eterno stesso
puerile, dei terrori
rosso su rosso, famelico sbadiglio
della noia
col suono della pioggia sui sagrati...
Ma venti trent'anni
fa lo stesso, il tempo di turbarsi
tornare in pace gli steli
se corre un motore la campagna,
si passano la voce dell'evento

ma non se ne curano, la sanno lunga
le acque falsamente ora limpide tra questi
oggi diritti regolari argini,
lo spazio
si copre di case popolari, di un altro
segregato squallore dentro le forme del vuoto.
...Pensare
cosa può essere - voi che fate
lamenti dal cuore delle città
sulle città senza cuore -­
cosa può essere un uomo in un paese,

sotto il pennino dello scriba una pagina frusciante
e dopo
dentro una polvere di archivi
nulla nessuno in nessun luogo mai.

domenica 10 febbraio 2013

Django (quello originale) su JnP



Django Reinhardt, si sa, era analfabeta. Da vero zingaro, aveva preferito la strada alla scuola; solo da adulto imparò a tracciare la propria firma, e alla fine diventò abbastanza abile da riuscire a redigere un'intera lettera in un francese dall'ortografia, diciamo così, piuttosto creativa.
Idem per la musica. Stéphane Grappelli, che invece aveva fatto i suoi bravi studi al Conservatorio, raccontò che una volta Django, sentendolo discutere di scale musicali, gli chiese candidamente: «Che cos'è una scala?».

Ora, il problema è che, per i critici di formazione eurocolta (ivi inclusi molti critici di jazz), non saper leggere la musica equivale a non conoscerla. E quindi Django diventa, nella mitologia corrente, una specie di idiot savant, un genio istintivo che crea senza averne la consapevolezza. Storia, del resto, ben nota a chi si occupi di jazz.
La realtà è ben diversa...

(...continua a leggere su "Jazz nel pomeriggio")

sabato 9 febbraio 2013

post-modern gender



- Il pigiama rosa di chi è?
- Della toellina, petté lei è una pèmmina!
- E tu, che cosa sei?
- Io tono un pèmmino!

venerdì 8 febbraio 2013

Byrd's in flight



Donald Byrd non possedeva la genialità visionaria di Miles Davis (ma chi mai l'ha posseduta?).
Rispetto agli altri due discepoli di Clifford Brown, non disponeva del virtuosismo agonistico di Freddie Hubbard, né aveva beccato una hit da juke-box, come fece Lee Morgan con The Sidewinder. E, a dirla tutta, il suo periodo fusion, sebbene lo conosca pochissimo, non mi ha mai entusiasmato più di tanto.
Però era uno di quei musicisti solidi, pieni di groove, che quando camminano sul loro terreno non ti deludono mai. Aveva suonato con Coltrane, con Dolphy, con i Jazz Messengers, con Rollins, con Monk. E aveva portato lui Herbie Hancock alla Blue Note, per fargli incidere "Takin' Off". Lui stesso, era una delle più pure incarnazioni dello stile Blue Note.
E poi, uno che si chiamava Donaldson Toussaint L'Ouverture Byrd, ecco, diciamo che era cool già in partenza.
Donald Byrd è morto lunedì scorso, 4 febbraio 2013, a ottant'anni, ma la notizia si è diffusa solo in questi giorni.
Qui un ricordo e una biografia.

giovedì 7 febbraio 2013

espiazione




Dove fuggirò, per essere lontano dalla Tua presenza?
(Salmo 139, 7)

Anche le malattie cominciano sempre così
non è ruggine sulla lama
non è il cratere sul polpastrello è che
quando sei lì a parlare ti sfuggono sempre
le secessioni della luce
e ti hanno riempito l'abbraccio di qualcosa
che non è mai stato davvero tuo.

Nella stanza accanto fanno rumore
ma non c'è più nessuno solo le voci nell'intonaco
oggi le fanno così
le case hai un bel riempire di carne le pareti.
Te l'hanno detto e ripetuto
dopo il coito c'è solo la morte
sennò manca sempre un dettaglio
quello essenziale per respirare insieme.

Eccolo il gesto sacro
la mano potente calata sul mondo
l'hai vista dietro schermi e schermi
ripetere a vuoto la benedizione
mentre tu contribuivi al crollo
respiravi sulle clavicole.
L'hai visto piombare fra le gambe larghe
non fermarsi nemmeno davanti all'osso
tu avevi gli occhi molto lontano

vediamo sempre le parole mai la guerra.

mercoledì 6 febbraio 2013

martedì 5 febbraio 2013

dico io...



"Mamma, mi hai patto ppaventale! Ma che, ti panno ppaventale i Lolenti? Eh?!"

lunedì 4 febbraio 2013

merry families

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domenica 3 febbraio 2013

G.C.N.C.U.M.D.F.M.N.P.L.S.


Apro l'ultimo "Venerdì" di Repubblica (2 febbraio).
A pagina 7, trovo un articolo di commento a firma di Filippo Ceccarelli, in cui si descrive la foto di Gianroberto Casaleggio riprodotta qui sopra. Alle sue spalle, spicca un poster con varie figure di Tex Willer. Titolo: "Ecco Casaleggio. Storia di un guru che si sente Tex".
Alla fine del primo capoverso, il giornalista sforna il seguente commento:
La post-politica adora i fumetti, e un po' si capisce anche il perché: vistosi colori, necessità di semplificazione, deriva infantile, attitudine pop. [corsivi / grassetti miei]
L'articolo continua con una serie di dotte(?) disquisizioni sulla passione texiana di Sergio Cofferati, su Willer Bordon e sul linguaggio del corpo di Casaleggio, che segnalerebbe un desiderio di "accentuare la propria virilità". Tutto in un unico, grande calderone. Alè.
Richiudo il giornale, mentre l'inveterato texiano che è in me ribolle di giusta indignazione. Mentalmente aggiungo l'esimio Filippo Ceccarelli alla categoria di cui all'acronimo di questo post (che sta per: Giornalisti-Che-Non-Capiscono-Una-Mazza-Di Fumetti-Ma-Ne-Parlano-Lo-Stesso).
La lista è molto, molto, molto, molto lunga.

sabato 2 febbraio 2013

fase descrittivo-narrativa

"L'inverno"


"Peter Pan combatte con Capitan Uncino"

venerdì 1 febbraio 2013

io ve l'ho detto



Qualche mese fa, moriva Roberto Roversi, e io scrivevo
non so che cosa augurar-gli/mi: che entri nel mainstream, magari in un volume dello Specchio o dei Meridiani, rischiando di finire sepolto nel cicaleccio, oppure che rimanga lì, nel silenzio, come una voce sempre a disposizione di chi vuole ascoltarla.
Ecco: ora è a disposizione un sito dove si può leggere tutta (dico: tutta) la sua opera poetica, gratis.
Io ve l'ho detto, poi fate voi.