martedì 31 luglio 2012

lampi - 187


Per offrire a chiunque fair opportunities, d'ora in poi i quarti d'ora di celebrità dureranno dieci minuti.

lunedì 30 luglio 2012

qualcosa che contenga Bellezza



Quercus Suber
 di Moira Egan - traduzione di Damiano Abeni

È una cosa che si impara,
aprire il vino
con il cavatappi degli adulti,
quello che sommeliers e maîtres
d’ sfoggiano in una specie di fondina,
come un’arma con il colpo in canna:
seducente, sofisticato,
nulla di nero su bianco qui,
tranne le loro divise ben stirate.
Sulla strada per L’Agnata,
incuneandoti a tornanti
nell’interno,
le cominci a vedere, denudate
dalla cinta in giù ma sempre belle,
un’intensa terra d’ombra
sotto l’incisione, e le sezioni
superiori ancora decorosamente
vestite di corteccia grigio-scura.
Scomposte e sensuali, ruzzano
e corvettano come strette
in un bustino (quasi un immobile
corpo di ballo). Capiscono,
con il senso delle Menadi,
di essere state messe a nudo
dai loro sugherai, perfino, che presseranno
e torniranno, presseranno e marchieranno
la loro superficie fino a trasformarle in tappi.
Che appagamento quello schiocco,
un tappo ben fatto
che si sfila da una bottiglia
di valore. La cameriera che oggi
si occupa di noi è anche meno brava
di me a stappare (anche se io
ho fatto tanto tanto allenamento,
e l’allenamento rende migliori, no?).
Lei ripara in cucina.
Queste querce vivono un secolo,
si dice, o anche più,
e quel raccolto, si dice, non fa
male alla pianta. Immaginatevi
di venire del tutto scorticati ogni
nove-dodici anni per fare
qualcosa di utile, qualcosa che contenga
Bellezza e (se in vino veritas
è vero) Verità.
Intanto mio marito fa due chiacchiere
con la signora
di quest’oasi
dall’erba di smeraldo, col suo invaso d’acque.
È stata la sposa di uno dei grandi
d’Italia, un cantautore, un bardo come Dylan.
Non è una ragazzina, ma è sempre snella
e bionda e bella.
Cammina a capo chino.
Il vino è riapparso
dalla cucina: stappato, buono.
Chiedo a mio marito se
questa donna si sia mai risposata
dopo la morte di De André. Lui resta
un poco in silenzio, negli occhi
gli luccica una minuscola mezzaluna. Oh no,
risponde. Come si fa
ad andare oltre un amore come il loro?

domenica 29 luglio 2012

toccare il centro




Treni di colori

Il margine del pendio
Colore d'arancia
Erba rosa tè
Il miele di questi occhi
Luce
Miele di colore disuguale
L'oro non ancora ben verde della montagna
L'argento del treno
La luna e la stella
Anello di turchese

Tutti gli atomi danzano
Alba
Luccica la foschia
Bambini colore di melagrana entrano nel vagone
L'oliva della nube piombo
Restando
Dietro al mattino
E la seta azzurra della carta che avvolge la mela

Le case così verdi e rosa
Che vanno passando al vederci passare
I due lati della finestra
E quella di un tono di azzurro
Quasi inesistente
Azzurro che non c'è
Azzurro che è pura memoria di un qualche luogo

I tuoi capelli neri
Esplicito oggetto
Labbra castane
O per essere esatti labbra colore di açaì
E qui treni di colori
Saggi progetti
Raggiungere il centro
E il cielo di un azzurro
Celeste celestiale

Caetano Veloso, Trem das cores (da "Cores, Nomes", 1982)

sabato 28 luglio 2012

con la mia testa sotto i vostri piedi



Dunque, a quanto mi risulta, l'ultima recensione che ho pubblicato era questa. E sono passati sei mesi giusti giusti. Qui facevo una lista di libri, letti o in lettura, che mi impegnavo a recensire. Promesse da marinaio? Speriamo di  no.
Il fatto è che intanto non ho recensito, però ho continuato a leggere, e la lista di rencensendi è cresciuta paurosamente. La più completa e aggiornata dovrebbe essere quella che allego in calce a questo post. Cioè, completa fino a un certo punto, perché mancano i testi che ogni tanto vado a spulciare (i Saggi di Montaigne, ad esempio, e ultimamente ho sviluppato una bizzarra attrazione per l'Apocalisse di San Giovanni) e i fumetti seriali che leggo sempre, ma non recensisco quasi mai (in ordine sparso: Tex, Rat-Man, Lilith, Shanghai Devil, Nirvana, Durango, più altre letture occasionali).
Fino a fine agosto, tra lavoro e famiglia, mi pare improbabile che riesca a smaltire gli arretrati; ma, come diceva qualcuno, "un bel giorno cambierà". Insomma, io rilancio: prima o poi qualcosa recensirò. 
Intanto, accetto richieste e prenotazioni.


