martedì 26 agosto 2008

eliminare il jazz


"We’re doing everything we can to eliminate jazz from American culture".
Mike Luba, responsabile di "Live Nation", una delle più grandi agenzie di promozione e organizzazione musicale del mondo.

lunedì 25 agosto 2008

storia di isacco

(cliccare sull'immagine per ascoltare la canzone)

La porta si aprì lentamente
Mio padre entrò
Avevo nove anni
Lui si ergeva alto su di me
Con gli occhi azzurri che luccicavano.
La sua voce era fredda
Disse: “Ho avuto una visione
Lo sai sono forte e santo
Devo fare ciò che mi è stato detto”.
Si avviò su per la montagna
Io correvo e lui camminava
La sua ascia era d’oro.

Gli alberi si fecero più piccoli
Il lago uno specchietto da signora
Ci fermammo a bere del vino
Poi lui tirò la bottiglia:
Si ruppe un minuto dopo.
Mise la sua mano sulla mia
Mi sembrò di aver visto un’aquila
Ma forse era un avvoltoio
Non riesco mai a distinguerli.
Poi mio padre costruì un altare
Si guardò una sola volta dietro le spalle
Sapeva che non mi sarei nascosto.

Voi che adesso costruite questi altari
Per sacrificare questi bambini
Non dovete farlo mai più
Uno schema non è una visione
E non siete mai stati tentati
Da un demone o da un dio.
Voi che adesso state al di sopra di loro
Con le asce spuntate e insanguinate,
Prima non eravate lì
Quando io giacevo su una montagna
E la mano di mio padre tremava
Per la bellezza della parola.

E se adesso mi chiamate fratello
Scusatemi se vi domando:
Secondo il progetto di chi?
Quando tutto cadrà in polvere
Vi ucciderò se dovrò
Vi aiuterò se potrò
Quando tutto cadrà in polvere
Vi aiuterò se dovrò
Vi ucciderò se potrò.
Pietà delle vostre uniformi
Uomo di pace o uomo di guerra
Il pavone dispiega il suo ventaglio.

(Leonard Cohen)

martedì 19 agosto 2008

un agosto degli anni '80


Affondavi la mano nella sabbia
e la ritiravi piena di telline.
Spaccavi il guscio
tra i molari, le mangiavi ancora vive.
I pescatori si riconoscevano per le schiene spellate.
Lasciavi le carni in pasto alla luce
le dita arricciate dal sale.
Era l’ultima volta che sono stato nudo.
iiiiiiiiiii

insetti


- due cimici grasse, pasciute: due gore di sangue sul lenzuolo;
- uno scarafaggio rovesciato sul dorso, che articola lentamente le zampette nell’aria;
- una cavalletta verde, galleggiante nella vasca di una fontana; scambiata per un ramoscello, raccolta e poi rigettata via con ribrezzo;
- un’altra cavalletta, ridotta man mano a una polvere grigia sul davanzale di un balcone abbandonato;
- un’altra ancora, enorme, quasi fosforescente, posata, durante un concerto all’aperto, sul braccio di uno spettatore che la mostra divertito agli amici;
- una lucciola, esibita con crudele efficienza da un bambino appassionato di animali;
- le prime lucciole viste, al mare, da bambino: luci intermittenti che foravano il buio in punti imprevedibili;
- il formicaio dato alle fiamme con l’alcool;
- lo scarafaggio che attraversava la sala da concerto con l’aria indaffarata di un rappresentante di commercio;
- lo scorpione scovato sotto una scatola in garage, appiattito sul pavimento come la sagoma di uno zodiaco;
- i pidocchi setacciati con olio e pettine fitto;
- il muro della camera d'albergo in Egitto, maculato di zanzare schiacciate;
- il muro della casa abbandonata all’Isola Polvese, tappezzato di ragnatele da cui pendevano milioni di zanzare;
- il moscone spiaccicato, dal quale fuoriescono minuscole larvette biancastre e lucide;
- il grosso ragno nero trovato morto nel portasapone;
- le due tarantole sognate, una nera e lucida, l’altra color grigio cenere;
- l’esoscheletro vuoto dell’ape nella ragnatela;
- il guscio di cicala sul pino, moltiplicato tutto intorno per migliaia e migliaia;
- la formica mezza rossa mezza nera depositata per gioco in un formicaio estraneo;
- il nido di vespe abbandonato dietro la porta del garage;
- la falena uscita da un cassetto della cucina, con un ronzio minaccioso;
- le larve di mosca nel cioccolatino;
- le blatte di New York, piccole, piatte, marroncine;
- la vespa che continuava a insidiare la carne messa a scongelare in terrazzo;
- la farfalla incastrata nel radiatore, con un’ala spezzata;
- l’enorme farfalla notturna dalle ali vellutate, inchiodata al muro da una siringa di curaro;
- la cimice verde buttata giù dalla finestra;
- i pesciolini d’argento sui fornelli;
- i porcellini di Sant’Antonio appallottolati sulle scale;
- i millepiedi fra le tegole del terrazzo;
- le processionarie in pineta;
- la zecca sul muso di Laika.

