sabato 25 agosto 2012

marina di grosseto


La duna costiera (ecosistema tutelato ex legge regionale n. 52/2000)
è uno spazio che fatico a decifrare.
Il percorso nella pineta – per quanto accidentato – è già più amichevole
e così quello dalla spiaggia al mare – anche nelle ore più roventi.
Qui invece ti aggrediscono piante armate di rostri e di mazze spinate
trincee irrigidite lungo i profili obliqui del vento
persino quanto di umano persiste – rifiuti della più varia natura
letti di falò avanzi di pasto stronzi così perfettamente essiccati
da aver acquisito una solennità minerale –
tutto sembra ammonirti che questo posto rifiuterà di arrendersi
morirà piuttosto – e lascerà che la statale si congiunga
con il rosso della pelle umana levigata dal sale.
Sotto il getto iridescente ho colto un ramarro
si è fermato a guardarmi a lungo
senza alcuna paura – anzi con serietà direi
con la triste autorevolezza di un diritto violato.
Le traiettorie dei grilli impattano contro le mie gambe
e lo scarabeo riemerge da sotto la ciabatta proseguendo il proprio tragitto
parallelo a quello del gabbiano che non affretta
né rallenta l'inesorabilità dei suoi battiti d'ala.
Le libellule accendono fuochi verde-dorati
crepitano nella luce ferma e compatta di mezzogiorno.

2 commenti:

amanda ha detto...

mi piace questo racconto costiero, apre un nuovo periodo?

sergio pasquandrea ha detto...

diciamo che sono un po' alla ricerca di soluzioni nuove, dal punto di vista sia della forma sia del contenuto.
staremo a vedere.