Narrativa, Biografie:
Vito Bongiorno, Il Duka in Sicilia;
Neil Gaiman & Terry Pratchett, Good Omens;
J. K. Rowling, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban;
Franco Arminio, Terracarne. Esercizi di paesologia;
Robin Kelley, Thelonious Monk. Storia di un genio americano;
Flannery O'Connor, A Good Man Is Hard To Find;
J. K. Rowling, Harry Potter e il calice di fuoco;
Domenico Rea, Spaccanapoli;
Michael Dregni, Django. Vita e musica di una leggenda zingara;
Fedor Dostoevskij, L'idiota (da finire);
Emile Zola, Nana (da finire);
Denis Diderot, I gioielli indiscreti (da finire).

Saggistica: 
Daniele Barbieri, Il linguaggio della poesia; 
Gianni Borgna, Storia della canzone italiana (Laterza 1985);
Felice Liperi, Storia della canzone italiana (Rai/Eri 2011); 
Franco Fabbri, Il suono in cui viviamo. Saggi sulla popular music; 
Franco Fabbri, Around the clock. Una breve storia della popular music; 
Edmondo Berselli, Canzoni. Storie dell'Italia leggera;
Claudio Loi, Sardinia Hot Jazz;
Carlo Ginzburg, Occhiacci di legno. Nove riflessioni sulla distanza;
Primo Levi, I sommersi e i salvati;
Valerio Massimo Manfredi, La tomba di Alessandro. L'enigma;
Carlo Severi, Il percorso e la voce. Un'antropologia della memoria (da finire).

Poesia, Teatro:

Milo De Angelis, Quell'andarsene nel buio dei cortili; 
William Shakespeare, Le allegre comari di Windsor;
Paolo Ottaviani, Funambolo;
Paolo Ottaviani, Geminario;
Paolo Ottaviani, Il felice giogo delle trecce;
Agostino Cornali, Questo spazio può essere nostro;
William Shakespeare, Enrico IV, parte I e parte II (da finire);
Saint-John Perse, Esilio (da finire).

Fumetti:
David Mazzucchelli, Asteryos Polyp;
Paolo Bacilieri, Zeno Porno; 
Jeff Smith, Bone (edizione integrale);
Dave Sims, Cerebus. Chiesa e Stato, vol. 1; 
Igort & Marzocchi, La ballata di Hambone;
Ken Parker Speciale n. 1, I condannati;
Ken Parker Speciale n. 2, Ai tempi del Pony Express;
Ken Parker Speciale n. 3, Le avventure di Teddy Parker;
Ken Parker Speciale n. 4, Faccia di Rame;
Gino D'Antonio, L'uomo dello Zululand;
Wiechmann & Mendez, Hombre, vol. 1.;
Vehlman & Meyer, IAN. Intelligenza Artificiale Neuromeccanica, vol. 1-2;
Patrice Pellerin, Lo sparviero;
Aa. Vv., PK. Il mito, vol. 1 e 2;
Monkey Punch / Kappa Boys, Lupin III. Storie italiane.

Film:
“Cleopatra” di J. Mankiewicz (DVD, a scuola – 2 volte);
“La chiave di Sofia” (al cinema, con la scuola);
“Mangia prega ama” (DVD – a scuola, ma con tutta la buona volontà non sono riuscito a finirlo)
“Shakespeare in love” (DVD, a scuola – 3 volte);
“I Simpson – il film” (DVD);
“Pippi Calzelunghe” (3 episodi della serie tv – DVD, un numero non calcolabile di volte);
“L'armata Brancaleone” (VHS, a scuola, 3 volte);
“Il postino” (DVD, a scuola, 3 volte);
“Pinocchio” di Luigi Comencini (DVD, versione integrale);
“Falstaff” di Orson Welles (DVD, da finire).

venerdì 27 luglio 2012

tutto in sangue estraneo



Sazio sono io della mia sete d’isole,
del morto verde, dei muti greggi;
divenire voglio una riva, un piccolo golfo,
un porto di belle navi.
Da Uomini vivi con caldi piedi
percorsa vuol sentirsi la mia spiaggia;
in bramosia d’offerta la sorgente
mormora e a gole vuol dar refrigerio.
E tutto in sangue estraneo vuol levarsi
e in un diverso fiammeggiar di vita
annegare il suo anelito
e restare in se stesso nulla vuole.