un vecchio sogno


Due ragni hanno fatto il nido in bagno.
Uno ha costruito una lunga tela di forma tubolare, stesa nell'angolo in alto a sinistra. Ha il corpo nero, simile a una grossa boccia da bowling, tiene le zampe stese lungo la tela, tutte parallele in avanti, come lunghi tubi di metallo brunito. In questa posizione somiglia a un polpo. Tento di scacciarlo con il manico della scopa ma non reagisce, forse è morto.
Mi accorgo che l'altro ragno, che stava più in basso, è scomparso. Lo vedo posato sul mio avambraccio, sul punto di pungermi con gli aculei. Lo scuoto via, finisce a terra.
È una specie di tarantola dal corpo tozzo, color grigio polvere. È molto più grande del normale, riuscirei a stento a tenerlo nelle due mani raccolte a coppa.
Lo affronto con il manico della scopa, ma reagisce, mi insegue per casa. Quando mi avvicino, si mette in posizione di attacco e cerca di avventarsi. Alla fine sputa il veleno, che schizza in alto per tutta la lunghezza della scopa. Ho la mano umida di quel liquido freddo e trasparente.

lunedì 18 agosto 2008

ancora poesia



ESTATE
mk
Estate, disco bianco, bianca vampa,
liquefazione d'oro,
cembalo di silenzio sonoro
sulla terra stanca.
Respiro infiammato, bollore
di tetti, di giardini e d'orti,
stupore di campi smorti
abbandonati nell'immensità.
ii
(Ardengo Soffici)

domenica 17 agosto 2008

il mondo è bello perché è avariato


ANSA da Londa, Reuters da Tokyo. Believe them or not...

(ANSA) - LONDRA, 12 AGO - Un nano da giardino, rubato undici mesi fa da un'abitazione di Gloucester e' stato restituito giovedi' scorso ai proprietari. Accanto alla piccola statua di 25 centimetri e' stato ritrovato anche un album con 48 fotografie che lo ritraggono nei posti da lui visitati: 12 Paesi e 3 continenti. L'album fotografico, corredato di indice e didascalia, mostra le avventure vissute dal piccolo Murphy nei ghiacciai della Nuova Zelanda, nei mari della Tailandia.

TOKYO (Reuters) - La polizia giapponese ha arrestato un ventenne che ha aggredito e rapinato due persone che avevano fissato il suo costume da Winnie-the-Pooh. Lo riferisce la polizia.
Masayuki Ishikawa era all'angolo di una strada di Tokyo dopo mezzanotte, il mese scorso, e indossava il costume di Winnie-the-Pooh, in compagnia di due amici vestiti uno da topo e l'altro da pantera, quando se l'è presa perché lo fissavano.
"Non è comune vedere persone vestite così, quindi le vittime li stavano guardando. Allora (il ragazzo) ha detto 'Che avete da guardare?'", ha riferito un portavoce della polizia.
Ishikawa e i suoi amici hanno colpito le due vittime e hanno rubato loro 160 dollari, ha detto il portavoce, aggiungendo che i tre, a quanto pare, avrebbero indossato i costumi perché a corto di abiti puliti.

sabato 16 agosto 2008

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Qualche link a roba vecchia sparsa per il web. Sono articoli sul jazz apparsi sul blog "Nazione Indiana":

Considerazioni a margine di Umbria Jazz (prima parte) (1° ottobre 2007);

Considerazioni a margine di Umbria Jazz (seconda parte) (4 ottobre 2007);

La solitudine del recensore (25 ottobre 2007);

Jazz e xenoglossia (26 giugno 2008).

poesia

Questa per me oggi è importante. Il perché lo so io.

SENIOR

Ai vecchi
tutto è troppo.
Una lacrima nella fenditura
della roccia può vincere
la sete quando è così scarsa. Fine
e vigilia della fine chiedono
poco, parlano basso.
Ma noi, nel pieno dell'età,
nella fornace dei tempi, noi? Pensaci.

