mercoledì 18 aprile 2012

leggere e (è?) vivere


Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiam vissuti tanto pienamente come quelli che abbiam creduto di aver trascorsi senza vivere, in compagnia d’un libro prediletto. Tutto quel che (a quanto ci sembrava) li riempiva per gli altri, e che noi scartavamo come ostacoli volgari a un piacere divino, – il gioco per il quale un amico veniva a cercarci nel punto più interessante; l’ape o il raggio di sole che ci davan fastidio, costringendoci ad alzar gli occhi dalla pagina o a cambiar di posto; le provviste che ci erano state date per l’ora di merenda e che lasciavamo accanto a noi sul sedile, senza toccarle, mentre, sopra il nostro capo, il sole diminuiva di forza nel cielo azzurro; il pranzo che ci aveva obbligati a rientrare e durante il quale pensavamo solo a salire, subito dopo, in camera, a terminare il capitolo interrotto, – tutto questo, di cui la lettura avrebbe dovuto farci sentire soltanto l’importunità, ne imprimeva invece in noi un ricordo talmente dolce (e, pel nostro giudizio attuale, più prezioso di quel che leggevamo allora con amore) che, ancor oggi, se ci càpita di sfogliare quei libri di un tempo, li guardiamo come se fossero i soli calendari da noi conservati dei giorni che furono, e con la speranza di veder riflesse nelle loro pagine le dimore e gli stagni che più non esistono.

Marcel Proust, Giornate di lettura

sabato 14 aprile 2012

a me


A Terza

A me un paese di sole
una casa
leggera, un canto
di fontana giù
nel cortile.
E un sedile
di pietra.
E schiamazzo di bimbi.
Un po' di noci
in solaio,
un orticello
e giorni senza nome
e la certezza
di vivere.

David Maria Turoldo

(la fotografia è di Antonio Lillo)

mercoledì 11 aprile 2012

vecchi versi



Tu dici: "Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla",
ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo.
(Apocalisse, 3, 17)

Non è un buon segno quando i fiumi scorrono alla rovescia
il Giorno del Giudizio si fa attendere
le tartarughe abbandonano il guscio

lo pensavo a Settignano una domenica sera al tramonto
mentre saziavo per la terza volta una fame ottusa
e la pioggia nera macerava i capannoni dell’Ikea

pensavo il vero gesto è lo scarto minimo
tra bellezza e fallimento l’odore sfuggito all’igiene
il decimale che sabota il calcolo

potrò aspettare in eterno nel parcheggio accanto
agli articoli invenduti i clienti continueranno a guidare a denti scoperti
e la finta Coca-cola a fermentare nei tubi.

(2006-2010)

giovedì 5 aprile 2012

pensieri e parole


“Si ode spesso taluni asserire di avere in mente molti e importanti pensieri, ma di non riuscire a esprimerli. In verità, se li avessero davvero, li avrebbero coniati in tante belle parole sonanti, e perciò espressi. Se, nell’atto di esprimerli, quei pensieri sembrano dileguarsi o si riducono scarsi e poveri, gli è che o non esistevano o erano soltanto scarsi e poveri”.
(Benedetto Croce)

lunedì 2 aprile 2012

fase figurativo-naturalista

Autoritratto a Marina di Ravenna, pastelli a cera su carta


Paesaggio, acquerelli su carta


Il papà, acquerello su cartoncino (per il 19 marzo)