Gottfried Benn

giovedì 26 luglio 2012

"i poeti, che brutte creature..."



Ungaretti
uomo di penna
ti basta un’Accademia
per farti coraggio.

(G. Noventa)

martedì 24 luglio 2012

dilemmi (davanti a una pagina bianca)


 
È che non vorrei scrivere “io”, ma mi riesce difficile usare un altro pronome.
Che detesto il poetichese, ma anche l'anti-poetichese.
Che l'intimismo mi ha scocciato, ma di collettivo c'è rimasto ben poco.
Che ogni volta mi si rifà vivo il lirismo e io cerco di soffocarlo in culla.
Che il soggettivo no, l'oggettivo forse, ma come, e poi in fin dei conti perché?
Che la realtà è fuori vista, da un pezzo.
Che è facile essere oscuri, essere semplici invece è difficilissimo.
Che il bello stile mi dà subito la nausea, il sermo cotidianus mi annoia, le sperimentazioni mi fanno girare pagina, il basso-basso dopo un po' stucca, e altre alternative, se ce ne sono, dove sono?
Che l'italiano vorrei torcerlo un po', slogargli qualche giuntura, ma senza storpiarlo del tutto.
Che mi pare sempre che scrivessi meglio tre anni fa. O anche quattro, o cinque. Insomma, non adesso.

Che poi lo so: un bel giorno, senza pensarci e senza più tante menate, mi rimetterò giù a scrivere.

lunedì 23 luglio 2012

lampi - 186



Il sorriso incastrato a viva forza su facce inadatte a riceverlo.

domenica 22 luglio 2012

chissà dove



Visita all'eremita assente

Sotto un pino, domando a un discepolo.
Risponde: "Il maestro è a cogliere erbe,
in giro per questa montagna,
nel profondo delle nubi, chissà dove".

Jia Dao (779-843 d.C.)
traduzione mia

sabato 21 luglio 2012

del MIUR, dell'Universo e dell'umana stupidità



Credo sia stato Einstein a dire che due cose sono infinite, l'Universo e l'umana stupidità, e che sulla prima nutriva qualche dubbio.
Quel che posso dire io è che, se c'è un punto dell'Universo che attira la stupidità come un buco nero, quello è il MIUR (Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca), ossia l'ultima diabolica metamorfosi del vecchio, e mai abbastanza vituperato, Ministero della Pubblica Istruzione, che nel 2001 (Riforma Bassanini, governo Berlusconi II) era stato fuso con quello dell'Università, scisso nel 2006 (governo Prodi II) e di nuovo accorpato nel 2008 (legge Finanziaria 244/2007, governo Berlusconi IV).
Ora, l'affermazione qui sopra potrebbe avere infinite prove, ma una, eclatante, è in rete proprio in questi giorni. Sono i test d'accesso ai TFA.

Okay, la maggior parte degli italiani non sa che cosa siano i TFA, quindi abbisogna una spiegazione. Forse qualcuno ricorderà che, nel 2000, venne tenuto l'ultimo mega-concorso per l'accesso alla scuola; per la cronaca, vi partecipai anch'io, lo vinsi e ottenni, alla tenera età di venticinque anni, neolaureato, praticamente imberbe, il posto di insegnante di ruolo, il tanto sospirato e inseguito posto pubblico.
Dopo quel mega-concorso, le déluge. Quello stesso anno fu inaugurato il primo corso della SSIS (Scuola di Specializzazione all'Insegnamento Secondario, di durata biennale), che venne chiusa nel 2009, dopo un'esperienza che definire disastrosa è un eufemismo. Non mi dilungo nei particolari, che sarebbero tragicomici. Però, siccome una delle caratteristiche precipue dell'idiozia è di essere ostinata, quest'anno partono, appunto, i TFA: Tirocini Formativi Attivi, di durata annuale, che dovrebbero essere il nuovo canale di accesso all'insegnamento nelle scuole secondarie inferiori e superiori.
L'accesso è a numero chiuso, e fin qui nulla da obiettare. La selezione avviene per test, e qui avrei già qualcosina da dire. I test sono domande a scelta multipla, e qui comincio a incazzarmi. I test sono stati pubblicati online, e qui m'incazzo sul serio.