(Mario Luzi)

mercoledì 13 agosto 2008

Paz


Lo so, lo so. Adesso tutti dicono che conoscevano Pazienza, che Paz una volta gli ha rollato una canna, che con Paz ci hanno fatto un viaggio in macchina da Pienza a Montepulciano e che in quell’oretta gli si è rivelato il senso della vita. Ora che è il ventennale, poi…
E quindi chi legge questo pezzo penserà: ecco, un altro che viene a parlarci di Pazienza.
E allora diciamolo subito: io Andrea Pazienza non l’ho mai conosciuto, se non attraverso le sue opere. Però con lui sento di avere un legame particolare, del tutto privato.
Perché sono nato e cresciuto a San Severo, la cittadina in provincia di Foggia dove anche Andrea è cresciuto e dove tuttora vive parte della sua famiglia.
Solo che quando lui è morto, nel 1988, io avevo 13 anni e a San Severo praticamente nessuno lo conosceva. Un mio amico mi raccontò che la madre di Andrea, professoressa di educazione tecnica alle medie, una volta lo aveva invitato a fare una lezione in classe sul fumetto, ma nessuno aveva dato particolare importanza alla cosa. Oggi, certo, ha una piazza intitolata a lui, si organizzano mostre (l’ultima proprio in questi giorni a Vico, un paesino del Gargano dove lui andava spesso da ragazzo). Nel cimitero di San Severo c’è la sua tomba, un piccolo pezzo di prato con un cipresso e un masso di pietra garganica dove è incisa la sua firma. Accanto c’è la tomba del padre Enrico, morto qualche anno fa.
Io ho scoperto Andrea Pazienza nei primi anni ’90 – nel ’92 se non ricordo male – quando (alla buon’ora) il comune di San Severo si decise a organizzare una grande mostra su di lui, con tavole originali, filmati, fotografie e un bellissimo catalogo. Mostra postuma, ovviamente. Fu lì che per me e per un gruppo di compagni di classe cominciò una sorta di culto esoterico per Pazienza. Durante le ore di storia e filosofia divoravamo i suoi fumetti: cercavamo invano di trattenere le risate davanti a “Sturiellett”, ci guardavamo gli scorci di San Severo che facevano capolino nelle “Figure storiche” e in “Pacco”, i panorami del Gargano ne “Il partigiano” e in “Un’estate”, commentavamo i passi più criptici di “Penthotal” e di “Pompeo”.
Poi ho scoperto che lui da ragazzo aveva abitato per anni in un palazzone a due passi da casa mia, che molte persone che conosco hanno conosciuto Andrea, e che c’è persino una lontanissima parentela acquisita fra mia madre e suo padre.
Qualche anno fa, a San Menaio, conobbi anche i suoi genitori, nella casa al mare dove Andrea trascorreva le vacanze da ragazzo. Le pareti erano piene di suoi quadri, e Giuliana, la madre, ci parlò di lui, per ore, come se parlasse di un innamorato. Mia madre le disse che io ero un appassionato e lei mi guardò con un sorriso quasi di compassione e mi chiese: “Ma sì, ma che cos’hai capito tu di Andrea?”.
Il padre, Enrico, era ormai molto anziano, quasi sordo, un po’ svanito, ma con un’aria distinta, signorile, davvero d’altri tempi. Dalle sue parole si coglieva l’amore viscerale (e pienamente ricambiato) che lo legava al figlio, ma ho avuto anche l’impressione che non fosse mai riuscito ad apprezzarne pienamente l’arte. Anche lui era un pittore, un magnifico acquerellista (ho un paio di sue opere a casa) e ci raccontava di quando Andrea faceva l’Accademia di Belle Arti e riportava a casa gli album dei lavori in classe, con i suoi disegni che facevano sfigurare quelli dei professori.
Poi ci fece vedere un quadro, uno di quelli che Andrea faceva da giovane: un’enorme composizione a pennarello con un’esplosione surreale e coloratissima di figure umane e di decorazioni astratte. Al centro c’era uno spazio vuoto, riempito da un autoritratto a pastello. Ci spiegò che Andrea aveva fatto quel quadro molti anni prima, ma lui continuava a chiedergli che cosa mai significasse quel guazzabuglio di figure e colori. Alla fine, per farlo contento, Andrea gli disegnò al centro quell’autoritratto, eseguito con uno stile classicissimo. E solo allora Enrico fu finalmente contento.

martedì 12 agosto 2008

di che cosa (non) parlare:


di che cosa parlare:
musica (jazz);
letteratura;
cinema (?);
...

di che cosa non parlare:
sport;
calcio nella fattispecie;
politica;
vita privata.

venerdì 8 agosto 2008

pros and cons of keeping a blog


- non sono in grado di essere intelligente abbastanza spesso (con);
- tutti hanno un blog ormai (questa può andare tra i pros o tra i cons);
- necessità di limitare la lista dei possibili argomenti (con? pro?);
- obbligo di scrivere ogni giorno (pro);
- pubblicità universale a ogni parto del mio cervello (con);
(...to be continued)