venerdì 30 marzo 2012

ego primus


Non per dire.
Ma questa canzone l'ho fatta ascoltare, a scuola, a dei quindicenni. Quale altro prof, nella storia dell'istituzione didattica italiana, l'aveva fatto?

martedì 27 marzo 2012

la prima parola di un altro giorno



un inedito di Fernanda Ferraresso, da Word Social Forum
(clicca qui per leggere altro)

Inesplicabili suoni


tutte le città e i sentieri nei boschi
i solchi nella sabbia le orme degli uomini le voci
delle cose le grida e il canto di tutti gli animali
il fruscio del vento sotto le ali degli uccelli il fiato
che intesse le parole che pronunci
il pelo folto della volpe il rosso nascondiglio
di un dente il volano della ruota di un pavone
il sonnecchiare fiorito dei cespugli di acanto i mattini di giugno
che per le strade in ombra disperdono un impercettibile profumo e tutto
tutto è un prontuario d’impronte del cielo piovuto sulla terra
ai tuoi piedi mentre scendi inconsapevole da luoghi di pietra e famigliari disguidi
affannandoti a ripescare un nome uno soltanto
nella miriade di voci che quel dolce profumo come aghi
ti punge e il cuore di un prodigio
si approssima chiamandoti e tu allora desideri
e vorresti possederlo
ma non sai dire
quel nome e non sai dare memoria
come il tuo sangue preciso sa scindere in polline e fragranza
per sentieri di regioni sconosciute
incontrando ancora una volta se stesso
affinché tu lontano
in quel reticolo di separazioni
ti approssimi ad altri luoghi nel tempo
che ti fiorisca nella mente un sinonimo
un vocabolo per quest’attimo d’infanzia che non godi
come fu la prima volta quando tua madre porgendoti
quel fiore pronunciava il suo segreto
dentro la tua gioia di toccarlo senza necessità di capirlo
per qualche malattia dell’infanzia oscurata alla tua memoria
in stanze di silenzio loro erano rimaste raccolte in spighe chiare
e dopo tante mattine e inutili risvegli e viaggi e corse
e notti di vagabondaggio per mare per terra
nascondendo a te te stesso tra le stelle del tuo deserto
un mattino appena sceso dalle scale ti sei inceppato in quel profumo
appena sostenibile all’olfatto
e ti sei perso in desideri di altre notti d’amore
in cui nulla nemmeno un istante era uguale all’altro
e lievi dalle prigioni dei sensi si sono liberati i moribondi
rinchiusi nel profondo di te stesso
finalmente spalancato in queste folate di memoria viva
E tutto l’oggi hai dovuto dimenticarlo
per fare posto al sangue
che si apriva in sguardo e gesticolando si faceva nei tuoi occhi
tua madre e il suo rarissimo sorriso
senza più un nome preciso da invocare
se non quel te stesso ancora in giro
ora che per la prima volta ti senti accanto tutto l’universo
e ti sorga dentro
nel centro di quell’esca odorosa
la prima parola di un altro giorno
verso cui ti muovi ancora.

Fernanda Ferraresso

domenica 25 marzo 2012

i poeti non sanno nulla


"Dopo aver avvicinato i politici, mi recai dai poeti, dai tragici come dai ditirambici o compositori d'altri generi, sicuro di trovare me più ignorante di loro. E pigliando in mano i loro poemi, quelli che mi sembravano meglio riusciti, chiedevo loro che me li spiegassero, anche allo scopo di potermi meglio istruire. Ebbene, o Ateniesi, ho vergogna di palesarvi la verità, ma è pur necessario che lo faccia: si verificava che intorno agli argomenti da loro trattati ne ragionavano molto meglio quelli che erano presenti che non gli stessi autori. Dovetti quindi concludere che i poeti non per sapienza poetavano, ma per disposizione naturale, quasi da Dio ispirati, come gli indovini e i profeti, i quali dicono cose molto belle, ma non sanno nulla di ciò che dicono. Ed è questo proprio ciò che accadde ai poeti. E mi dovetti accorgere anche che essi, sentendosi dotati di talento, finivano col reputarsi sapienti anche in altre cose senza che lo fossero affatto".

Platone, Apologia di Socrate, 1, VII

venerdì 23 marzo 2012

lampi - 176


Non mi sento obbligato a essere d'accordo con me stesso, figuriamoci con gli altri.

giovedì 22 marzo 2012

la morte mi fa morire



La mòrta

Mu me la mòrta
l’a m fa una pavéura che mai
ch’u s lasa tròpa ròba ch’l’a n s vaid piò:
i améig, la tu faméia,
al piènti de’ pasègg ch’à cl’udòur,
la zénta te incuntrè una vòlta snò.
A vréa muréi d’inveràn quand che piòv
ch’u s fa la saira prèst,
e d’fura u s spòrca al schèrpi t’ e’ pantèn
e u i e è la zénta cèusa ti cafè
datònda ma la stòva.