Li trovate qui. Leggeteli, e poi ridete, o piangete, a vostra scelta.
Io vi faccio solo l'esempio a me più vicino, quello della classe A051, Materie letterarie nelle scuole superiori. Bene, sarete curiosi di sapere quali sono i requisiti che un insegnante di Lettere deve possedere per poter salire in cattedra.
Bisogna che conosca gli autori di “Diceria dell'untore” e di “Libera nos a Malo” (gran bei romanzi, per inciso).
Bisogna che sappia se i versi «Bieca, o Morte, minacci? e in atto orrenda, / l’adunca falce a me brandisci innante? / Vibrala, su: me non vedrai tremante / pregarti mai, che il gran colpo sospenda» siano stati scritti da Alfieri, Foscolo, Leopardi o Parini.
Bisogna che sappia se “Le cene” siano state scritte da Anton Francesco Grazzini detto il Lasca, Agnolo Firenzuola, Giovan Francesco Straparola o Matteo Bandello.
Bisogna che sappia se la Costituzione Americana entrò in vigore nel 1787, 1789, 1790 o 1791.
Se Mazzini fondò la “Giovine Europa” nel 1833, 1834, 1835 o 1836.
Se il successore di Cavour fu Rattazzi, La Marmora, Ricasoli o Minghetti.
Se a non confinare con il Colorado è lo Utah, il Tennessee, l'Arizona o il New Mexico (io lo so, ma solo perché leggo Tex Willer da quando avevo otto anni).
Bisogna che sappia distinguere se nella frase “pectora pectoribus rumpunt” sia presente un poliptoto, un polisindeto, una prosopopea o una polisemia.
Che conosca quali tragedie siano attribuite a Nevio, oscuro autore latino arcaico.
Bisogna, infine, che sappia leggere un paio di testi di critica letteraria e rispondere a domande di comprensione elementare, che mi vergognerei di inserire in un compito di terzo o quarto liceo.

Non bisogna che conosca nemmeno i rudimenti di pedagogia, didattica, docimologia, psicologia dell'età evolutiva. Non è indispensabile sapere se abbia già insegnato (magari per quindici anni o vent'anni: ci sono precari che hanno molta più esperienza didattica di me), se sia in grado di spiegare in maniera interessante o noiosa, se sia sano di mente, se non abbia condanne per pedofilia, se sia in grado di leggere un testo e farlo capire, apprezzare, amare, se abbia la passione del proprio lavoro o no. Niente di niente: solo nozioni da certificare tramite crocette su test, di metà dei quali io ignoro la risposta (e, detto per inciso, mi vanto di ignorarla).
Soprattutto, faccio notare che a quei test accedono laureati, cioè gente che quelle nozioni dovrebbe averle apprese da iter universitario. Iter di cui il responsabile non è altri che il MIUR stesso: il quale, evidentemente, ritiene di dover sottoporre a valutazione ciò che esso stesso è stato capace di insegnare, e non ciò che i candidati sarano in grado di insegnare ai propri futuri alunni.

Ora, io non so chi abbia compilato questi test: un polveroso accademico? un impiegato del Ministero che si è andato a spulciare il suo testo del liceo di quarant'anni fa? un informatico che ha scelto voci Wiki a caso? Non lo so. So solo che questa gente merita la galera.



P.S.: Piccolo dettaglio aggiuntivo: l'accesso ai test costa in media 100-150 euri. La frequenza ai TFA, intorno ai 2000 euri.

P.P.S.: Arrivano i primi risultati dei test: questi.

venerdì 20 luglio 2012

lampi - 185


Darsi dei consigli senza avere la minima intenzione di seguirli.

giovedì 19 luglio 2012

ricordi cercansi



(di Giulio Mozzi)

"Ho voglia di fare un libro. La voglia di fare questo libro mi è venuta leggendo altri libri.
Il titolo del libro da fare è: Il ricordo d’infanzia.
Vorrei raccogliere cento, mille, duemila ricordi d’infanzia. Non necessariamente primi ricordi d’infanzia. Ricordi di quando avevamo non più di otto anni. Ricordi, se possibile, autentici: cioè proprio ricordi personali, non ricordi attivati da racconti e rievocazioni di genitori e parenti. Non necessariamente, peraltro, ricordi “veri” nel senso comune della parola: la memoria dell’infanzia è piena di fantasie, sogni, immaginazioni – che non sapevamo allora, né sapremmo adesso, distinguere da ciò che ora, da adulti, consideriamo “vero”.
Vorrei che questi cento, mille, duemila ricordi d’infanzia fossero scritti tutti nello stesso modo (...)"

(continua a leggere su Vibrisse)

mercoledì 18 luglio 2012

retorica o esperienza?



"Nella mia esperienza di apprezzamento della poesia, ho sempre trovato che, meno sapevo del poeta e della sua opera prima di iniziare a leggere, meglio era. (…) Quantomeno, è meglio essere spronati a crearsi una conoscenza in materia perché si apprezza la poesia, anziché apprezzare la poesia perché si è acquisita una dottrina."   (T. S. Eliot)

...su "Le parole e le cose", una riflessione sull'insegnamento della poesia.

martedì 17 luglio 2012

lampi - 184


Comincia a scrivere: "IO".
Poi si vergogna, cancella tutto e butta via il foglio.

lunedì 16 luglio 2012

lampi - 183


Quando al liceo tifavi per Ettore, e cominciavi a capire che nella vita saresti stato sempre dalla parte sbagliata.

domenica 15 luglio 2012

tre poesie di Italo Testa



Gli altri

Hai visto gli altri in fondo al giardino
l’uomo in divisa che pianta la tenda
quello è tuo padre, sorpreso si volta

e scarica l’arma, brilla nel piombo
la fronte dell’ombra che al suolo ricade
e nella sabbia conficca la lama.

Hai visto nella luce del prato
la maestrina distesa e morente
la ferita del ventre si allarga

e combacia con il taglio di vita
l’apertura che al mondo ti invita
ad uscire dall’incavo al giorno.

Hai visto a brevi tratti sul verde
dissolto da un moto o un respiro
uno che lento si porta nel mezzo

quello è tuo figlio, col sangue alla bocca
schiude i passaggi, ripete l’oblio,
simula un gesto e addenta un papavero.

* * *
 
Le cose

Ma questo sogno che cadano i denti
una volta ogni due, tre mesi,
e tutti a far finta di niente,
che poi, a tradirci, sono le cose;

la luce intermittente degli allarmi
ci sorprende, irrigiditi, tesi;
il neon che manda lampi sulle scale
ci fissa a un'istantanea delle cose.

La chiave, quando scatta nella porta,
fa scorrere le palpebre sugli occhi,
e l'airbag che tutto a un tratto esplode
ci invita a smarrirci tra le cose;
e l'altro sogno di non arrivare
mai in nessun luogo, da qualche parte
dove valga la pena di fermarsi,
di segnarsi, piegarsi a caso,

imparando attenti a respirare,
e a stringersi negli spazi vuoti
se abbagliati dai fari sulle strade
cediamo all'assedio delle cose.

(da "Biometrie", Manni, Lecce 2005)

* * *

 
Un luogo qualunque
…o nella luce artificiale
di un neon credere che la notte
non sia notte, il verde non scintilli
immune da ogni nostro sguardo,
le merci esposte nel silenzio
di una vetrina siano lo sfondo
del nostro tranquillo sovrastare,
del dominio saldo della specie:






e quando nelle insegne  luminose
che ritmano i grani dell’asfalto
hai visto il segno certo, il richiamo
ribattuto da ogni nostro passo,
o in una vetrina, controluce
hai scorto sul ripiano le pose,
le ossa spigolose del suo corpo
segnarti senza più un riparo,
come il giorno che stesa sul letto
ti sei girata, tranquilla, e hai visto
le grate che spartivano il vetro,
e alzandoti di scatto hai detto
che non sarebbe successo niente,
che tutto era ancora intatto
e mentre ti guardavo in silenzio
sei sparita nell’angolo cieco:
allora ho visto che nulla torna,
che la fragilità ci insidia
dall’interno, dentro le giunture,
s’insinua nelle vene, riveste
la piega opaca dei discorsi,
allora, chiamandoti in disparte
a fianco del letto avrei atteso,
la pelle a toccare il marmo freddo,
che tutto fosse tornato a posto,
il braccio nascosto tra le gambe,
la luce sulle mie cosce nude,
la mano a coprirti il pube:»



(da "La divisione della gioia", Transeuropa, Massa 2010)





venerdì 13 luglio 2012

pesci rossi su carte sensibili


(di Anna Maria Farabbi)

Sono molti i poeti più o meno noti che insegnano. Pochi quelli che fanno circolare la poesia viva, in carne ed ossa, malgrado tutte le difficoltà di organizzazione, gestione ed economia. Del resto, in questi tempi terribili in cui l’arca della scuola frana, si spacca, si estingue, con tutta la classe degli insegnanti dentro, come vivificare il cuore e le tempie dei ragazzi attraverso la poesia, è uno dei mille problemi. Non l’unico, purtroppo. Conosco moltissimi poeti e poete che insegnano dalla scuola elementare all’università.
Vorrei coinvolgerli per una loro testimonianza, cercando di trovare il filo di questa orribile matassa: perché la poesia non emoziona in classe? Perché si ammazza fin dai banchi delle scuole medie (non elementari)? Che cosa si potrebbe fare e che cosa si sta facendo? Ho chiesto a Sergio Pasquandrea per cominciare, scegliendo la sua serietà e la sua qualità e la sua ironia. Mi ha risposto così
.