* * *

La morte. A me la morte/mi fa morire di paura/perché morendo si lasciano troppe/cose che poi non si vedranno mai più:/gli amici, quelli della famiglia, i fiori/del viale che hanno quell’odore/e tutta la gente che hai incontrato/anche una volta sola.//Io vorrei morire proprio dentro l’inverno/mentre piove/in uno di quei giorni in cui è sera presto/e per la strada le scarpe si sporcano di fango/e la gente è chiusa nei caffè/stretta intorno alla stufa. (Traduzione di Roberto Roversi)

mercoledì 21 marzo 2012

collaudo della primavera


Lui canta. O chiama.
Lui nasce imparato al canto.
Al canto e al volo. Sa buttarsi dal ramo
con fede. Una forza conduce
sostiene. Una forza pilota.
Lui la conosce.
Lui ne fa parte.
Lui la produce.
Volando
fa il cielo. Cantando
fa la voce del Dio
uccellatore. Sul ramo
ora Dio con piccoli scatti
collauda la primavera
fino alla cassaforte
del fiore. Prega.
Lo fa con il colore.
Lo fa con la luce.

Mariangela Gualtieri (da "Bestia di gioia", Einaudi 2010)

martedì 20 marzo 2012

filastrocca marzolina


Filastrocca di primavera,
come tarda a venire la sera.

L'hanno vista ferma in un prato
dove il verde è rispuntato,
un profumo di viole in fiore
l'ha trattenuta un paio d'ore,
ha preso tempo lungo la via
presso un cespuglio di gaggia,
due bimbi con un tamburo di latta
hanno incantato la sera distratta.

Adesso è tardi, lo so bene:
ma però la sera non viene.


Gianni Rodari (da "Prime fiabe e filastrocche")

sabato 17 marzo 2012

che fai tu, luna, in ciel?


"Mamma, badda: banana!!"

(Lorenzo, 2 anni, guardando la luna)

martedì 13 marzo 2012

omaggi a moebius


Sul blog del fumettista Raul Cestaro, una bella scelta di immagini (tra cui quelle qui sopra e qui sotto).
Sul blog di Gipi, un racconto su di lui e sulle penne a china.

domenica 11 marzo 2012

troppo


Troppi vuoti, troppe assenze. Troppi maestri consegnati al passato, che non parleranno più, se non dalle loro pagine.
Wisława Szymborska, Elio Pagliarani, non tra i miei poeti preferiti, ma due voci che ammiravo e rispettavo.
Jean Giraud, in arte Moebius, uno dei grandi visionari dello scorso secolo.
E – posso dirlo? – Lucio Dalla, uno che era riuscito a forgiare qualche gemma di quell’arte leggera e ardua che è la canzone.
Troppa bellezza che viene meno.

venerdì 9 marzo 2012

pubblicità - elleppì in edicola


"Getz/Gilberto" (Verve, 1964). Il disco che lanciò il fenomeno-bossa nova negli Stati Uniti.
Stan Getz al sax, Joao Gilberto a chitarra e voce, Jobim al pianoforte, Astrud Gilberto alla voce (poca) sul celeberrimo "Girl from Ipanema".
Canzoni di Jobim/De Moraes, Dorival Caymmi, Ary Barroso.
In edicola domani, sabato 10 marzo, edito da De Agostini per la serie "Jazz 33 giri. I grandi capolavori in vinile", con commento del vostro affezionatissimo blogger.

domenica 4 marzo 2012

buoni e cattivi


Gli esseri umani, per la maggior parte, non sono cattivi. Vengono solo trascinati dalle idee nuove, ad esempio indossare stivaloni e sparare alla gente, o indossare lenzuoli bianchi e linciare la gente, o indossare jeans scoloriti e suonare la chitarra per la gente. Offri alla gente un nuovo credo con un costume e i loro cuori e le loro menti ti seguiranno.
[...]
Potrebbe essere utile per capire gli affari umani l'aver chiaro che gran parte dei grandi trionfi e delle grandi tragedie della storia sono causate non dal fatto che le persone siano fondamentalmente buone o fondamentalmente cattive, ma dal fatto che le persone siano fondamentalmente persone.

da: Neil Gaiman & Terry Pratchett, Good Omens (traduzione mia)

giovedì 1 marzo 2012

la notte canta nuda



Serenata


Lungo le rive del fiume
la notte si sta bagnando
e nei seni di Lolita
muoiono d'amore i rami.

Muoiono d'amore i rami.

La notta canta nuda
sopra i ponti di marzo.
Lolita si lava il corpo
con acqua salmastra e nardo.

Muoiono d'amore i rami.

La notte d'anice e argento
risplende sui tetti.
Argento di rivi e specchi,
anice delle tue cosce bianche.

Muoiono d'amore i rami.

Federico Garcia Lorca, Canciones (1921-1924)