(... leggi la risposta su Carte Sensibili)

giovedì 12 luglio 2012

lampi - 182


Pochi fari mi hanno guidato nella mia esistenza. Uno è la profonda convinzione che, se tutti fanno una certa cosa, quella certa cosa sia, con buonissime probabilità, sbagliata.

martedì 10 luglio 2012

angeli con la pallottola



Romeo sanguina
Ma non tanto da farsene accorgere
È lì sulla Diciottesima come al solito
Ha un'aria da duro
Appoggiato al cofano della sua macchina
Si spegne una sigaretta in mano

E tutti i Pachucos alle pompe
E alla carrozzeria di Romero
Stanno vedendo quanto riescono a sputare lontano
Beh è stata solo un'altra notte
E si accalcano vicino ai fanali
Di una Bel Air del '58
Per sentire come Romeo
Ha ammazzato uno sceriffo con il coltello

E tutti saltano su quando sentono le sirene
Ma Romeo ride
“Tutti i racket di questo mondo
Non salveranno il culo a quello sbirro
Non vedrà un'altra estate
Perché ha sparato a mio fratello
E poi l'ha lasciato come un cane
Dietro una macchina senza il suo coltello”

Romeo dice “Ehi amico dammi una sigaretta”
E tutti cercano il loro pacchetto
E Frankie gliela accende
E gli dà una pacca sulla spalla
E tira una bottiglia a un furgone del latte
E quando si rompe si afferra le palle
Tutti sanno che potrebbero essere come Romeo
Se solo avessero del fegato

Romeo sanguina
Ma nessuno se ne può accorgere
Canta insieme alla radio
Con una pallottola nel petto
E si pettina all'indietro le fiancate
E sono tutti d'accordo che è chiaro
Va tutto bene
Ora che c'è Romeo

Romeo sanguina
E ogni tanto sobbalza
Si appoggia allo sportello della macchina
Si sente il sangue nelle scarpe
E qualcuno grida ai Five Points
Nella cabina telefonica vicino al negozio
Romeo avvia il motore
Pulisce il sangue dallo sportello

E si fa largo tra i segnali
Con la radio a tutto volume
Lasciando i ragazzi lì
A tirare dai loro spinelli
E ora tutti cercano di atteggiarsi come Romeo
Con una luna tagliata a falce
E tutti parlano in spagnolo
Del loro eroe

Romeo sanguina
Mentre dà il biglietto al tizio
Sale fino in galleria al cinema
E morirà senza un lamento
Come sognano tutti gli eroi
Come un angelo con una pallottola
E Cagney sullo schermo

Romeo sanguina
Hey man...

Andele pues
Hey pachuco
Hago la lucha
Dame esa pistola hombre
Hijo de la chingada madre
Ay que pinche pancho
Hey man
Hago la lucha
Vamos a dormir hombre
Hey man 

Tom Waits, "Romeo Is Bleeding" (da: Blue Valentine, 1978)

domenica 8 luglio 2012

in lode delle zeppe


Una sera, alle tre di notte, sul colle dell'Infinito di Recanati, dove stanno scolpite le prime parole di una delle poesie più belle di tutti i tempi, mi sono reso conto che "Sempre caro mi fu quest'ermo colle" è un verso assai banale, che avrebbe potuto essere scritto da qualsiasi poeta minore del romanticismo, e forse di altre epoche e correnti. Che deve essere un colle, in linguaggio "poetico", se non ermo? Eppure senza quell'inizio scontato la poesia non prenderebbe avvio, e forse occorreva che banale fosse, perché potesse essere avvertito infine il sentimento panico di quel naufragio, poeticamente memorabile.
Oserei dire, sia pure per amor di tesi, che un verso come "Nel mezzo del cammin di nostra vita" ha la cantilenante dignità di una zeppa. Se non ci fosse stata la Divina Commedia dietro non gli avremmo dato molta importanza, forse l'avremmo registrato come un modo di dire.

Umberto Eco, "Il fascino della Venere di Milo. 
Parti mancanti, eccessi e zeppe: l'arte delle opere imperfette" 
(La Repubblica, 7 luglio 2012, p. 44)

sabato 7 luglio 2012

patrie


“Chi trova dolce la propria patria è solo un tenero dilettante. Chi trova dolci tutte le patrie s’è già avviato sulla strada giusta. Ma solo è perfetto chi si sente straniero in ogni luogo”.
(Ugo di San Vittore)

giovedì 5 luglio 2012

dadi, viti e termometri


“Avete dunque”, risposi, “il segreto di ben assortire le coppie, segreto da noi ignorato o trascurato?”
“Non è proprio così”, riprese Cyclophile “i nostri isolani sono fatti in modo tale da rendere felici tutti i matrimoni, se si seguissero alla lettera le leggi in uso.”
“Non vi capisco bene”, replicai “poiché nel nostro mondo niente è più conforme alle leggi di un matrimonio, e niente è molto spesso più contrario alla felicità e alla ragione.”
“Bene” disse Cyclophile “sarò più chiaro. Da quindici giorni abitate tra noi e non sapete ancora che gli organi sessuali sono, qui, multiformi. Come avete impiegato il vostro tempo? Da sempre questi organi sono destinati a inserirsi gli uni negli altri: una gemma a forma di dado è destinata a un gioiello a forma di vite. Capite?”
“Capisco” gli dissi “questa reciprocità dei modelli può essere utile, ma non la ritengo certo sufficiente ad assicurare la fedeltà coniugale.”
“Ma allora, che desiderate di più?”
“Vorrei che, in un paese dove tutto è regolato da leggi geometriche, si avesse più riguardo per l'intensità di calore fra i coniugi. Pretendete forse che una bruna diciottenne, vivace come un diavoletto, rimanga federe per tutta la vita a un vecchio freddo di sessant'anni? Mai succederà, anche se quel vecchio avesse il suo gioiello a forma di vite senza fine...”
“Siete acuto” mi disse Cyclophile “sappiate, dunque, che abbiamo provveduto anche a ciò...”
“E come?...”
“Con una lunga serie di osservazioni su dei cornuti ben accertati...”
“E a che cosa vi hanno portato queste osservazioni?”
“A determinare il necessario rapporto di calore fra due sposi...”
“E quindi?”
“Conosciuti questi rapporti, si tararono dei termometri applicabili tanto agli uomini quanto alle donne. La forma non è la stessa: la base dei termometri femminili assomiglia a un gioiello maschile di circa otto pollici di lunghezza con un diametro di un pollice e mezzo; e quella dei termometri maschili sembra la parte superiore di un flacone la cui apertura abbia le stesse dimensioni nella parte concava. Eccoli” mi disse facendomi entrare nel tempio “Eccoli quei marchingegni di cui vedrete fra poco gli effetti. La partecipazione del popolo e la presenza dei sacrificanti annunciano il momento dei sacri esperimenti.”
Attraversammo la folla a fatica e arrivammo nel santuario, dove, come altari, spiccavano due letti in damasco senza cortine. I sacerdoti e le sacerdotesse stavano attorno in silenzio tenendo in mano dei termometri che erano stati affidati loro come il fuoco alle vestali. Al suono degli oboi e delle cornamuse, si avvicinarono due coppie di innamorati, accompagnati dai loro genitori. Erano nudi e vidi che una delle due ragazze aveva la gemma di forma circolare e il suo amante un gioiello cilindrico.
“Non è così strano” dissi a Cyclophile.
“Guardate gli altri due” mi rispose.
Guardai e vidi che il ragazzo aveva un gioiello a parallelepipedo mentre la ragazza aveva il suo di forma quadrata.
“Fate attenzione al sacro rito” aggiunse Cyclophile.
Allora due sacerdoti stesero sull'altare una delle ragazze, un terzo le applicò il sacro termometro; e il sommo pontefice osservava a quale grado salisse il liquido in esso contenuto nel tempo stabilito. Contemporaneamnete anche il ragazzo era stato fatto distendere da due sacerdotesse e una terza gli aveva applicato il termometro. Il grande sacerdote, avendo notato che anche qui il liquido era salito allo stesso grado nello stesso tempo, si pronunciò sulla validità del matrimonio e mandò gli sposi a unirsi nella casa paterna.

(…)

Per quanto poco si sappia di geometria, si capisce facilmente che, in quell'isola, tutto quanto riguarda la misura delle superfici e dei solidi era a un livello molto elevato di perfezione e che tutto ciò che è stato scritto sulle figure isoperimetriche era veramente essenziale, mentre qui da noi queste scoperte aspettano ancora di essere opportunamente impiegate. Laggiù le ragazze e i ragazzi con gioielli circolari e cilindrici erano considerati veramente fortunati, perché, fra tutte le forme, il cerchio è quella che racchiude più spazio nel medesimo perimetro.
Intanto i sacerdoti aspettavano di rimettersi al lavoro. Il capo mi scorse tra la folla e mi fece segno di avvicinarmi. Obbedii.
“O straniero” mi disse “sei stato testimone dei nostri augusti misteri e puoi vedere come da noi la religione ha legami stretti con il benessere della società. Se il tuo soggiorno fra noi fosse più lungo, ti mostrerei casi più rari e più singolari, ma forse motivi pressanti ti richiamano in patria. Va' e insegna la nostra saggezza ai tuoi concittadini.”
Mi inchinai profondamente ed egli continuò con queste parole:
“Se capita che il sacro termometro abbia una dimensione tale da non poter essere applicato a una ragazza (caso straordinario: ne ho visti cinque in dodici anni) allora uno dei miei accoliti la prepara alla cerimonia: intanto tutto il popolo sta in preghiera. Puoi ben capire, senza che io mi spieghi meglio, le qualità essenziali per entrare nel sacerdozio e i motivi per i quali ci si fa ordinare sacerdoti. Più sovente capita che il termometro non possa essere applicato al ragazzo, perché il suo gioiello, pigro, non si presta all'operazione. Allora tutte le giovani dell'isola possono avvicinarsi e occuparsi della risurrezione del morto. Questo esercizio si chiama 'fare le proprie devozioni'. Di una ragazza zelante in questa operazione si dice che è pia, esemplare. Vedi, o straniero” disse guardandomi fisso. “Come tutto è opinione e pregiudizio. Da voi si chiama crimine quello che noi riteniamo un atto gadito alla divinità: da noi una ragazza che a tredici anni non si fosse ancora avvicinata all'altare, non farebbe presagire niente di buono e i suoi genitori le farebbero giusti e decisi rimproveri.”

(...)

“Avete notato”, aggiunse Cyclophile “ le diverse forme delle nostre gemme. Esse conservano sempre quella presa alla nascita. Succede lo stesso anche da voi?”
“No” gli risposi “una gemma europea, asiatica o africana ha una forma variabile all'infinito, cuiuslibet figurae capax, nullius tenax.”
Non ci siamo quindi sbagliati” riprese “nella spiegazione che i nostri fisici diedero a un simile fenomeno. Circa vent'anni fa apparve nell'isola una giovane donna bruna, molto gentile. Nessuno capiva la sua lingua; ma quando ella ebbe imparato la nostra, non volle mai dire quale fosse la sua patria. Il suo aspetto incantevole e il fascino del suo spirito ammaliarono la maggior parte dei nostri giovani. Alcuni dei più ricchi le proposero di sposarla ed ella scelse il senatore Colibri. Il giorno stabilito per il matrimonio i futuri sposi furono condotti al tempio, secondo l'usanza. La bella straniera, stesa sull'altare, mostrò agli occhi degli spettatori una gemma di forma sconosciuta, e il liquido del termometro, che le era stato applicato, salì di colpo a centonovanta gradi. Il grande sacerdote stabilì su due piedi che quella gemma relegava la proprietaria nella categoria delle cortigiane e all'innamorato Colibri fu vietato di sposarla. Nell'impossibilità di averla come moglie, Colibri ne fece la sua amante. Un giorno in cui la donna era, a quanto pare, soddisfatta di lui, gli confessò di essere nata nella capitale del vostro regno. Questo avvenimento ha contribuito non poco a darci un'eccellente opinione sulle vostre donne.”

Deins Diderot, "I gioielli indiscreti" (1748)

martedì 3 luglio 2012

più spesso è l'inferno


Fanciulla nuda

Nuda in piedi, le mani dietro il dorso,
come se in lacci strette
tu gliele avessi. Erette
le mammelle, che ben possono al morso

come ai baci allettar. Salda fanciulla
cui fascia l'amorosa
zona selvetta ombrosa,
vago pudore di natura. Nulla,

altro non ha. Due ancora tondeggianti
poma con grazia unite
pare chiamino il mite
castigo della fanciullezza. Oh, quanti

vorrebbero per sé ai suoi occhi il lampo
del piacere promesso,
che paradiso è spesso,
e più spesso è l'inferno senza scampo.

Umberto Saba